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16/05/22

Rugby e botte, auguri a Enrico Endrizzzi


Categoria: i nostri blog
Pubblicato Lunedì, 01 Ottobre 2012 19:17
  • Rugbycale

So perfettamente cosa si prova a spaccarsi letteralmente l'osso del collo, da due anni aspetto di rientrare in campo a divertirmi con i miei compagni di squadra: per questo motivo l'incidente di gioco capitato al mediano di mischia del Mogliano Enrico Endrizzi mi ha colpito come un pugno in faccia, o un tallonatore sul naso.

 

Durante l'incontro del campionato d'Eccellenza tra L'Aquila Rugby e Marchiol Mogliano di ieri nel capoluogo abruzzese il mediano di mischia è stato protagonista di un brutto infortunio: entrato all'11esimo del secondo tempo per sostituire il numero 9 Lucchese, che lamentava dolori alla cresta iliaca, dopo appena un quarto d'ora di gioco è rimasto a terra a seguito un'entrata laterale in mischia.

 

Si è immediatamente capito che si trattava di qualcosa di serio, Enrico è rimasto a terra a lungo generando ansia tra i compagni (anche gli avversari sono compagni), lo staff ed il pubblico; trasportato in ambulanza all'ospedale de L'Aquila, per evitargli un lungo viaggio di ritorno, le radiografie sono state dure come la mischia chiusa argentina: frattura della seconda vertebra del collo.

 

Fortunatamente l'infortunio, grave, non ha interessato il midollo spinale e Enrico già ieri era in grado di muovere il collo e, stamattina, di fare qualche passo con le stampelle: i tempi di recupero non si conoscono, ma è evidente che saranno lunghi.

 

Immediatamente si è scatenata su Twitter una gara di solidarietà per il rugbysta: i nazionali Andrea Lo Cicero e Mirco Bergamasco dalla Francia hanno twittato il loro sostegno ad Enrico che, forte e duro come un vero rugbysta, dovrà ora stringere i denti per parecchio tempo prima di rimettersi i tacchetti e tornare a guidare il pack del Mogliano.

 

È sempre sgradevole, orribile, infortunarsi: è pesante saltare anche solo un allenamento, figurarsi chiudere una stagione il 30 settembre, quando è appena iniziata; ma fa parte della vita del rugbysta, che quando comincia a tenere in mano la palla ovale deve mettere in conto che prima o poi qualcosa succederà.

 

È il bello di questo sport, che porta la resistenza fisica e lo stoicismo ai massimi livelli e la cui onorabilità si lega al detto latino "vincit qui patitur"nella sportività più assoluta: Enrico è un rugbysta e non c'è dubbio che ce la farà; e anche io non vedo l'ora svegliarmi un lunedì mattina pieno di lividi chiedendomi il numero di targa del Tir che mi ha investito.



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