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20/08/19

M5S vs Lega, lo scontro sui binari Tav


Pubblicato Venerdì, 27 Luglio 2018 17:04

Il M5S ha bisogno più che mai di riempire con un po' di minestrina la pancia degli italiani che l'hanno votato. Piccoli bocconi, intendiamoci, utili a saziare i primi appetiti tra rabbia e rancore, ma ben poca cosa se poi non si dovessero cucinare nel medio-lungo periodo i piatti prelibati promessi in campagna elettorale.

 

In queste ore – dopo quello sui vitalizi - abbiamo così potuto ammirare il nuovo spot elettorale sull' "Air Force Renzi", servito ad annunciare il mirabolante atto del governo del “cambiamento” con cui si è eliminato uno spreco di denari: qualche decina di milioni di euro, che grazie a Toninelli e Di Maio gli italiani risparmieranno ogni anno. Niente però in confronto ai miliardi di euro che costerebbe alla collettività lo stop ai progetti Tap e Tav.

 

Terrorizzati dal calo nei sondaggi, il grillini nelle ultimi ventiquattro ore sono stati costretti a fare l'ennesima inversione a U almeno sul fronte Val di Susa. Ma l'idea di bloccare tutto non piace per nulla a Matteo Salvini che, dal canto suo, non può vivacchiare in eterno con i soli migranti o gli sgomberi dei campi rom. Già alle prese col malcontento del suo elettorato del Nord per il "decreto dignità", il ministro degli Interni non vuole vedere vanificato lo sforzo di una permanente propaganda inseguendo le bizzarrie economiche degli alleati di governo.

 

Sui binari dell'alta velocità Torino-Lione si consuma così il primo vero e concreto scontro alla luce del sole fra 5 Stelle e Lega, nel mentre si formalizza la spartizione delle poltrone Rai da fare invidia alla prima repubblica. Si tratta probabilmente del preludio ad altre probabili frizioni autunnali, quando si metterà mano alla legge di bilancio.

 

I più ottimisti pronosticano per questo una vita breve del governo, mentre i pessimisti come Angelo Panebianco mettono in guardia dalle illusioni. L'editorialista del Corriere della Sera questa mattina ha spiegato in un articolo i motivi e le ragioni per cui “spesso, sono i governi che bene amministrano quelli che hanno vita breve e vengono cacciati a furor di popolo. I governi che male amministrano, invece, hanno sovente vita lunga e felice. Perché? Perché mentre i primi si occupano del benessere collettivo e così facendo danneggiano e fanno inferocire potenti gruppi organizzati, i secondi sanno costruirsi, a scapito del benessere collettivo, un insieme di clientele (alcune più ristrette e potenti, altre più povere di risorse ma più ampie numericamente) le quali, per non rinunciare ai benefici che il governo elargisce loro, lo sosterranno in tutti i modi... Il buon governo può contare (e nemmeno sempre) su un consenso diffuso ma disorganizzato. Il mal governo si regge, di solito, su un consenso più ristretto ma organizzato.”...

 

Non è il caso per ora dell'attuale esecutivo Conte. Siamo infatti ancora in luna di miele e, date per buone le rilevazioni statistiche, i due partiti di maggioranza si dividono quasi equamente il 60 per cento dei consensi nel Paese. Nei prossimi mesi questi numeri dovranno essere tenuti sotto osservazione. Il loro andamento potrebbe indurre in tentazione. Si è parlato a più riprese nel dibattito politico della possibilità che Salvini possa provare a passare all'incasso, qualora i sondaggi dovessero confermare la sua crescente popolarità. Viceversa un'eventuale perdita di consensi che colpisse le due compagini potrebbe risultare un formidabile elisir di lunga vita.

 

In entrambe le ipotesi, perdurando anche l'assenza totale di un'opposizione credibile, c'è poco da stare allegri. (red.)

 

 



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