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10/02/26

Sorteggio e democrazia, a proposito del referendum confermativo


Categoria: RIMANDI
Pubblicato Domenica, 08 Febbraio 2026 21:32

di Maurizio Griffo *

 

(da Mente Politica)

 

Nella campagna elettorale in corso relativa al referendum confermativo della modifica costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura, uno degli argomenti di chi è contrario alla riforma riguarda il sorteggio

 

Come è noto, secondo la nuova legge costituzionale i membri togati e anche i membri laici dei due Consigli superiori della magistratura, che sostituiranno l’unico CSM odierno, verranno scelti per sorteggio. I fautori dell’abrogazione ritengono che questo metodo di selezione dei componenti degli organi sarebbe antidemocratico perché non rispetterebbe il criterio dell’autogoverno.

 

A questa opinione si risponde abitualmente con due argomenti, ispirati al buon senso e all’esperienza pratica. Occorre ricordare, anzitutto, che i due CSM non sono organismi di carattere politico, per i quali occorre assicurare che siano rappresentativi di diverse opinioni, si tratta invece di organi di alta amministrazione per i quali il sorteggio, i cui criteri regolativi saranno fissati da una legge ordinaria, assicura una piena imparzialità nella scelta dei loro componenti. 

 

Da un altro versante occorre considerare che il sorteggio non è un criterio sconosciuto nel nostro ordinamento giudiziario, tutt’altro. Il sorteggio si adopera da lungo tempo in diversi casi: nella formazione dei collegi giudicanti, nell’assegnazione dei procedimenti, nei consigli giudiziari, nei collegi di disciplina del CSM, nel TAR, nel Consiglio di Stato, nella Corte dei conti.

 

Questi argomenti empirici e di buon senso a mio modesto avviso, potrebbero essere sufficienti per esprimere una opinione favorevole nel referendum del prossimo marzo, tuttavia, è possibile rispondere agli avversari della riforma anche sotto il profilo della democraticità della procedura di sorteggio. In questo caso appellandoci al principio di autorità, cioè richiamando un autore che è unanimemente considerato uno dei classici del pensiero politico e giuridico.

 

Nel capitolo secondo del secondo libro dello Spirito delle Leggi Montesquieu rileva che “il suffragio per via della sorte è proprio della natura della democrazia, quello per via di scelta dell’aristocrazia. Il primo non affligge nessuno, lascia a ciascun cittadino una ragionevole speranza di servire la patria”. Lo scrittore francese successivamente specifica che “Solone in Atene stabilì che tutte le cariche militari venissero distribuite in seguito a scelta, ma che senatori e giudici fossero eletti a sorte”.

 

Senza dubbio, l’esempio citato da Montesquieu si riferisce alla situazione della democrazia ateniese e, a prima vista, quella vicenda appare molto lontana dalla nostra condizione attuale. Pure, il suo ragionamento centra un punto importante che resta valido anche oggi. Nella democrazia ateniese le cariche che richiedevano una competenza tecnica, come quelle militari, erano assegnate tramite elezione, mentre le altre incombenze pubbliche, comprese quelle giudiziarie, potevano essere assegnate per sorteggio perché tutti i cittadini della polis si trovavano in una condizione di isonomia, cioè di perfetta parità fra di loro. 

 

Gli appartenenti alla magistratura, sia essa requirente o giudicante, hanno rispettato tutti la stessa condizione di accesso al servizio (sono stati reclutati attraverso un concorso selettivo), pertanto si trovano fra di loro in una condizione di perfetta parità, proprio come lo erano i cittadini ateniesi. 

 

Al massimo possiamo immaginare che la prevista legge di attuazione detterà alcune condizioni ulteriori (anzianità, stato di servizio etc.) per venire sorteggiati. In sostanza, per la nomina dei due CSM il sorteggio, che “non affligge nessuno”, rimane il criterio più egualitario, e democratico, che sia immaginabile per la loro composizione.

 

* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Università di Napoli

 

(da Mente Politica)

 

 



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