Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

10/02/26

Referendum Giustizia: SI a processo di parti per uscire dall’ordinamento fascista. Conversazione con Vincenzo Maiello di Giuseppe Rippa


Categoria: POLITICA
Pubblicato Lunedì, 09 Febbraio 2026 17:03

Il referendum confermativo del 22 e 23 marzo sulla riforma della Giustizia è divenuto una triste fotografia del dibattito pubblico in Italia. Rimettere la discussione della scelta referendaria sul terreno di un confronto corretto, nel merito di una questione che deve stabilire se la scelta del Parlamento di separare le carriere tra magistrati che indagano e giudici che devo giudicare e emettere sentenze, è sempre più reso difficile. 

 

Questo comunque secondo un modello di processo definito accusatorio o di parti, che dal 1989 doveva essere stabilito dal potere legislativo e che ancora oggi è rimasto inevaso lasciando il codice di procedura penale, varato più di 35 anni fa, fuori dalle norme e gli usi del diritto internazionale…

 

Il compito dei magistrati è applicare la legge e nella riforma non c’è una sola parola che porti la giustizia ad essere dipendente dalla politica, è una teoria che non esiste - così Stefano Ceccanti, professore ordinario di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Roma La Sapienza, già deputato e senatore del Partito Democratico - Avere un unico organismo in cui le carriere degli uni incidono su quelle degli altri mette in discussione la terzietà del giudice- I PM hanno anche una capacità mediatica molto forte e la riforma non gli darebbe più un grande impatto sulle carriere di GIP o GUP che oggi temono in alcune situazioni di subire conseguenze per la carriera. Il punto chiave è l’unico organismo… ”.

 

“… Ma fare i conti con delle discussioni pubbliche sempre devastate, sconnesse. ingarbugliate - sottolinea il prof. Vincenzo Maiello, ordinario di diritto penale nell’Università Federico II di Napoli e avvocato - in cui prevalgono i piccoli interessi di bottega rispetto a una visione alta che metta al centro la verità diventa quasi impossibile. E il paradosso sta nel fatto che oggi, in questo paese, le forze cosiddette progressiste si battono per difendere un prodotto della legislazione fascista, qual è quello della carriera unica e le forze cosiddette reazionarie o conservatrici si battono per completare il processo riformatore del codice di procedura penale, che è stata la prima grande innovazione della Repubblica sul terreno dei codici…”.

 

Sul fronte del processo penale aveva bisogno di un completamento sul piano dell'ordinamento giudiziario

 

“… Allora resettiamo un poco il campo degli equivoci e dei possibili malintesi - chiarisce il prof. Maiello - quello che la Costituzione con la riforma dell'articolo 111 ha voluto disegnare è il processo di parti. Che cosa significa sul piano concreto? Il processo di parti significa che la prova non la si costruisce davanti a una delle parti, unilateralmente, ma la prova è quella che ha si costruisce, quella che si elabora in un giudizio, nel contraddittorio tra chi accusa e chi difende. Bene, questo processo di parti è tale se ha al centro la figura di un giudice indipendente. Di un giudice terzo. Cosa significa che il giudice deve essere terzo? Significa che questo giudice non deve lasciare, non deve essere sospettabile di condizionamento da alcuna delle parti, perché rispetto a ciascuna di queste parti egli appare separato dagli interessi corporativi, professionali e personali…

 

Ora c'è anche un'altra ragione per la quale in questo processo di parti il giudice debba essere terzo, cioè collocato in una organizzazione di statuto ordinamentale separata e distinta da quella del pubblico ministero ed è questo, che nel processo di parti vi è una fase quella delle indagini che è caratterizzata dal protagonismo gigantesco del pubblico ministero.

 

Cioè c'è una parte che si presenta come parte a dibattimento non in condizioni di parità con la difesa, che l’accusa nella fase delle indagini è un moloch, se vogliamo, è una struttura pachidermica che è in grado di fagocitare momenti importanti della vita delle persone perché tiene a disposizione la polizia giudiziaria, perché a sua richiesta può ottenere le intercettazioni, i sequestri, la privazione della libertà personale. 

 

Allora, in una fase come quella delle indagini in cui il pubblico ministero è così forte, perché appunto può disporre di agenzie investigative in grado di attraversare la vita delle persone, in questa fase il pubblico ministero, questa parte così forte, ha bisogno o no di un contrappeso che sia costituito da un controllore della legalità della sua azione e che giudichi delle sue richieste, che non sia un suo collega, che non sia cioè un magistrato che con lui condivide interessi corporativi quali la medesimezza dei percorsi di formazione e di aggiornamento, la sottoposizione alla medesima giurisdizione disciplinare, il coinvolgimento delle nelle medesime logiche elettorali, un regime di valutazione delle professionalità reciproche che sia caratterizzato dal condizionamento reciproco. Ecco perché la terzietà, come requisito che attesta la autonomia ordinamentale del giudice, è consustanziale al processo di parti…”.

 

Nella conversazione per Agenzia Radicale Video che segue, Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, discute con il Prof. e avv. Vincenzo Maiello proprio dei riflessi giuridici, legislativi, sociali e politici del voto referendario del 22 e 23 marzo.

 

- Referendum: processo di parti SI, via norme fasciste. Conversazione Vincenzo Maiello - Giuseppe Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 

 



Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Direttore Giuseppe Rippa, Redattore Capo Antonio Marulo, Webmaster: Roberto Granese
Iscr. e reg. Tribunale di Napoli n. 5208 del 13/4/2001 Responsabile secondo le vigenti norme sulla stampa: Danilo Borsò