26/03/19 ore

ESTERI

Per una Rinascita europea. La lettera di Macron

Quella che segue è la lettera del Presidente Macron agli europei (4 marzo 2019) scritta dal capo di una Repubblica presidenziale (o meglio semi-presidenziale) come quella francese, ma non avrebbe ai potuto essere scritta dal Presidente di una Repubblica parlamentare come quella Italiana. La costituzione francese della Quinta Repubblica conferisce al Presidente ampi poteri esecutivi, anche se non la piena direzione dell’esecutivo come quella americana, mentre nella costituzione del nostro paese il Presidente della Repubblica è un’autorità soprattutto di garanzia... [S.P.]

L’Europa e l’antisemitismo

Il caso del filosofo Alain Finkielkraut è rimbalzato alla cronaca più in riferimento alla vicenda dei gilet gialli che per le offese che l’intellettuale aveva ricevuto dai manifestanti con i giubbotti gialli e sulle quali la procura di Parigi aveva annunciato di aver aperto un'inchiesta sulle offese antisemite sotto il titolo di “offesa pubblica per origine, etnia, nazione, razza o religione”… 

 

- L’Europa e l’antisemitismo. Intervista al prof. Andrea Lattes (Agenzia Radicale Video)

Membro dell'opposizione Venezuelana: La dittatura di Maduro è gestita dall'Intelligence Cubana

Riportiamo qui seguito la traduzione in italiano delle parti più rilevanti di un'intervista a un membro attivo del movimento di opposizione venezuelano, Soldados de Franela, mandata in onda dall'edizione in spagnolo del canale israeliano I24. Si ricorda che lo scorso Agosto 2018, i Soldados de Franela hanno rivendicato l'attentato fallito contro il dittattore venezuelano Nicolas Maduro. Per ragioni di sicurezza, l'attivista venezuelano si presenta sotto lo pseudonimo di Capi. Nell'intervista, Capi spiega come l'intelligence cubana stia guidando la dittatura di Maduro e racconta di come il Venezuela sia diventato la culla del terrorismo internazionale. di Anna Mahjar-Barducci

Baviera: perché i verdi

Credo di dovermi scusare con i lettori di “A.R.” se per  la terza volta torno a parlare delle elezioni in Baviera, che in fondo è solo una regione della Germania, quando nel nostro paese abbiamo problemi grossi con un governo che vorrebbe tanto essere spendereccio (una tentazione che sicuramente alberga in ogni governante, almeno nel fondo dell’anima…), ma poi non è affatto sicuro che ci riesca o almeno in tanti lo sperano, per evitare grossi guai. di Silvio Pergameno

 

- Monaco … Chemnitz … elezioni in Baviera

Monaco…. Chemnitz… elezioni in Baviera

Le elezioni di ieri 14 ottobre hanno confermato le previsioni, sia pur con qualche precisazione nei numeri. La CSU (data al 30/ 33% ha ottenuto il 37, 3), i Verdi hanno sfiorato il 18 (17,8 per la precisione) i Liberali hanno superato la soglia di sbarramento (proprio con il minimo indispensabile: 5,1%), i Liberi elettori (frazione dissidente delle CSU, sembra più che altro a causa di liti interne) sono arrivati all’11,7 mentre la famosa AfD (data tra l’11 e il 12 per cento) si è fermata al 10,7. di Silvio Pergameno

Baviera alle urne

Domenica prossima hanno luogo le elezioni nel Land della Baviera, il secondo Land della Germania per popolazione (annovera quasi 13 milioni cittadini) e presenta oggi dati interessanti sotto il profilo degli schieramenti delle forze politiche in campo, offrendo spunto a considerazioni che vanno al di là della regione interessata e sotto qualche profilo forse anche oltre le Alpi e il Reno. di Silvio Pergameno

Orban, sarà un lavoro per Conte...

Sulle prime la decisione si presta all'enfasi giornalistica delle migliori occasioni: il Parlamento europeo vota contro l'Ungheria di Orban per le violazioni alle regole democratiche e lo stato di diritto. Salvo poi scoprire un attimo dopo che il sì alla mozione per l'avvio delle procedure per l'applicazione dell'articolo 7 del trattato di Lisbona rimarrà con molte probabilità solo agli atti, senza portare a reali sanzioni, la più grave delle quali è la negazione del diritto di voto.

Un piano Marshall per l'Africa? Non ci sono le condizioni

Leader italiani ed europei cominciano a dire che serve un Piano Marshall per l'Africa, per frenare l'emergenza migranti. Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha sostenuto a più riprese la necessità di un grande Piano Marshall per l’Africa, per evitare che l’Europa venga "invasa dai sei miliardi di persone che vivono nella miseria" (Ilgiornale.it, 14-12-2017). Intervenendo a Bruxelles agli European Development Days, inoltre, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha detto: "Serve un nuovo piano Marshall. Non è solo nell'interesse dell'Africa, è anche nel nostro interesse" (Ansa.it, 5 Giugno, 2018). di Anna Mahjar-Barducci

Macron, Macron

“Italia cinica coi migranti”, commenta il Presidente francese a proposito della vicenda della nave Aquarius, ma – a nostro modesto avviso – non sembra che l’Italia, o meglio gli italiani, meritino la reprimenda. (S.P.)

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza

La vicenda drammatica della Siria ha occupato la scena mediorientale. Gli attacchi franco-anglo-americani alle basi di produzione di gas tossici che Assad usa contro i civili, le reazioni russe, iraniane, le ambiguità turche hanno di fatto allontanato l’attenzione da altri fronti turbolenti di quell’area. Nei giorni scorsi ne hanno discusso Anna Mahjiar-Barducci e Geppi Rippa provando a rileggere gli avvenimenti fuori da un processo informativo quasi sempre deformante e capace di non far comprendere le ragioni degli scontri e le responsabilità dei protagonisti.

 

Dispotismo senza strategia di Hamas, uso della forza di Israele: il destino dei palestinesi di Gaza (Agenzia Radicale Interviste)

Gerusalemme, quella voglia di intifada che non c'è

L'idea che ci veniva trasmessa dai media, all'indomani dell'annuncio di Trump sul trasferimento dell'ambasciata americana in Israele (idea lanciata dal presidente Clinton più di venti anni fa),, era più o meno di una città messa a ferro e fuoco dalla protesta della popolazione araba residente in Israele. Ma vissuta dall'interno, la situazione della città Santa per le tre religioni monoteiste appare tuttora se non tranquilla, sicuramente non in guerra civile. La stessa tv Al Jazeera nei collegamenti in diretta ha dovuto integrare la corrispondenza con immagini di protesta in altre città arabe, perché alle spalle degli inviati non accadeva ciò che si voleva forse rappresentare in termini di manifestazioni anti-americane. Si può ben dire che nei fatti la gente non ha voglia di una terza intifada. Anzi, molti palestinesi preferiscono lo status attuale, che in Israele garantisce anche un'assicurazione sanitaria, piuttosto che finire sotto un governo di Hamas che considerano corrotto. Ne parla Anna Mahjar Barducci da Gerusalemme, conversando con Geppi Rippa.