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28/03/17 ore

Ruby come Rocky e Rambo



di Gerardo Mazziotti 

(premio internazionale di giornalismo civile)

 

Dopo le saghe cinematografiche dell’imbattibile pugile italoamericano e del supereroe  yankee contro i vietcong non poteva mancare quella giudiziaria di Ruby, giunta al terzo episodio. Presso il Tribunale di Milano inizierà fra breve il processo denominato Ruby Ter.

 

Questo processo nasce dalla richiesta del Tribunale di Milano alla Procura di rinviare a giudizio i testimoni della difesa perché, nel corso del processo a Berlusconi, hanno dichiarato che le serate di Arcore erano cene eleganti e non orge sessuali come sostenevano la procuratrice aggiunta Ilda Boccassini e il pm  Antonio Sangermano.

 

Il gup di Milano Laura Marchiondelli lo ha però "spezzettato” in tanti tronconi. A Milano restano, insieme all'ex premier, 22 imputati accusati di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. In altre sei Procure, invece, verranno inviate le posizioni di cinque ospiti del bunga bunga, del cantante Mariano Apicella e del pianista Danilo Mariani. Con loro verrà trasferita per il singolo episodio, anche la posizione dell'ex Cavaliere. I fascicoli verranno ora spediti per questi stralci a Monza, Treviso, Pescara, Roma, Torino e Siena.

 

Mette conto di ricordare che l’accusa di corruzione giudiziaria fu commentata dalla giornalista Giovanna Trinchella sul Fatto Quotidano dell’11 marzo 2015 con queste parole: “Se la Cassazione lo ha assolto in quanto non ci fu concussione e  non ci fu prostituzione minorile non si comprende perché Silvio Berlusconi avrebbe dovuto corrompere le Olgettine e tutti gli altri”.

 

Ammesso  che le serate milanesi fossero quelle peccaminose di cui sono convinti i Pm e i Giudici milanesi viene da chiedersi perché delle serate romane che si svolgevano a palazzo Gazioli con le “Escort” baresi, le cui prestazioni sessuali venivano regolarmente pagate, l’ex premier non è mai stato rinviato a giudizio. Eppure la bella Patrizia D’Addario raccontò ai giornali e nella trasmissione televisiva Anno Zero del 30 settembre 2009 di Michele Santoro la sua notte di sesso con un superdotato e instancabile Silvio nel letto di Putin.

 

Nessuno lo ha mai spiegato.

 

Il Ruby Uno del 24 giugno 2013 ha avuto come imputato l’allora presidente del Consiglio Berlusconi e il Tribunale di Milano lo condannò a sette anni di reclusione e alla interdizione perenne dai pubblici uffici per i reati di concussione per costrizione (telefonata alla questura di Milano per costringere i funzionari a liberare la marocchina Karima El Mahroug, detta Ruby, e a darla in consegna a una sua amica  e di prostituzione minorile e rapporti sessuali a pagamento con questa minorenne).

 

Una condanna basata solo su intercettazioni telefoniche e su alcune testimonianze. Non c’era una sola prova documentale (una foto, un filmato o anche una registrazione delle frasi che due persone normalmente si scambiano durante il rapporto sessuale), che mostrasse, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rapporto sessuale tra il cittadino Berlusconi e la minorenne marocchina. Che era il punto centrale dell’impianto accusatorio.

 

Una sentenza annullata dalla Corte d’Appello e dalla Cassazione perché non ci fu la concussione e perché l’ex premier non sapeva di avere rapporti sessuali con una minorenne.

 

Il Ruby Bis ha avuto come imputati di favoreggiamento e induzione alla prostituzione l’ex direttore del TG4 Emilio Fede, il faccendiere Lele Mora e l’ex consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, che sono stati condannati dal Tribunale di Milano e dalla Corte di Appello ad alcuni anni di reclusione  e alla temporanea interdizione dai pubblici uffici.

 

La Cassazione ha annullato le condanne e ha disposto la ripetizione del processo di Appello per accertare la effettiva responsabilità dei tre imputati nella organizzazione del bunga-bunga con le Olgettine.

 

Penso che sia legittimo chiedersi se con un arretrato di 3,5 milioni di processi penali, destinati a estinguersi per prescrizione nella misura del 92% (lo sostiene il Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti, autore di “Toghe rotte”) sia necessario, utile, conveniente insistere su una vicenda che alla stragrande maggioranza degli italiani interessa poco o nulla.

 

Temo che anziché una risposta arriverà il  Ruby Quater.

 

 

 


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