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30/03/26

Iran: Paesi del Golfo vogliono la fine della leadership degli ayatollah. Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa


Categoria: ESTERI
Pubblicato Domenica, 29 Marzo 2026 23:17

La vicenda iraniana dopo l’attacco americano e israeliano si manifesta sempre più conseguenze di portata globale… In Medio Oriente ci sono al momento 50.000 soldati americani, 10.000 più del solito. Lo riporta il New York Times, ricordando come in situazione normali sono circa 40.000 le truppe americane nell'area sparse in vari Paesi, dall'Arabia Saudita al Bahrain passando per l'Iraq, la Siria, la Giordania, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait (Ansa)

 

“… I preparativi per un'operazione di terra in Iran sono quasi completi: un funzionario statunitense ha dichiarato a i24NEWS che entro la prossima settimana ci saranno forze sufficienti per consentire l'operazione principale”.

 

Sono anche altri eventi che si sviluppano, nel mentre il Pakistan afferma che sarebbe onorato di ospitare e facilitare nei prossimi giorni colloqui significativi tra le due parti per una soluzione globale e duratura del conflitto in corso.  “Una serie di esplosioni, tra cui una molto potente, sono state udite oggi nel nord della capitale iraniana, Teheran, secondo un giornalista dell'Afp, mentre la guerra scatenata dai raid aerei israelo-americani entra nel suo secondo mese. Del fumo si leva da una delle zone colpite, rendendo impossibile determinare immediatamente il bersaglio. I media iraniani riferiscono che alcune zone di Teheran stanno subendo interruzioni di corrente. "A seguito degli attacchi a Teheran, alcune zone della città stanno attualmente subendo interruzioni di corrente", riferisce l'agenzia di stampa Fars ripresa dall’Ansa.

 

Il blackout internet a livello nazionale in Iran ha raggiunto il 30° giorno consecutivo - riporta ancora l’agenzia ANSA -, lasciando milioni di persone isolate da informazioni e comunicazioni dall'inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele. "Il blackout internet in Iran è entrato nel 30° giorno, mentre la misura di censura a livello nazionale continua per la quinta settimana, dopo 696 ore", ha dichiarato oggi il gruppo di monitoraggio internet NetBlocks a X. Mentre la rete intranet nazionale rimane operativa, supportando app di messaggistica locali, piattaforme bancarie e altri servizi, l'accesso a internet a livello globale è stato severamente limitato. Molti iraniani non hanno avuto altra scelta che affidarsi a piattaforme controllate dallo Stato e ad alternative costose per rimanere in contatto con i propri cari…”.

 

“Per l'Iran, sono possibili tre scenari - scrive il prof. Francesco Sisci -. Il Paese è diviso in fazioni: religiosi liberali e conservatori, oltre a fratture etniche tra persiani, curdi, baluchi, azeri e altri. Potrebbe frammentarsi ed esplodere, come accadde all'Iraq dopo la seconda guerra del Golfo nel 2003.

 

Un altro scenario possibile è che il regime, nonostante la sconfitta, resista. Questo accadde anche con l'Iraq di Saddam Hussein dopo la prima guerra del Golfo nel 1992.

 

Il terzo scenario, il più auspicato, prevede l'emergere di un leader più razionale, che apra il regime clericale e riallinei il Paese in base alle nuove esigenze.

 

Certamente, ciò rappresenta anche un ulteriore colpo al consenso globale che ha sostenuto le relazioni internazionali dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questo consenso era più importante della struttura delle Nazioni Unite; era la malta che teneva unite le fondamenta.

 

Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran non solo per i suoi piani di riarmo nucleare. Credevano che l'idra dell'estremismo islamico armato e terroristico, che si diffondeva dal Medio Oriente all'Europa e all'America, dovesse essere colpita al suo nucleo: l'Iran. Il piano è stato perseguito senza dibattito pubblico, forse quasi inconsciamente. Dopotutto, un piano del genere – smantellare un regime di media potenza come quello iraniano – difficilmente poteva essere discusso pubblicamente…”.

 

Gli Usa dunque più vicini a inviare truppe di terra, Teheran minaccia (non è chiaro con quale attendibilità): 'Daremo loro fuoco’.È sempre lo stretto di Hormuz al centro delle drammatiche fasi del conflitto. “Secondo il Washington Post, il Pentagono starebbe pianificando un blitz in Iran con truppe speciali per offrire opzioni tattiche al presidente Donald Trump”. 

 

Ma gli attacchi israelo-americano in un porto vicino allo Stretto di Hormuz definiscono sempre più che l’evoluzione della guerra prende forma, con un aspetto politico - forse poco rilevato dalla stampa italiana: i paesi arabi come Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, lo stesso Qatar e indirettamente anche altri, spingono perché la vicenda l’Iran sia conclusa, che gli ayatollah vengano sconfitti, anche per un motivo di carattere religioso, considerando che i Sunniti sono la maggioranza nel mondo arabo e non accettano più che un paese sciita come l’Iran - paese che sostiene tutti i terrorismi, da Hamas a Hezbollah, da Houti dello Yemen e altro ancora - divenga una entità nucleare che sarebbe una minaccia per tutto i mondo arabo e Medio Orientale.

 

Dunque è proprio lo stretto di Hormuz, per i problemi riferiti al petrolio, ai commerci internazionali, alle merci e alle materie prime, che rappresenta nel suo controllo lo sbocco di una guerra o di una pace a cui si potrà giungere con tutte le drammatiche conseguenze che si possono immaginare…

 

Francesco Sisci, sinologo, analista politico, giornalista, scrittore discute nel video che segue dello scenario iraniano e dei suoi sviluppi con Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale.

 


- Iran: Paesi del Golfo vogliono la fine della leadership ayatollah. Conversazione F. Sisci - G. Rippa 

(Agenzia Radicale Video)

 

 



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