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25/08/19

Nagorno Karabakh, all’erta su un altro fronte “russo” mai chiuso


Pubblicato Lunedì, 15 Settembre 2014 00:07
  • Francesca Pisano

Con un pretesto, mantenere il controllo dell’area, per indurre le parti a tener conto di un peso che né la storia, né gli interessi economici in gioco possono mettere in discussione. Un’area calda a cui la Russia non ha mai voluto davvero rinunciare, questo è il significato del Caucaso meridionale, autonomo rispetto alla parte settentrionale che invece è ancora parte della Federazione russa, eppure sempre sotto minaccia, per i disordini interni che lo caratterizzano ancora oggi, e per l’importanza strategica che mantiene, dovuta alle sue risorse energetiche.

 

Ragioni che fanno gola all’Europa, che danno slancio alle iniziative dell’Azerbaijan, ma che tengono all’erta Mosca, per quel desiderio mai sopito di ricostruire il suo impero e ricomprendere gli Stati fuoriusciti l’Unione, ormai più di 20 anni fa.

 

Nuove tensioni infatti si sono manifestate proprio tra la fine di Luglio e i principi di Agosto. Minacciato dall’interno è il territorio del Nagorno Karabakh, per una geopolitica nebulosa che contrappone Armenia e Azerbaijan da moltissimo tempo, anche se l’apice è stato conseguito all’inizio degli anni novanta, in un conflitto che ha raggiunto livelli di violenza inaudita soprattutto per la popolazione civile.

 

In seguito ad esso, sette distretti originariamente abitati da azeri sono passati sotto il controllo degli Armeni, mentre il cessate il fuoco firmato nel 1994 è stato negli anni continuamente messo alla prova. Le sfere di influenza armene nell’area si portano dietro gli interessi di Mosca che tiene dalla sua parte Yerevan, condizionandola nella posizione di chiusura assunta nei confronti dell’Europa, tanto per quanto riguarda il dialogo politico che quello di carattere economico.

 

Dall’altro lato invece, l’Azerbaijan è riuscito col tempo a distaccarsi dalle influenze di Mosca e a consentire alle società occidentali di sfruttare le proprie risorse, ponendo di fatto un argine al protagonismo della russa Gazprom. Rappresenta quindi nel contesto internazionale un’alternativa per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas e petrolio.

 

Il nuovo pretesto per mantenere accesa l’attenzione sull’area è giunto a Mosca con l’intensificarsi degli scontri tra Azeri e Armeni, lungo le linee di confine fra i due Stati e in particolare in Nagorno Karabakh. Più recentemente, fra la fine di Luglio e i primi di Agosto, questi contrasti hanno portato alla morte di soldati per entrambe le parti.

 

A promuovere un ‘nuovo dialogo’ è stato proprio Vladimir Putin, convocando a Sochi ad Agosto il presidente armeno e quello azero e offrendo il supporto di propri “peacekeepers” per ammorbidire le tensioni fra le parti. Una posizione quella assunta da Mosca che l’Occidente non ha ostacolato, né ha saputo – a quanto pare - cogliere come un tentativo di ulteriore intromissione.

 

Ora con questo, ora con un altro episodio, il rischio che quanto successo per l’Ucraina e la Crimea si ripeta anche in altre aree dell’ex Urss non può che destare qualche preoccupazione in questa fase, specialmente se si focalizza l’attenzione su una regione così tanto calda per i differenti interessi internazionali in gioco e per la ricchezza delle risorse energetiche qual è il Caucaso.

 

Se Mosca continua a recuperare terreno, contemporaneamente e in direzione opposta sarà l’Europa a risentirne. Tutto ciò stride con l’autorizzazione alla realizzazione del gasdotto TAP, raggiunta in seguito alla recente firma, da parte del ministro italiano per l’Ambiente Goletti, del decreto di rilascio della Valutazione di impatto ambientale favorevole rispetto al territorio della Puglia che verrà attraversato. Grazie a un investimento di 40 miliardi, il gasdotto dovrà portare 10 miliardi di metri cubi (raddoppiabili) di gas azero verso l'Europa, attraverso la Grecia, l’Albania, il Mare Adriatico.

 

Punto d’arrivo sarà quindi il Salento, e più precisamente San Foca, nella marina di Melendugno. Nonostante il parere contrario espresso dal ministero per i beni culturali, l’opposizione degli ambientalisti e di autorità politiche pugliesi e non solo, avrà presto inizio al livello governativo la fase dell’Autorizzazione Unica, finalizzata all’apertura definitiva dei cantieri.

 

E’ questa una chance per diversificare le fonti di approvvigionamento del gas che porta con sé importanti implicazioni di carattere politico, oltre che economico. Avranno certamente ripercussioni sugli equilibri di uno scenario internazionale in cui, da parte russa e non solo, si proiettano strategie proprie di chi - con ogni probabilità - non se ne starà a guardare.

 

- Caucaso, quel confine strategico per l'Europa di Francesca Pisano

 

 



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