16/07/24 ore

EDITORIALI E COMMENTI

Quirinale: nessuno schieramento ha la maggioranza per eleggere il Presidente. Agenda storico-politica (5)

Dal 1992 in poi, con l’avvio della cosiddetta seconda Repubblica dopo Tangentopoli, il Quirinale acquista una rilevanza prima sconosciuta nell’indirizzare in un senso o in un altro le decisioni politiche. L’indebolimento dei partiti, la loro trasformazione in comitati elettorali attorno a leader fortemente influenzati dalle dinamiche del consenso e dei media, aggiunti alla manifesta subalternità rispetto ai soggetti finanziari e tecnocratici, sono fattori che facilitano il subentro da protagonista del Presidente della Repubblica… di Luigi O. Rintallo

 

 

 Quirinale: partiti allo sbando senza soluzioni. Agenda storico-politica (4) di L.O.R.

Giustizia: il Governo non si oppone ai referendum. L’informazione occulta e depista

Per avere un chiaro esempio di come l’informazione operi (e opererà nei prossimi mesi) per occultare e condizionare le notizie sui referendum sulla giustizia, basta osservare la titolazione al riguardo sulla conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio. Fra le poche testate che hanno riferito della risposta data da Mario Draghi circa la possibilità che il governo potesse opporsi alla loro ammissibilità davanti alla Consulta che si pronuncerà a febbraio 2022, nessuna ha citato i referendum sulla giustizia ma solo quelli sull’eutanasia e la Cannabis («Il Fatto quotidiano»: “Referendum eutanasia e cannabis, Draghi: “Governo non ha alcuna intenzione di costituirsi contro l’ammissibilità”; e lo stesso fa «il manifesto», che cita i quesiti sulla giustizia solo nel corpo dell’articolo). di Luigi O. Rintallo

Quirinale: partiti allo sbando senza soluzioni. Agenda storico-politica (4)

Dopo le elezioni regionali, tenutesi fra il 2018 e il 2020, il centrodestra ha ottenuto la maggioranza in ben dieci regioni prima amministrate dal PD e dai suoAi alleati (Molise, Friuli, Val d’Aosta, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte, Umbria, Calabria e Marche). Questo fa sì che la maggioranza dei delegati regionali elettori del Capo dello Stato è ora detenuta da FI, Lega e Fratelli d’Italia (33 su 58). Aggiunti ai parlamentari, essi impediscono stavolta al PD di scegliere da solo quale candidato imporre per il Colle, com’è invece avvenuto nelle precedenti votazioni presidenziali. di Luigi O. Rintallo

L’angoscia dei partiti per Draghi al Quirinale. Agenda storico-politica (3)

Nelle ultime settimane, in vista del voto per la Presidenza della Repubblica, si è registrata una generale convergenza tra i soggetti politici per mantenere Mario Draghi a Palazzo Chigi ed evitare un suo trasloco al Quirinale. Inizialmente si era pronunciato in tal senso soltanto il PD, ma in seguito anche il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, con il silenzio (assenso?) della Lega, ha esplicitato l’opportunità di non interrompere l’esperienza governativa dell’ex presidente della BCE. Anche gli imprevisti avvicinamenti tra la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e il segretario del PD, Enrico Letta, circa l’eventualità di anticipare il voto politico hanno più le sembianze di cortine fumogene che non quelle di un convinto sostegno alla candidatura di Draghi, che da parte loro i 5Stelle temono proprio perché potrebbe comportare il ritorno alle urne… di Luigi O. Rintallo

 

Verso l’elezione del Presidente della Repubblica. Agenda storico-politica (1) di L.O.R.

- Il caso Leone: quando il presidente è un ostacolo per il partito del Quirinale. Agenda storico-politica (2) di L.O.R.

Referendum Giustizia: una questione soprattutto politica

Nella generale coltre di silenzio calata dai media di principale impatto sui sei referendum per la “Giustizia Giusta”, sono ben pochi coloro che si sono accorti del loro accoglimento da parte della Corte di Cassazione. Quest’ultima ha potuto risparmiarsi le lunghe procedure di verifica sulle centinaia di migliaia di firme sottoscritte dai cittadini durante l’estate, dopo che nove consigli regionali (Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto) hanno votato i quesiti presentati dal Comitato referendario e così ora si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale, dal quale dipende il giudizio sull’ammissibilità dei referendum e il loro conseguente svolgimento… di Luigi O. Rintallo

Perché i referendum sulla Giustizia sono la linea di demarcazione tra restaurazione consociativa e Stato di diritto

1. La crisi politico-istituzionale italiana ha radici antiche. È parte della crisi dell’Europa e dell’Occidente, che si consuma nell’assenza da decenni di un nuovo ordine mondiale, ma ha una sua specificità che merita di essere interpretata in modo più diretto e preciso. La radice antica di questo stato di cose - lo abbiamo scritto a più riprese su Quaderni Radicali e Agenzia Radicale -  è riportabile a quello che può essere descritto come il ruolo che il Paese ha avuto nel dopoguerra nella logica di quello che fu chiamato il “bipolarismo coatto”. La spartizione del mondo tra le due potenze di allora, gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica, portò il Bel Paese ad esser frontiera tra i due blocchi e terreno di scambio da cui maturarono il processo politico istituzionale e il ruolo dei partiti (degenerato poi in quella partitocrazia occupatrice delle istituzioni) che stabilizzò il carattere consociativo della nostra realtà. di Giuseppe Rippa