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26/05/20 ore

Tassa sui rifiuti, a Firenze quattro suore fanno "famiglia"



Una piccola, ma interessante, “perla” emerge dall’ultimo consiglio comunale di Firenze e ci viene raccontata sulle pagine dell’edizione locale di Repubblica da una testimone oculare d.o.c.. Si tratta della ginecologa Claudia Livi, combattiva consigliera del PD, che scrive di una curiosa iniziativa presa da quattro suoi colleghi - dello stesso (ambivalente) partito - che lei stessa definisce come “noti per la loro particolare sensibilità alle questioni che riguardano il clero".

 

Pare che i nostri eroi abbiano presentato una mozione “in cui si chiede la revisione della Tia (la tassa sulla nettezza, per intendersi) per le strutture religiose destinate ad uso residenziale”. Niente di nuovo, si tratta - sembrerebbe - di una delle solite trame che cercano di far esentare le strutture religiose da questa o quella tassa che poi, corrispondentemente, andrà a pesare un po’ di più sulle spalle di chi religioso (di mestiere) non è.

 

La polemica sull’ICI della Chiesa è troppo nota per riaprire il caso, ma nella vicenda fiorentina si scopre un fattore che definirei esilarante, più che scandaloso. Ebbene, nella mozione presentata per favorire lo ’sconto sulla nettezza', si è cercato di equiparare l’utenza della struttura religiosa ad un’utenza “domestica” anziché, come dovrebbe essere, ad un’utenza “non-domestica”.

 

Secondo la motivazione della proposta la comunità religiosa che dovrebbe usufruire della tariffa ridotta “si configura come un regolare nucleo famigliare costituito da persone conviventi aventi la medesima residenza”. “Nucleo famigliare”, notate bene. In pratica, ci fa notare la battagliera Livi, pur di ottenere uno sconto i pasdaran del cattolicesimo piddì sono dispostissimi ad ampliare il concetto di famiglia ad “un gruppo di suore che vivono insieme sotto lo stesso tetto”, mentre inorridiscono all’idea che lo stesso concetto venga allargato ad “una coppia che ugualmente condivide la casa da 20 anni”.

 

Si può intendere come famiglia un gruppo di frati, ma non “due gay conviventi”. E’ stato detto e ridetto con estrema supponenza da tutti i cantori di destra e di sinistra della difesa della famiglia - dai promotori del Family Day in là - che solo una coppia, vincolata dal matrimonio e formata rigorosamente da un uomo e da una donna (possibilmente sempre incinta), costituiscono secondo la Costituzione e secondo il Diritto Naturale quel nucleo fondamentale della società che ha il diritto di essere chiamato ‘famiglia’.

 

In realtà lo sbandierato collegamento fra matrimonio e Diritto Naturale, tanto caro ai democristiani di allora e ai cattolici di ogni schieramento attuale, contiene una contraddizione già evidenziata ai tempi della Costituente: "...ritengo che sia un gravissimo errore, che rimarrà nel testo della nostra Costituzione come una ingenuità, quello di congiungere l'idea di società naturale - che richiama al diritto naturale - colla frase successiva "fondata sul matrimonio", che è un istituto di diritto positivo", (Piero Calamandrei, Assemblea Costituente in Seduta Plenaria, 23 aprile 1947).

 

Gli articoli della Costituzione relativi al rapporto fra coniugi derivano da quell'ambiguo compromesso tra comunisti e democristiani (con Togliatti che per salvare gli accordi sottobanco non esitò a votare contro il suo stesso partito) che si accordarono sulla definizione di famiglia in cui le tesi giusnaturaliste di La Pira furono attutite (ma non rifiutate come avrebbero voluto i socialisti).

 

Alla fine della lunga discussione furono approvati due articoli poi modificati e riassunti nel noto art. 29:"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare". Non c'è alcun riferimento a uomini e donne, come si può leggere, ma per i talebani di casa nostra tutto questo non conta, si può bellamente mentire e affermare cose che non esistono.

 

La famiglia può essere solo quella 'formata da un uomo e da una donna', tutto il resto è altro e non gli si possono riconoscere gli stessi diritti. Fine della discussione. Fino a che non c’è da risparmiare sulle tasse. Allora i princìpi incrollabili crollano e le inalterabili verità vengono alterate: potenza degli sconti.

 

D’altra parte è noto che i politici in prima fila nella difesa della famiglia la amano a tal punto da averne sempre almeno un paio: quella con la prima moglie e poi un'altra con la seconda moglie o con eventuale (e, secondo loro, altamente irregolare) convivente more uxorio; a parte Formigoni che vive in una comunità di tipo monastico per soli uomini, ma vabbé, sarà "famiglia" pure quella.

 

Insomma, per farla breve: se si vuole (ma non è obbligatorio) sancire e vedersi riconosciuta socialmente un’unione, si dovrebbe parlare, né più né meno, di un semplice contratto cioè di un accordo fomale fra persone adulte e consenzienti. E, come in ogni contratto, i sottoscrittori hanno diritti e doveri che la società stabilisce tramite il Codice Civile. Indipendentemente dal sesso e dal tipo di legame o di finalità (comprese quelle notturne) che uniscono i sottoscrittori stessi.

 

Questo è il matrimonio, se si riesce ad uscire da quella fantomatica interpretazione religiosa che pretende una sua presunta ‘sacralità': un contratto, quindi, non un sacramento.

 

Lo disse perfino un democristiano doc: "Pur essendo molto caro ai democristiani il concetto del vincolo sacramentale nella famiglia, questo non impedisce di raffigurare anche una famiglia, comunque costituita […] dotata di una propria consistenza che trascende i vincoli che possono solo temporaneamente tenere unite due persone" (Aldo Moro, I Sottocommissione per la Costituente, discussione dell’art. 29, 5 novembre 1946).

 

E ce lo dicono a chiare lettere anche quegli sprovveduti consiglieri fiorentini di area cattolica che per far risparmiare sulla nettezza hanno ritenuto che quattro suore facessero una famiglia. Il resto sono solo un mucchio di ipocrite sciocchezze e lo sanno tutti. Fine della discussione (speriamo).

 

Fabio Della Pergola

 

 


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