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25/03/19

Nella trappola dell’accertamento giudiziario


Pubblicato Lunedì, 30 Luglio 2012 14:56

Quaderni Radicali 108, in uscita in questi giorni, dedica un ampio Primo piano all’ InGiustizia. il prefisso privativo esplicita la gravità delle patologie della “questione giustizia” in Italia. Patologie che aggrediscono più fronti: dalla vita insostenibile dei carcerati ai guasti irrimediabili sulle istituzioni. Lo stesso ordine della magistratura, sottoposto a devastanti lotte di e per il potere, ha assunto fisionomie irrintracciabili altrove nel mondo. Il sistema giustizia è arrivato a livelli di assoluta controproduttività con drammatici riflessi sul sistema Paese nel suo complesso, che pregiudicano investimenti e condizioni del vivere civile.

 


 

di Fabio Viglione

 

Il sistema giustizia nel nostro Paese ha sviluppato, negli anni, gravi patologie e merita di essere assistito da efficaci cure e da farmaci adeguati. Non è semplice stabilire le cause che hanno determinato profonde criticità nel servizio giustizia e credo che sia più semplice e forse più utile analizzare alcuni tra gli effetti più avvertiti che si producono quotidianamente, visti in uno sguardo d’insieme.

 

Forse non ho capacità di analisi profonde ma credo che in questo delicato settore se si tende all’astrazione nella disamina delle insoddisfazioni sistemiche si rischia di procedere per contrapposizioni ideologizzate e statiche che finiscono per perdere di vista i problemi del quotidiano.

 

Il quadro delle priorità su cui intervenire, a mio giudizio, deve guardare ad un obiettivo di efficienza globale che possa dare anche maggiore fiducia all’utenza del servizio. Ritengo non si possa prescindere dalla individuazione di una grave patologia, probabilmente più insidiosa, sulla quale intervenire, per evitare che ogni altro rimedio risulti inadeguato, ancorché assistito dalle migliori intenzioni. Ed allora, procedendo ad un livello speculativo di filigrana meno pregiata, ritengo cha tale patologia – in un’ottica sistemica tra le più penalizzante – debba individuarsi nei tempi dell’accertamento: nella durata del giudizio.

 

L’accertamento giudiziario è troppo lento. Con diverse modalità e tipologie di ricaduta sia nell’area dei giudizi penali che in quella del contenzioso civile. Proprio in tali ultimi contenziosi, inevitabilmente, si finisce per fare i conti con un sistema che non riesce a dare risposte compatibili con le esigenze dei contraddittori. Questi ultimi finiscono per dover convivere, spesso per lunghi anni, in una “bolla” di incertezza che si protrae ben oltre un ragionevole piano di attesa del verdetto.

 

Ed è così inevitabile il clima di sfiducia che non investe tanto l’eventuale erroneità di una decisione (insita nella fallibilità umana) quanto il tempo di attesa. Un tempo che, naturalmente, deve essere affrontato da attori e convenuti, singoli cittadini o imprese commerciali. Tutti costoro finiscono per entrare in un dedalo scandito molto di frequente da tempi lunghi che scoraggiano, ad esempio, chi dall’esito del giudizio ritiene di poter ottenere ossigeno indispensabile per proseguire un’attività. E così molto frequentemente, quando arrivano le sentenze è troppo tardi per la concreta ristorazione di un danno o per il solenne riconoscimento di un diritto. D’altronde, è come se le pretese di due bambini che si contendono un giocattolo venissero poi decise attribuendo il balocco ad uno dei bambini in età adulta. Ed allora, è evidente come una giustizia lenta sia una giustizia (comunque) ingiusta...

 

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