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27/05/17 ore

Pontificia Università Lateranense: così abbiamo adottato 20 giovani studenti scampati all'Inferno



Andare incontro ai giovani, offrendo loro una possibilità vera di accoglienza, studio e formazione. È  quanto si propone un Protocollo d'intesa tra il ministero dell'Interno e la Pontificia Università Lateranense (PUL), per l'inserimento in percorsi di alta formazione universitaria di 20 giovani studenti, titolari di protezione internazionale, provenienti da Paesi in conflitto, e in particolare da Siria, Iraq ed Eritrea.

 

A siglare l'intesa, che allunga il campo a nuove possibilità di integrazione, sono stati in questi giorni il viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico, e il Magnifico Rettore della PUL, mons. Enrico dal Covolo. Tra gli altri, hanno partecipato alla cerimonia il prefetto Rosetta Scotto Lavina, della Direzione centrale per le politiche dell'Immigrazione e dell'Asilo, e il Gran Priore di Roma dell'Ordine di Malta, Balì fra Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, che ha assicurato il proprio sostegno all'iniziativa.

 

Con questo progetto, la PUL sosterrà integralmente, per 8 studenti, i costi relativi all’iter accademico (esenzione delle tasse e contributi universitari), all’utilizzo gratuito dei servizi didattici (biblioteche, centri, mensa) e alla collocazione degli studenti nei Collegi di cui si serve l’Università.

 

L’Amministrazione si impegna a fornire alla PUL una quota forfettaria,  per  12 borse di studio per concorrere ai costi di vitto e alloggio per ciascuno studente. La PUL ha affidato al Cappellano dell’Università, don Mirko Integlia, la funzione di accompagnamento dell’attività didattica ed extra-didattica degli studenti accolti e la  funzione di referente del progetto nei confronti del Viminale. Se la presenza dell’Università nel primo livello è un fatto evidente, in ragione della sua natura e missione, può esserlo di meno nel secondo, quello dell’azione; la firma del protocollo d’intesa con il Ministero dell’Interno, dimostra che anche l’Università può uscire dalla torre eburnea del sapere e della ricerca e compiere gesti concreti di compassione e accoglienza.

 

"La Misericordia è aiuto fraterno, mani che si stringono e fanno dimenticare l'inferno di guerre e persecuzioni", spiega il Magnifico Rettore della PUL, mons. Enrico dal Covolo. "Impegnarsi in maniera concreta - rimarca il presule - non è contabilità ma progetto di vita, logica servente ma al tempo stesso capace di disegnare uno scenario nuovo. La messa a terra dice che 20 nostri fratelli hanno preso una strada che potrà aiutarli a cambiare la propria vita".

 

"Nulla accade mai nel passato - è il pensiero del Rettore della PUl - solo il presente è il tempo che ci viene dato per vivere e pensare le cose. Ma lo sguardo è sul futuro: non dobbiamo raccontare quello che abbiamo fatto, dobbiamo impegnarci per ciò che vogliamo fare oggi, e domani. Il Dio della Misericordia è anche El hai, è Dio vivente, che sta sul campo a fianco di chi lotta per la verità e la pace".

 

 

Questo, dunque, è un aiuto concreto ai 20 studenti?

 

È una risposta concreta all'appello dell'altro e un'opportunità di formazione. Nasce dalla preghiera e dalla realtà, dalla cronaca di quel giornale che il teologo Karl Barth definiva il 'breviario quotidiano'. Non ci si può voltare dall'altra parte davanti all'esodo di migliaia di migranti, donne e bambini. I loro occhi devono togliere il sonno, le loro mani non si devono portare al petto senza aver stretto pane e libri. La sinergia con il ministero dell'Interno è segno di un percorso di accoglienza che vuole guardare lontano e ci vede uniti, Stato e Chiesa, istituzioni e società, per rispondere alle urgenze della storia e alle periferie esistenziali del nostro tempo.

 

Quello che comanda, in fondo, è sempre l'idea. Come è nato questo progetto?

 

Nella maniera più semplice e smarcante: abbiamo aperto le porte. Del nostro cuore e dell'Università. Vogliamo fare un pezzo di strada con questi giovani fratelli: da noi troveranno una casa e un libro, ma soprattutto la vicinanza di persone con cui condividere esperienze di studio e di vita. Dobbiamo guardarci negli occhi, e crescere insieme, in questa nostra palestra di fede e ragione. La loro formazione è un racconto che vogliamo sia plurale. Non basta togliere le bende e offrire un piatto caldo a 20 fratelli: gli studenti devono ritrovare il sorriso e la libertà.

 

A tutti, anche ai formatori, spetta un compito: abbandonare la 'comfort zone' nella quale spesso ci si è portati a chiudersi per evitare ansie e stress. Ma, come ha scritto William Shedd, "le navi nel porto sono sicure, ma non per questo sono state costruite". Alla PUL vengono editi fascicoli di una Collana intitolata 'Le Lanterne', che raccoglie testi utili a molti. Il sogno è che questi ragazzi - accolti e formati con tutto ciò che di bello possiamo donare loro -  diventino essi stessi 'lanterne' per altre persone, testimoniando con la propria storia responsabilità e dialogo.

 

La Lateranense si dimostra anche una Scuola di umanità

 

È un impegno di fede ma anche di profonda umanità, portando nel cuore le parole del Nazareno: "l'avete fatto a me, o lo avete negato a me" (Mt 25,31-46). Il peccato più grande è spezzare i sogni dei giovani. Una Università Pontificia deve educare e insegnare a pensare, ma soprattutto deve saper ospitare molte vite. Sono storie di giovani alberi che devono crescere e portare frutti. Il Concilio Vaticano II ci ha insegnato che tutto ciò che è autenticamente umano non può essere contrario alla fede.

 

Il Discorso della Montagna - soprattutto se letto e meditato in greco - è una 'rivoluzione' che non fa sconti. Chiama all'azione. Le Facoltà devono essere un meticciato di pensieri ma la prima regola da osservare è il rispetto della dignità dell'altro. Farsi prossimi (Lc 10,36) significa empatia, togliere le bende a chi soffre, 'sporcarsi' di verità. Senza paura, come ci testimonia Papa Francesco. Nelle lettere di Paolo troviamo il verbo epimelestai, prendersi cura (Tit 3,8): è questa la strada. Vangelo e amore per gli ultimi, pensiero e passione - anche civile - per la libertà. Possiamo farcela. Cominciando con un sorriso, e un segno di Croce.

 

Salvatore Balasco

 

 


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