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21/07/17 ore

EDITORIALI E COMMENTI

Stefano Rodotà e il mondo radicale

Agenzia Radicale e Quaderni Radicali vogliono dedicare qualche pagina a Stefano Rodotà non per assolvere a un dovere di cronaca che ovviamente non rientra nei compiti e nei doveri di strumenti militanti come questi nostri, ma perché l’illustre giurista aveva scritto sul “Mondo” e aveva aderito in gioventù al Partito radicale al tempo dei fondatori, uscendone al momento della crisi del 1962, quando i fondatori persero la fiducia nel movimento politico cui avevano dato vita e l’eredità della “sinistra liberale” - fuoriuscita dal Partito liberale nel 1955 e che del nuovo partito era stata il nucleo centrale – fu raccolta dai giovani che con Marco Pannella avevano animato la “sinistra radicale”. di Silvio Pergameno

Per una “rivincita democratica”

“Se […] i cosiddetti “democratici” […] non riaffrontano in chiave critica le loro contraddizioni interne e sciolgono i nodi di quella “questione liberale” […] la crisi difficilmente troverà una soluzione diversa dalla fine di questa democrazia e dalla probabilità di un’involuzione politica di dimensioni spaventose.”; così chiudevo il contributo al numero 109 di Quaderni Radicali intitolato “Un domani al Partito Democratico”. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, al di là di qualsiasi accelerazione più o meno improbabile della fine della legislatura, troviamo un quadro politico i cui attori sono tutti profondamente cambiati, compreso, nello specifico, il PD. di Roberto Granese

PD: molta forma, poca sostanza

Quindi in un paese dove la sostanza prevale sovente sulla forma, per il PD si è fatta un’eccezione invertendo l’ordine dei fattori... di Alberto Nigra

PD, un fallimento e la sua storia

“Anziché deprecare il populismo cercando di delegittimare i nostri competitori politici, dovremmo cercare di metterci in sintonia con il popolo”. Lo ha detto recentemente Massimo D’Alema. A fare una attenta esegesi filologica dell’espressione ne verrebbero fuori delle belle. di Angiolo Bandinelli

La questione democratica

Uno dei più laceranti dilemmi contemporanei, suscitato dalle interrogazioni del pluralismo, è “democrazia reale o democrazia possibile?” Dubbio intrinsecamente morale, interno a quell'area compresa tra etica e politica che fu esplorata qualche anno fa da Salvatore Veca proprio con l'intento di dimostrare che il perseguimento di un pluralismo possibile non esclude affatto, anzi certamente include, una versione morale del mondo politico. di Andrea Manzi

I giri a vuoto del renzismo

Perché un progetto politico come quello del Partito Democratico, sulla carta collettore delle energie volte a modernizzare l’Italia e denso di prospettive innovative, ha finito per dilaniarsi al suo interno e attardarsi in sterili diatribe, che appaiono sempre più lontane dalla comprensione dei problemi della società italiana, oggi preda dello scontento? Per provare a spiegarne le ragioni...di Luigi O. Rintallo