Dagli anni cinquanta e soprattutto dal '68 in poi si fa sempre più arte provocatoria, non è una novità se si considera quello che ha fatto Duchamp o prima ancora i Futuristi.
Da anni si sente parlare del degrado urbano che quasi tutte le città del mondo occidentale soffrono, una tendenza che purtroppo pare non si riesce a frenare.
Se vi sorprendevate che le città italiane sono fuori controllo perché preda di pericolosissime gang giovanili dedite allo stupro, alle devastazioni, alle risse e financo agli omicidi adesso avrete la certezza che delle responsabilità culturali ci sono in alcune direttive sbagliate non all'altezza delle situazioni.
Come tutti sanno a Bologna si trova invasa in piazza Maggiore da strani giganteschi cosoni informi come nell'hooror Blob. La gente è esterrefatta dall'immanente spettacolo che devono subire, anche se è, per fortuna, per pochi giorni.
L'Australia come l'Italia, un continente senza storia e senza arte antica riduce le disuguaglianze con la lunghissima e prestigiosa storia bolognese, cito solo Alma Mater Studiorum del 1088, l'università che è la più antica del mondo, che si trova nella sua piazza più grande dei giganteschi massi finti, quelle burlate che si vedono sui carri di carnevale, come capolavori da ammirare con ossequio.

L’opera si chiama Iwagumi – Dismisura ed è stata realizzata da Eness, uno studio artistico australiano specializzato in installazioni pubbliche e interattive. Si ispira alla pratica giapponese dell’iwagumi, cioè l’arte di disporre rocce in modo armonico all’interno di un contesto naturale, spesso un acquario.
In passato l’installazione è stata esposta anche a Melbourne, in Australia, e a Singapore. Sul sito di Bologna Festival, l’associazione culturale che l’ha promossa, si legge che lo scopo dell’opera è far riflettere sul senso di limitatezza e stupore che l’uomo sente davanti ad alcuni elementi della natura. Chapeau!
Va bene a Melbourne, a Singapore, meglio sarebbe a Las Vegas o a Dubai ma qui siamo tra la Basilica di San Petronio, il Palazzo del Podestà, il Palazzo d'Accursio (Palazzo Comunale), il Palazzo dei Notai, il Palazzo dei Banchi, e il Palazzo Re Enzo, oltre alla Fontana del Nettuno e non altrove. Come dialogano con cotanta tradizione storica di primo livello al mondo? Si intuisce dal materiale gonfiabile in Goretex e dai bagliori delle lampadine luccicanti?
Scusate l'improvvida associazione con l'intervento “culturale” che ricorda il cast di “Quelli della notte” di Rendo Arbore, dove peroravano in maniera talmente astrusa da far ridere a crepapelle, uno humor basato su finti intellettuali dallo sciorinare demenziale per le evidenze talmente esplicite che non richiedevano attenzione alcuna ma sulle quali quel diabolico Arbore riusciva a far impazzire il pubblico dalle risate.

Di seguito da Rondoni, da Lisca, da Del Pozzo l'elenco delle ovvietà che vorrei mettere a vostro giudizio.
Si vuole dunque invitare anche a una riflessione su quanto l’uomo sia piccolo al cospetto della natura (da uno spunto del poeta Davide Rondoni). E per Maddalena da Lisca, sovrintendente di Bologna Festival, l’installazione trasformerà il centro di Bologna in un “corto circuito emotivo e poetico”. Anche l’Assessore alla Cultura, Daniele Del Pozzo, si dice convinto dell’opportunità offerta da “un’opera viva che lascia spazio alla curiosità“. L’artista Nimrod Weis, invece, condivide una massima d’ordinanza, valida per ogni occasione: “Crediamo nel potere di portare l’arte nella vita quotidiana, capace di accendere l’immaginazione”.
Perle di saggezza che non attrarranno chi non vuole farsi prendere in giro ma che faranno felici i ragazzi bolognesi che si recheranno in piazza con lo skate e i petardi per i botti di capodanno magari a picchiarsi con qualche gang di maranza ecc. ecc. … ma poi non lamentiamoci che non vengono seguiti dalle istituzioni o che mancano i finanziamenti per per risanare la città dal degrado urbano.

Bologna non è isolata, consoliamoci con il “corto circuito emotivo e poetico” di Milano a piazza Affari (???!!!) con quel gigantesco dito alzato di Cattelan, L.O.V.E. !!!! capace (eccome!) di accendere l'immaginazione (!!!!)
Ma non era Graziano Cecchini quello che ha deturpato con il colore la vasca della Fontana di Trevi e con le palline colorate Trinità dei Monti?

Non erano quelli di Ultima Generazione che sporcavano i monumenti a essere additati come coloro che danneggiavano le opere d’arte?
Non è per i graffiti che lo stabile sgomberato a Milano, il Leoncavallo, non si può ristrutturare perché considerati opere d'arte e messi sotto tutela dai Beni Culturali?
Possibile che deve essere il cittadino a dirimere questioni culturali mentre non se ne preoccupa chi riceve gli stipendi per quelle prestigiosissime cattedre, possibile che a fronte di una sterminata produzione editoriale sulla cultura e sull'arte poi non abbiamo una fonte certa per dare una risposta a questi problemi, senza parlare dell'enorme stuolo di “addetti” che gravano sulla spesa pubblica che si sentono solo per lamentarsi di non arrivare alla fine del mese e niet'altro di più?
Scusate ma se è così, perché spendere tanti soldi per la manutenzione di tutti questi monumenti che abbiamo quando dei finti massi con le lampadine, tipico gadget natalizio, ricevono pari e forse più importanza?