Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

16/07/24 ore

EDITORIALI E COMMENTI

Il caso Leone: quando il presidente è un ostacolo per il partito del Quirinale. Agenda storico-politica (2)

Molte volte i mandati presidenziali hanno coinciso con crocevia importanti dal punto di vista storico-politico dell’Italia repubblicana. Quasi sempre questi punti di passaggio hanno visto manifestarsi da un lato la consapevolezza della necessità di un mutamento significativo e, dall’altro lato, una pervicace volontà restaurativa con l’obiettivo di non pregiudicare un assetto consolidato di gestioni e relazioni, che in qualche modo finisce per identificarsi con quello che potremmo anche definire, come ripete spesso Giuseppe Rippa, il “partito del Quirinale”. Da intendersi, tuttavia, non tanto come gruppo di forze o persone, quanto di una convergente disposizione di volta in volta calata in apparati e settori che esercitano un indubbio potere condizionatorio. di Luigi O. Rintallo

 

- Verso l’elezione del Presidente della Repubblica. Agenda storico-politica (1)

Verso l’elezione del Presidente della Repubblica. Agenda storico-politica (1)

L’ultima elezione del Capo dello Stato nella cosiddetta prima Repubblica fu quella di Scalfaro. Nel 1992, mentre si era in piena Tangentopoli e sotto lo choc degli attentati mafiosi, fu Marco Pannella  a puntare sull’esponente democristiano presentato come una sorta di Pertini cattolico. In seguito il leader radicale dovette ricredersi, tanto da giungere a promuovere una raccolta di firme per sfiduciarlo dopo le forzature impresse alla dialettica politica dal colle più alto di Roma… di Luigi O. Rintallo

La fine dei partiti e la mancanza di prospettive democratiche

Con il governo Draghi registriamo oggi la marginalizzazione delle forze politiche. Si potrebbe dire che l’emergenza Covid è servita per far emergere in tutta la sua dimensione la crisi di sistema della politica italiana, dove i partiti sono ben lontani dall’esercitare quella funzione di indirizzo che attribuisce loro il dettato costituzionale. Nella sua qualità di esponente di primo piano dell’establishment economico-finanziario che, di fatto, ha soppiantato da tempo la politica, Mario Draghi opera in una condizione ben diversa dai precedenti “tecnici” trovatisi in passato a guidare il governo italiano. Più che a un civil servant ci troviamo di fronte a un commissario non vogliamo dire liquidatorio, ma di certo dotato di un’investitura che trascende gli equilibri interni. di Luigi O. Rintallo

Nucleare, Cingolani: l'uomo che ignorava il grillismo

In questi giorni è tornata centrale la questione nucleare, grazie ad alcune dichiarazioni del ministro Roberto Cingolani che, opportunamente interpretate e travisate, hanno alimentato il consueto dibattito all'italiana sul nulla. Vale a dire sull'ipotesi che in Italia si torni a produrre energia nucleare, così e semplicemente. di Antonio Marulo

Quirinale: quale identikit per il prossimo Presidente?

I Presidenti della Repubblica italiana che si sono succeduti dal 1948 in poi hanno avuto una caratteristica comune: per lo più erano politici a tutti gli effetti, senza che figurassero tra i personaggi principali. È noto infatti come, tutte le volte che hanno provato a candidarsi, i cosiddetti “cavalli di razza” abbiano sempre mancato l’obiettivo: da Fanfani ad Andreotti, da Moro a Nenni. di Luigi O. Rintallo

Tra sei mesi il nuovo Capo dello Stato: si riuscirà ad eleggere una personalità che ha vasto consenso?

Nel saggio Controcorrente (Piemme; 2021), Matteo Renzi difende la politica da lui adottata in questi mesi e per lo più rivendica le qualità della sua azione di governo passata. Ma riconosce pure di avere sbagliato in due importanti occasioni, quando ha scelto i nomi dei vice-presidenti del CSM: prima Legnini e poi Ermini, entrambi dal senatore considerati col senno di poi inadatti all’incarico. I due hanno svolto le veci del Capo dello Stato dentro l’organo di autogoverno della magistratura e ciò lascia intuire che la delusione di Renzi forse possa estendersi anche a chi, dal Colle più alto, ha soprasseduto dal pronunciarsi nonostante i gravissimi scandali che hanno investito molti protagonisti degli uffici giudiziari italiani, a cominciare dai consiglieri togati di Palazzo dei Marescialli. di Luigi O. Rintallo