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28/05/26

L’Occidente si odia, ma la Cina ha una strategia? Conversazione con Francesco Sisci di Geppi Rippa


Categoria: ESTERI
Pubblicato Mercoledì, 27 Maggio 2026 19:33

Che l’Occidente che è, per dirla come da AI Overview, quell’insieme dei Paesi accomunati da una specifica tradizione culturale, storica e politica, quegli Stati generalmente uniti da valori condivisi come la democrazia, l'economia di mercato, i diritti individuali e l'eredità culturale greco-romana e giudaico-cristiana, abbia oggi una chiara vocazione autolesionista che lo porta ad odiarsi è un dato ben evidente.

 

La parola “Occidente” è una parolaccia e non andrebbe detta. È diventata archetipica, in senso junghiano, ossia è ormai contenuta nell’inconscio collettivo, insieme con “mito” e “religione”; è una categoria simbolica che struttura la nostra cultura e la mentalità…” riporta il sito la fionda, che si definisce “… uno spazio pluralista e libero di elaborazione culturale e politica, promosso da una comunità di persone che condivide alcune precise idee – statualiste,… e antiliberiste -,  senza compromessi contraddittori né opacità furbesche…”.

 

Accantonando la discussione sulle idee precise statualiste,… e antiliberiste, e prendendo in considerazione la tesi secondo cui “il  blocco dello Stretto di Hormuz non è un episodio isolato, ma l'ultimo di una serie di colpi al commercio globale e all'ordine economico stabiliti dopo la caduta dell'Unione Sovietica nei primi anni ’90, con  Hormuz … un nuovo ordine mondiale entra definitivamente in scena. È uno di quelli in cui la globalizzazione senza soluzione di continuità non funziona più correttamente, il commercio deve essere garantito dalla forza militare, come nel XIX secolo, e gli scambi bilaterali o multilaterali sono, in ogni caso, rischiosi.

 

Ora viene da chiedersi, secondo quanto si va delineando su un possibile G2 Cina-Stati Uniti: “ … se la Cina che ha le sue caratteristiche distinte - scrive il sinologo Francesco Sisci -,  le teorie occidentali delle relazioni internazionali sono fondamentalmente modellate dal centrismo occidentale… che la prima essenza della costruzione del sistema di conoscenza indipendente delle relazioni internazionali della Cina risiede nella “Cina”.

 

La conoscenza occidentale si è diffusa organicamente insieme al potere occidentale nel corso dei secoli, plasmando la modernità. La Cina sta ora organizzando una visione del mondo "indipendente" per plasmare il mondo futuro attraverso uno sforzo centralizzato. Avrà il lavoro? Fino a che punto? Qualcosa che è "centrato sulla Cina" può sembrare funzionare per la Cina, ma come può funzionare per il resto del mondo? Il mondo sarà sottoposto a ricatti, costretti ad essere vassalli tributari del sistema cinese, o affamato ed emarginato?

 

Il problema principale per la Cina è la chiusura del suo mercato… e la non piena convertibilità del RMB. In pratica, questo ha separato selettivamente la più grande potenza industriale del mondo e la seconda potenza commerciale dalla libera circolazione di beni e servizi nel resto del mondo. Pechino ha anche un crescente surplus commerciale e una valuta considerata sottovalutata… 

 

“ … Senza un mercato - scrive ancora Sisci -, non ci sono prezzi reali per le merci. Senza prezzi reali, i pianificatori economici non hanno modo di calcolare se un determinato uso delle risorse sia efficiente o dispendioso. Pertanto, i pianificatori socialisti stanno essenzialmente volando alla cieca - non possono allocare le risorse razionalmente. Puoi nazionalizzare un'economia. Non puoi calcolarlo…”.

 

 La Cina sa che il wuwei è difficile da individuare e valutare. Inoltre, dare potere politico al mercato significa toglierlo alla leadership e per un sistema centralistico, verticistico come quello del partito comunista non è possibile. 

 

Dunque la questione cinese è molto più complessa di quanto alcuni cosiddetti analisti fanno apparire. Anche da un punto di vista geopolitico viene da chiedersi: il resto dell'Asia lo accetterebbe senza reagire? L'India o il Giappone accetterebbero di diventare vassalli della Cina? Inoltre, la Cina abbandonerebbe la Russia e rischierebbe di essere circondata? La Cina è pronta a frenare la Corea del Nord, e come?

 

“… Nel frattempo, senza un autentico sforzo occidentale - conclude il sinologo -, la visione del mondo della Cina andrà alla deriva più lontano da quella degli Stati Uniti, facendo a pezzi il mondo…”.

 

Questa che segue è una conversazione proprio con il sinologo prof. Francesco Sisci di Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale proprio sul puzzle cinese che resta comunque debole nella sua strategia e privo, con la sua visione non democratica, di una presunta, chiara missione globale.

 

- L’Occidente si odia, ma la Cina ha una strategia? Conversazione con Francesco Sisci di Geppi Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 



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