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16/12/17 ore

Fake news, la gabbia d’acciaio di decennali falsità



"A dimostrazione del fatto che le fake news non sono una invenzione recente, possiamo identificare una serie di asserzioni false che, a volte da decenni, vengono riproposte continuamente di fronte al pubblico. Queste falsità sono diventate luoghi comuni, acriticamente assunti come veri. Sono, almeno in parte, frutto di automatismi mentali, di cortocircuiti cognitivi." Ne scrive sul 'Corriere della Sera' Angelo Panebianco, in un articolo che proponiamo nella nostra rassegna web.

 


 

Per lo più, le asserzioni false circolano per una combinazione di interessi (qualcuno ha interesse a che il falso venga creduto vero) di chi le ribadisce e della pigrizia mentale di chi le ascolta. Faccio alcuni esempi scelti per la loro persistenza e per gli effetti negativi che tali falsità esercitano sulla nostra vita pubblica. Se ne potrebbero scegliere anche altri. Alcune di queste asserzioni false appartengono alla categoria «come imbrogliare i giovani».

 

La più spudorata è quella secondo cui avremmo in Italia «pochi laureati». Detta così è una bugia. Abbiamo troppi laureati in giurisprudenza e troppo pochi laureati in fisica. Più in generale: troppi laureati in materie umanistiche, e in scienze umane, e pochi laureati nelle scienze hard. Questa distorsione penalizza i giovani laureati alla ricerca di una prima occupazione. Per eliminare la distorsione bisognerebbe introdurre il numero chiuso in tutti i corsi di laurea umanistici e di scienze umane. In modo da dare agli studenti liceali una bussola per orientare le scelte future.

 

I più dotati in materie umanistiche sapranno che, se quella è la loro vocazione, essi dispongono di buone chance per superare lo sbarramento del numero chiuso. Gli altri, se vogliono accedere all’Università, dovranno dedicarsi con impegno, già al liceo, allo studio della matematica e delle discipline scientifiche. Avremmo allora, in prospettiva, meno laureati (ma di migliore qualità)nelle umanistiche e più laureati nelle scientifiche. Mettendo fine a una distorsione che penalizza i giovani (e,per giunta, non mette a disposizione del mondo produttivo abbastanza «capitale umano»).

 

Ma le autorità pubbliche, un po’ per quieto vivere, un po’ per disinteresse per il futuro dei giovani (e un po’ anche per un antico pregiudizio italico contro la formazione scientifica) continuano a raccontare che abbiamo, semplicemente, «pochi laureati». Sembra quasi che l’ideale proposto sia quello di un Paese che, un giorno, possa vantare, a ogni semaforo, un lavavetri in possesso di una laurea qualunque.

 

Sotto la rubrica «come imbrogliare i giovani», stanno anche altri luoghi comuni, altre falsità di uso corrente. Come quella di chi invoca «lavoro» senza mai usare la parola «crescita». Come se non fosse la crescita economica a generare lavoro. Si capisce che il lavoro a cui pensano costoro sia il lavoro improduttivo, fare buche e poi riempirle con i soldi dei contribuenti. Ancora falsità, tipiche di chi,in un Paese in accelerato declino demografico, è in realtà interessato solo a spostare risorse da impieghi produttivi (quelli che danno lavoro) alle pensioni. In omaggio all’idea che questo sia e debba restare «un Paese per vecchi» (e che i giovani si arrangino).

 

Ma anche chi parla di crescita non ha spesso le carte in regola. Per avere crescita bisogna fare due cose: abbassare le tasse e spezzare la cappa burocratica che blocca lo sviluppo. Chi propone di abbassare le tasse, spesso, dice la cosa giusta ma in modo sbagliato. Non si preoccupa dei vincoli. Parla come se il nostro debito pubblico non lo riguardasse. Chiunque invochi la riduzione delle tasse senza spiegare come fare tornare i conti fa promesse irrealizzabili, imbroglia gli elettori.

 

È interessante notare che anche chi parla di crescita e di riduzione delle tasse, poi tace a propositivo dell’altro grande ostacolo che la blocca: la «gabbia d’acciaio» burocratica che imprigiona e soffoca il Paese. Si capisce perché tace. Spezzare quella gabbia di acciaio significa scontrarsi con corporazioni burocratiche potenti e con le magistrature che le proteggono, con gruppi il cui status e i cui privilegi dipendono dalla difesa e dal mantenimento di quella gabbia...

 

- prosegui la lettura su corriere.it

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSociaista 2017-12-05 22:02
che in Italia manchi una cultura scientifica di massa è semplicemennte sacrosanto; e per questo sarebbe bene che si guardasse allo specchio e convenisse sulla inadeguatezza della culture crociana-gentil iana-gramsciana di cui lui è parte integrante; per il resto sulle deficienze italiane gli si può dare ragione, però la famosa crescita si dà il caso che non sia solo OFFERTA, sma anche DOMANDA come diceva Keynes; il concetto opposto ci viene pompato globalmente come una fake news megagalattica da circa 30 anni coi miseri risultati che vediamo; se i salari non crescono, come dicono in coro quei bolscevichi di Draghi o del premier giapponese Abe alla crescita non gli si può fare in sostanza una beneamata mazza; mazza che ovviamente trova in Panebianco un fervido sostenitore
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0 #2 ilSociaista 2017-12-05 21:53
infatti lell'articolo di alcuni mesi fa si sosteneva a ragione che i laureati italiani sono pochi http://www.corriere.it/scuola/universita/17_aprile_26/eurostat-italia-penultima-ue-numero-laureati-9e6058c4-2a8f-11e7-aac7-9deed828925b.shtml
dunque sta sbarellando pur il corriere? è probabile. Il Corriere è vittima delle fake news di Panebianco? anche questo è probabile; certamente ogni concettto è opinabile e pure le statistiche possono essere considerate da diversi punti di vista; però qualche dato secco riconosciuto a livello internazionale c'è ed è quello che il corriere ha esposto; certo Panebianco sarò pronto a dire l'Eurostat è una banda di nullafacenti che estrae numeri dal gabbiotto; numeri che si potrebbero meglio impiegare nelle scommesse; e in un certo senso si potrebbe pure dargli ragione
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0 #1 ilSociaista 2017-12-05 21:44
quello che dice Panebianco a volte può essere condivisibile; spesso putroppo sono fregnacce che al confronto le fake news paiono dei limpidi teoremi di geometria euclidea; e si deve dire questo col massimo di rispetto e compassione buddista per la persona; si deve tenere conto che evidentemente la tendenza cognitiva sbarellante tipica della formazione liberale che caratterizzava un filosofo illustrecome B. Croce, si accompagna in lui ai primi seri disturbi senili; la colpa non è sua ma della direzione del giornale dove scrive che è fin troppo accomodantte al punto che non si accorge di cadere in contraddizioni assurde
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