La vicenda iraniana con l’uccisione di dell'Ayatollah Ali Khamenei, morto nell'attacco di Usa e Israele all’Iran, delinea uno sviluppo ancora difficile da prevedere. Gli effetti su tutta l’area saranno indubbiamente enormi. “ … Fino a quando non sarà scelto un nuovo leader supremo - scrive l’agenza AGI -, a guidare l'Iran sarà il Consiglio ad interim con il presidente Massoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholamhossein Ejei e un giurista dei Pasdaran guideranno il Paese nel periodo di transizione dopo la morte di Ali Khamenei. Lo ha riferito un portavoce del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, a quanto riportano i media iraniani”.
Si tratta di sviluppi ancora imprevedibili e tutti da indagare mentre sono ancora in corso raid americani e israeliani in Iran e attacchi a Tel Aviv, Gerusalemme, basi americane in Medio Oriente e in sei paesi Arabi con l’obiettivo - scrive Micol Flammini su Il Foglio - “ … della vendetta e perché sperano di fare in modo che emiratini, sauditi e altri facciano pressione su Trump affinché si fermi..., ma il risultato è stato una coalizione che fino ad ieri non esisteva, una nuova piattaforma che può rafforzare gli Accordi di Abramo…”. Quello che forse si può tentare di prefigurare è che vi saranno effetti negativi per la Russia di Putin, alleato del governo degli ayatollah, nella sua guerra di aggressione contro l’Ucraina…
“… L’effetto globale è che il radicalismo islamico incoraggiato in tutto il mondo, tra sciiti e sunniti, dalla rivoluzione iraniana del 1979 - scrive l’analista politico Francesco Sisci -, è stato ufficialmente sconfitto e la sua ritirata globale probabilmente sarà accelerata ovunque. La popolarizzazione di chador e sharia in Paesi a maggioranza islamica e non, da oggi cominceranno a ritirarsi. Sarà una ritirata lunga e accidentata, piena di resistenze, ma il mondo ha voltato pagina …”.
Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran al di là dei suoi piani di riarmo nucleare. Era perché avevano maturato la convinzione che l’idra dell’estremismo islamico armato e terrorizzante, che si allungava dal Medio Oriente fino all’Europa e all’America, andava colpito al suo cuore – l’Iran. Il piano è stato perseguito senza dibattiti pubblici, forse quasi inconsciamente. Del resto, un piano del genere, che prevedeva la fine di un regime di media potenza come l’Iran, non poteva essere affrontato in pubblico.
“… La guerra della Russia contro l’Ucraina prima e l’attacco di Hamas a Israele - aggiunge Sisci - hanno cambiato le regole e Usa e Israele hanno risposto alzando a loro volta la posta…”.
Con lo svilupparsi della vicenda iraniana quali conseguenze si potranno avere sulla guerra di aggressione della Russia di Putin che di fatto era il suo alleato strategico? “… Fin dalle prime ore - ricorda Davide Giacalone - l’attacco fu diretto contro la capitale dell’Ucraina, con l’obiettivo di prenderla in poche ore e sostituire il governo democraticamente eletto con un fantoccio al servizio di Mosca. Fin dai primi giorni ci è stato chiaro e abbiamo altrettanto chiaramente sostenuto che la Russia era stata sconfitta. Putin è il perdente di questa guerra, il popolo ucraino ne è il vincitore… “.
Francesco Sisci, sinologo, giornalista e scrittore, conversa nel video che segue con Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, proprio delle implicazioni sull’aggressione russa all’Ucraina che potrebbero essere ancora più dannose per Putin dopo la drammatica e complicata situazione in Iran in queste ore in corso…
(Agenzia Radicale Video)
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