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26/05/20 ore

Pannella o Grillo pari non sono



Zuccherosi. Mi pare che questo incipit suoni bene per definire i reciproci complimenti fra Grillo e Pannella, che - abbandonati i soliti epiteti da avanspettacolo (Grillo) e le logorroiche espressioni chilometriche di pensieri zeppi di incisi (Pannella) - hanno avuto a distanza un rapporto di amorosi sensi.

Se Grillo si fosse limitato a dire che “generalmente i referendum e le azioni dei Radicali sono quasi tutte condivisibili” e Pannella a rispondere che “Le dichiarazioni di Grillo sui nostri referendum e su di me? Beh', ne sono molto lieto", saremmo rimasti su uno scambio di apprezzamenti politici e personali sufficientemente dignitoso.

 

Ma se il titolo diventa “Grillo: io come Pannella” e davvero il botta e risposta è stato “Ha ragione chi paragona Beppe Grillo a Marco Pannella? "Assolutamente sì”, risponde il leader M5S”, allora le cose cambiano. Lo scambio di effusioni è andato effettivamente un po’ oltre (un po' troppo?): “Pannella bisogna rispettarlo per quello che è e per quello che è stato per la politica italiana: un guerriero. Io non sono un politico di razza come lui…” (Grillo); “Se il nostro grande Beppe cresce, è un regalo non solo a loro (i grillini ndA), ma al nostro Paese" (Pannella). Il Guerriero e il Grande Beppe. Sic.

 

Naturalmente questo scambio di baci e abbracci sarà interpretato dai critici dell’uno e dell’altro come la dimostrazione dimostrata che, a ben guardare, grillini e radicali pari sono. Se non sono gemelli sono fratelli; se non sono fratelli sono, al più, cugini. Ma sempre parenti sono. In fondo il leader radicale non fece una notevole apertura politica al comico genovese ben prima del suo successo elettorale? Come a dire che in fondo la parentela è stretta.

 

Ma con dei distinguo non irrilevanti che Pannella non ha mancato di sottolineare: “...continuo a dire che Grillo sbaglia se rifiuta il dialogo, perché questo rischia di mandarlo a sbattere politicamente. Senza dialogo con gli altri soggetti politici Grillo rischia di subire la rivolta dei suoi stessi grillini. Ma io non sono mai stato per il tanto peggio tanto meglio”.

 

Questa è la differenza: non sono mai stato per il tanto peggio tanto meglio. I Radicali hanno storicamento apportato il loro contributo di passionalità (a volte, spesso, sopra le righe) all’attività politica, al mondo politico, cercando - pur non essendo mai stati un partito di massa, ma poco più di un movimento d’opinione - di disarticolare il sistema dall’interno.

 

Se qualcuno ha voglia può leggersi la “Peste italiana”, storico pamphlet di denuncia dei guasti della partitocrazia. Non sono mai stati nemmeno “di parte” e, quindi, non si sono tirati indietro da temporanee alleanze finalizzate a raggiungere un obiettivo, pur mantenendo sempre intatta la capacità di critica e quel tot di distanza tale da non far confondere la propria identità con quella del partito con cui si erano apparentati.

 

Clamorose le litigate con i cattolici del PD, in particolare con Rosy Bindi. L’obiettivo delle loro temporanee alleanze era quello, appunto, di rendere concreto il loro "apporto" politico, tirandosi dietro quindi tutte le maledizioni di qua e di là della barricata, la più insensata della quale è quella di “voltagabbana”; accusa proveniente da una sinistra incapace di ricordare che i Radicali nascono dal PLI e che quindi sono stati "voltagabbana" quando facevano “cose di sinistra”, casomai, non il contrario. Quindi gente nata a destra, ma con il cuore di sinistra.

 

Il caso di Grillo sembra invece l’opposto: non “apporta” il suo contributo, ma vuole sostituirsi alla classe politica distruggendola con un’operazione politica populista e devastante. Auspicando la "catastrofe" tanto quanto i futuristi di un tempo invocavano la guerra come "sola igiene del mondo". Il “tutti a casa” sta in un’ottica distruttiva, un'ottica da azzeramento dell'esistente; la "peste italiana" sta in un’ottica di denuncia e di trasformazione dell'esistente; non è la stessa cosa.

 

Denunciare per pulire e rimediare ai guasti è semanticamente il contrario di distruggere per ricostruire. Trasformare, cambiare non è la stessa cosa di radere al suolo per rifare daccapo. Nella trasformazione non ci si muore, nella distruzione sì. Con buona pace di chi si limita ad un’osservazione superficiale delle similitudini, che pure esistono. Specialmente nel carattere da “guerrieri” pronti ad ogni intemerata.

 

Ma anche qui con una piccola, fondamentale differenza: Pannella ha sempre pagato di persona, con gli scioperi della fame, con la galera, con gli sputi in faccia (presi, non dati), con offese e umiliazioni. Grillo ha fatto pagare agli altri la sua sconsideratezza personale con il tragico incidente in cui morirono tre persone rimaste uccise, appunto, per sua colpevole superficialità, fatuità, stupidità. Omicidio colposo plurimo. Non vorremmo che facesse pagare agli altri - in questo caso alla nazione - anche quella politica.

 

Solo pochi mesi fa anche Pannella lo disse chiaramente: "Io amo i grillini, li comprendo. Mentre a Beppe devo ripetere quello che gli dissi: "Beppe stai attento perché io non voglio che tu te ne vada, che tu scompaia, che tu muoia perché questa volta non è detto che muoiano solo coloro che tu per incoscienza hai ucciso e per cui sei stato condannato. Io non voglio che questa volta muoia anche te e che te porti a morire il popolo italiano, innanzitutto il popolo dei grillini e delle grilline".

 

Frase ripetuta all’XI Congresso di Radicali italiani, qui in un video che ricorda anche l’episodio dell’incidente mortale. Insomma, fatevi i complimenti e ragalatevi pure i fiori se volete, ma vediamo di non fare confusioni abberranti: radicali e cinquestelle, Pannella e Grillo, non sono la stessa cosa. Nemmeno lontanamente.

 

Fabio Della Pergola


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