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29/11/20

Volevo Nascondermi, di Giorgio Diritti. Un toccante biopic su genio e diversità


Categoria: CINEMA
Pubblicato Domenica, 08 Marzo 2020 18:13
  • Giovanna D'Arbitrio

Vincitore dell'Orso d'argento per il Miglior Attore, assegnato ad Elio Germano al Festival di Berlino 2020, Volevo Nascondermi, di GiorgioDiritti, è un biopic sulla vita di Antonio Ligabue, al secolo Antonio Costa (Elio Germano), grande pittore naif emiliano.

 

Nato a Zurigo nel 1899, Antonio ebbe un'infanzia difficile per problemi di salute causati da gozzo e rachitismo e più tardi da disturbi mentali che lo costrinsero a penosi ricoveri in manicomi. Figlio di emigranti,  dopo la morte della madre fu affidato a una coppia svizzera, ma per i suoi seri problemi psicofisici, venne poi mandato da suo padre, a Gualtieri, in Emilia Romagna. Visse per anni sulle rive del Po, soffrendo per freddo, fame e solitudine. Per placare le sue angosce creò dipinti in i cui prevalsero animali sia domestici che esotici e numerosi autoritratti, con pennellate corpose e colori accesi.

 

Per fortuna lo scultore Renato Marino Mazzacurati, colpito dalle sue notevoli capacità di pittore, lo convinse a dedicarsi all'arte, per scoprire la sua più profonda identità e salvarsi da disperazione e follia. Solitario, brutto, spesso schernito con soprannome di "El Tudesc", il suo personaggio ci fa riflettere sulla "diversità", che talvolta nasconde  talenti straordinari e grande sensibilità.

 

Per una strana coincidenza, da poco tempo è morto Flavio Bucci, altro grande interprete di Ligabue nello sceneggiato televisivo del 1977, diretto dal regista Salvatore Nocita. Bravissimo anche Elio Germano che ha dato corpo e soprattutto anima alla profonda sofferenza interiore del personaggio, dando prova di notevoli capacità interpretative, già evidenziate in tanti film, in particolare in quello di Mario Martone Il giovane Favoloso.

 

Il regista ha saputo cogliere il rapporto costante tra Ligabue e la natura, nonché il suo profondo bisogno di essere accettato da una società che non comprendeva la sua diversità: il desiderio di nascondersi per non essere deriso conviveva senz’altro in lui con il bisogno diessere amato.

 

Giorgio Diritti ha girato il film nella sua amata Emilia Romagna, provando la stessa emozione sentita sul set del suo film L'uomo che verrà poiché, come ha egli stesso ha fermato, ”… i due film sono parenti: raccontano di una dimensione popolare e sono entrambi una riflessione sulla vita e, si spera, uno spunto di positività, slancio e ricrescita per lo spettatore”. 

 

Ricordiamo che i ruoli di Ligabue, da bambino e poi ragazzo, sono interpretati da Oliver Ewy e da Leonardo Carrozzo. Gianni Fantoni è l'industriale Antonini, Dagny Gioulami è Elise, la madre adottiva, Pietro Traldi è R.M. Mazzacurati. Notevoli sceneggiatura (Giorgio Diritti, Tania Pedroni), musiche (Marco Biscarini, Daniele Furlati), scenografia(Ludovica Ferrario), e in particolare trucco (Aldo Signoretti, Lorenzo Tamburini). 

 

Subito dopo aver ricevuto l'Orso d’Argento, Elio Germano ha affermato: "Voglio dedicare questo premio a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato: è ancora con noi, poiché quello che facciamo in vita rimane. Lui diceva sempre 'Un giorno faranno un film su di me ed eccoci qui" 

 

Ecco un’intervista a Elio Germani e al regista (da Coming Soon)

 

 



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