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17/02/26

Ecce Homo di Antonello da Messina recentemente acquistato a NewYork


Categoria: ARTE E DINTORNI
Creato Mercoledì, 11 Febbraio 2026 00:41
Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2026 17:04
Pubblicato Mercoledì, 11 Febbraio 2026 00:41
  • Giovanni Lauricella

L'Ecce Homo di Antonello da Messina, recentemente acquisito dallo Stato italiano tramite Sotheby's a New York, porta con sé un carico di significati profondi, particolarmente rilevanti in questo periodo storico e sociale. 

 

L'immagine stessa, con sua forza universale, sembra risuonare ancora oggi. Secondo la tradizione, fu Ponzio Pilato nel 33 d.C. a pronunciare le parole "Ecco l'uomo!", riferendosi a colui su cui si erano concentrate le speranze e le ire di molti. Presentato alla folla dopo essere stato torturato e umiliato, il Cristo simboleggiava il destino umano, la sofferenza instradata verso un giudizio spietato. Era quasi una sfida lanciata ai presenti: non bastava lo stato di degradazione e dolore in cui era ridotto? Bisognava ancora volerne la condanna finale?

 

Quell'immagine e quell'episodio, centrali nella storia del Cristianesimo, continuano ad avanzare interrogativi esistenziali, ora più che mai in un'epoca di crisi globale. Le dinamiche sociali e politiche del tempo sembrano riflettersi in quelle attuali, giustizialisti o garantisti. 

 

Pilato stesso cercava forse di ragionare con una folla incapace di calma e di lungimiranza, inasprita da odi e tensioni primordiali: i romani cercavano stabilità, non vendetta. Eppure, la realtà che si trovavano davanti era ben diversa, fatta di divisioni e rivalità insanabili. L'episodio riflette anche il divario culturale dell'epoca: da una parte, Roma tentava di mantenere l'ordine come simbolo di civiltà; dall'altra, incontrava un popolo flagellato da contrasti senza fine, riottoso al cambiamento e chiuso in rigidi schemi mentali, non differenti da quelli di adesso. 

 

Quando Pilato "se ne lavò le mani", non fu solo un atto di deresponsabilizzazione storica, ma una resa alla ferocia dell'irrazionalità collettiva di una società ancora lontana da un'idea di coesione. La crocifissione finì con il diventare simbolo, elemento centrale del messaggio cristiano e della protesta contro l'indifferenza e l'odio. Un messaggio che avrebbe richiesto secoli per attecchire, e che ancora oggi spesso resta disatteso.

 

Paradossalmente, coloro che avrebbero dovuto recepirlo profondamente scelsero invece la strada della soppressione, temendo che quella figura carismatica potesse destabilizzare troppo un fragile equilibrio. In un'analisi provocatoria e discutibile, si potrebbe persino intravedere un certo bias culturale nello stesso Vangelo: un'opera universale ma non sempre libera da tendenze legate all'epoca in cui fu redatta. 

 

Lo scontro tra l'inclusività del messaggio religioso e l'interpretazione storica degli eventi pone domande ancora attuali sulla coesistenza tra fede, cultura e progresso. 

 

Criticare il proprio popolo, un tema complesso e ricorrente, è stato uno dei motori del successo del cristianesimo nel mondo, anche se, paradossalmente, non nella terra dove è nato. Un fenomeno perenne che sembra rivivere in questa vicenda legata all'acquisizione da parte dell'Italia dell'Ecce Homo di Antonello da Messina. Un capolavoro attribuito all'insuperabile maestro grazie alla straordinaria intuizione dello storico italiano Federico Zeri, considerato uno dei più brillanti studiosi di sempre.

 

Il quadro colpisce per quella smorfia di dolore che suscita una pietà quasi compiaciuta nello spettatore. Un'espressione che Federico Zeri definì provocatoriamente "mafiosa". Forse Antonello da Messina, già nel Quattrocento, presagiva qualcosa di profondo? Non voglio azzardare risposte, ma è noto come i grandi artisti spesso infondano nei loro soggetti un alone di mistero e ambiguità, amplificando così la loro cifra artistica. 

 

Cristo o Dioniso, potremmo chiederci, riecheggiando l'Ecce Homo di Friedrich Nietzsche. Forse è un invito a riflettere sulle verità vissute e sulle possibilità di tornare a ciò che realmente si è, esattamente come il grande filosofo tentò di fare alla fine della sua carriera, raccogliendo le fila delle sue opere in quel testo emblematico.

 

Tuttavia, è bene non farsi trascinare troppo lontano in queste speculazioni. Ammireremo il dipinto quando avremo l'occasione di farlo. Per ora, lo spirito collettivo sembra muoversi in altre direzioni

 

 



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