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20/05/19 ore

Diciotti: un dibattito sballato



di Mauro Mellini

     

Comunque vada a finire il voto del Senato sulla richiesta di incriminazione di Salvini per la vicenda dei migranti della nave Diciotti, sarà un voto a vanvera che concluderà un dibattito sballato che vede impegnate (si fa per dire) parti che non sanno su cosa votano e tutti, chi più e chi meno, sono preoccupati solo degli effetti pubblicitari ed elettorali della questione.

 

Nel corso delle polemiche ne abbiamo intese di tutti i colori sull’oggetto stesso del voto, su quelle che dovrebbero essere le ragioni del SI’ o del NO, su gli aspetti del comportamento del Ministro che dovrebbero essere vagliati etc. etc.

 

Fare una esposizione della questione giuridica alla luce dell’art. 95 della Costituzione così come riformata nel 1989 è qui ed ora inutile, visto che i contendenti hanno parlato d’altro e di altro si sono preoccupati e si preoccupano.

 

Catalogare le deviazioni del dibattito e le “ragioni” (cioè le sragioni) addotte dalle parti sarebbe fatica inutile e sprecata.

 

C’è da premettere che la legge costituzionale che ha modificato il disposto costituzionale originario, non priva di aspetti negativi, è tutt’altro che limpida nel disegno e nei particolari.

 

C’è pure da ricordare che del procedimento per i reati ministeriali non sono mancate applicazioni (e disapplicazioni) evidentemente erronee, tali da rappresentare un abuso cui Magistratura e Parlamento hanno concorso per il raggiungimento di loro finalità. (Basti ricordare la disapplicazione del procedimento “speciale” per i reati ministeriali nei confronti di Andreotti).

 

Ma nelle discussioni su questo caso (e non solo quelle nei negozi di barbieri) ne abbiamo intese di tutti i colori. Chi ne avrà il tempo e non mancherà della capacità potrà dedicarvi qualche bellissimo saggio.

 

Quello che più mi preoccupa nella panoramica delle sciocchezze, è che nessuno pare abbia un minimo di attenzione e di conoscenza in ordine al punto centrale della questione: quale sia il “reato ministeriale” commesso non solo “in occasione” dell’esercizio delle funzioni di Governo, ma con atti che, per quanto ipotizzabili come distorti e viziati da finalità criminose, rientrerebbero nel novero dell’esercizio del potere Esecutivo del Governo.

 

Sentire sparlare di “uguaglianza” di fronte alla legge o, all’opposto, di considerazioni delle “buone intenzioni dell’accusato, sono cose che fanno dubitare della conoscenza e del rispetto della Costituzione, anche cittadini di un livello superiore di preparazione.

 

I danni che questi sciagurati si accingono disinvoltamente ad infliggere alla Nazione sono oramai quelli alle sue strutture portanti delle istituzioni repubblicane…

 

 


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