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27/07/17 ore

Siria, la Lidu scrive a Napolitano e Bonino



Onorevole Presidente Giorgio Napolitano ed Onorevole Ministro Emma Bonino,

 

quanto si sta sviluppando in Siria mostra l’inadeguatezza della comunità internazionale nell’agire a tutela dei diritti umani violati quando siano in gioco interessi strategici delle Potenze e la difficoltà di concepire interventi risolutivi in un quadro di mantenimento della pace.

 

Le violazioni dei diritti umani perpetrate in Siria dall’inizio della guerra civile sono continue, come in tutte le guerre civili, e non solo da parte del governo di Damasco ma anche degli insorti, ad esempio con varie e provate esecuzioni sommarie; eppure tutti sono stati inerti fino ad oggi, come lo restano da decennî sulla pulizia etnica e culturale perpetrata dalla Cina Popolare in Tibet.

 

La Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, dall’epoca della presidenza di Pasquale Bandiera e della Presidenza d’Onore di Paolo Ungari, ha individuato la necessità d’una riforma profonda dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

 

Da parte Europea residui nazionalistici, oggi si dice «sovranisti», ma cambiare le parole non muta la sostanza delle cose, impediscono agli Stati membri ed alle Istituzioni dell’Unione europea di chiedere si prenda atto degli sviluppi del processo d’integrazione economico sociale e di cooperazione politica in atto in Europa nella composizione del Consiglio di sicurezza: non si pretende la soluzione più logica, che gli Stati membri che ne fanno parte, Gran Bretagna e Francia, lascino il posto ad una rappresentanza dell’Unione, ma almeno che una rappresentanza dell’Unione venga chiamata a farne parte in quanto tale.

 

Si è anche dell’avviso che, per l’esportazione della democrazia, forse affiancare all’Assemblea Generale un’Assemblea Parlamentare, sull’esempio del Consiglio d’Europa o dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, come richiesto dalle personalità che aderiscono all’UNPA campaign, potrebbe essere utile, se non altro per gli scambi d’esperienze che si troverebbero a fare parlamentari di organismi rappresentativi meramente formali assieme a deputati di Parlamenti d’ormai consolidata pratica democratica. Ciò oltre la necessaria evoluzione in senso giurisdizionale dell’Alto Commissariato sui Diritti Umani.

 

Ci si consenta, peraltro, di sottolinearle la necessità di insistere sull’integrazione anche militare dell’Unione europea. V’è, in recenti posizioni del Presidente Francese François Holland, una richiesta d’inquadrare l’intervento francese in Siria nell’ambito dell’Unione europea.

 

In effetti, sulla carta, nel Trattato di Lisbona, l’Alto Rappresentante dell’Unione europea non sarebbe solo capo della diplomazia dell’Unione, ma avrebbe alle sue dipendenze uno Stato Maggiore dell’Unione europea, nato nel 2002, in esecuzione del Trattato di Nizza del 2000, ed acquartierato nei pressi di Bruxelles, che sarebbe il vertice della catena di comando delle missioni rientranti nella politica estera, di sicurezza e difesa dell’Unione europea.

 

In caso di crisi, questo Stato maggiore deve fornirne il preavviso e la valutazione, nonché approntare la direzione strategica coadiuvato da un comitato politico e di sicurezza e da un comitato militare dell’Unione europea, per la gestione fuori dal territorio dell’Unione europea stessa. La sua missione è di farlo pel mantenimento della pace e la lotta al terrorismo.

 

Data la situazione, oggi, questa struttura non dovrebbe occuparsi altro che di Africa settentrionale e d’Oriente più o meno vicino e medio. Però tutto questo dovrebbe scattare con una «posizione comune» presa dal Consiglio europeo del Capi di Stato e di governo, nel quale ogni Stato membro dovrebbe anche decidere con quanti e quali uomini impegnarsi, e così dovrebbe intervenire la «Forza dell’Unione Europea», composta da tutti i 28 Stati membri.

 

Esisterebbero anche gli eurocorps, in pratica, un Corpo d’Armata multinazionale bel e integrato, attivo dal 1°Ottobre 1993, oggi di 60.000 uomini, acquartierato a Strasburgo, a cui partecipano a diverso titolo Belgio, Italia, Francia, Germania, Spagna, Lussemburgo, Polonia, anche la Turchia, l’Austria e la Finlandia. Questa forza, tuttavia, non è alle immediate dipendenze dello Stato Maggiore dell’Unione europea, ed è inquadrata anche nelle strutture della NATO.

 

Vi sarebbe anche la Forza Marittima Multinazionale Europea, per condurre operazioni navali, aeree ed anfibie, nata nel 1995 su iniziativa di Francia, Italia, Portogallo e Spagna, con una cellula permanente comandata da un Capitano di Vascello, ma la cui composizione varia a seconda dell’operazione decisa dai Capi di Stato e di governo.

 

In politica estera e militare non si segue, dunque, il metodo sopranazionale comunitario: iniziativa della Commissione esecutiva sotto il controllo del Parlamento europeo e del Consiglio di ministri degli Stati membri competenti per materia; ma il metodo intergovernativo: decidono i Capi di Stato e di governo dei 28 Stati membri riuniti in Consiglio europeo se e quando si metteranno d’accordo, ed è questo metodo ad impedire all’Unione europea di presentarsi in effetti unitaria.

 

I nordamericani già conoscono il meccanismo: ci stavano per perdere la Guerra d’Indipendenza, in quanto gli ingranaggi degli Articoli di Confederazione funzionarono in modo simile, e tutte le ex colonie tentarono di guadagnarsi l’indipendenza dalla Corona Britannica facendo spendere e combattere le altre.

 

Se sono diventati quel «grande Impero di Libertà» che sono, l’espressione ci pare che sia di Thomas Jefferson, è perché George Washington e soprattutto il suo assistente Alexander Hamilton, contro l’opinione del predetto Jefferson, si batterono per convocare un congresso a Philadelphia e cambiare sistema.

 

Come sarebbe, nell’Unione europea d’oggi, abbandonare il metodo intergovernativo e passare al metodo supernazionale comunitario anche per la difesa e la politica estera. L’alternativa è continuare a far spendere ai contribuenti europei 311,9 miliardi di dollari u.s., per mantenere in armi 15.977.888 uomini sottoutilizzati, senza che l’Unione europea possa rappresentare qualcosa nella comunità internazionale, e far pesare un’esperienza democratica nata da una storia di tragedie, dalle guerre di religione all’olocausto del popolo ebraico.

 

Onorevoli Presidente e Ministro, sappiamo bene che è comodo fare la predica da militanti della L.I.D.U., senza le Vostre responsabilità e le Vostre difficoltà, mentre la politica interna guarda a tutt’altro, ma proprio queste angustie ci fanno osare di chiedervi di prendere posizioni su questi temi, per lasciare un segno almeno nelle coscienze, e non riteniamo sia poco, in quanto ci ostiniamo a pensare che all’inizio di ogni militanza politica ci sia una spinta ideale, suscettibile d’essere risvegliata persino nei Capi di Stato e di governo.

 

On. Alfredo Arpaia

Presidente della LIDU, Lega Italiana dei diritti dell’uomo


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