Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

03/03/26 ore

La Costituzione non è un testo sacro ed è stato modificato più volte



Maurizio Griffo *

 

(da Mente Politica)

 

In una campagna elettorale referendaria è, purtroppo, una pura illusione ritenere che si possa discutere esclusivamente in termini pacati e razionali dei termini del provvedimento che è oggetto della consultazione, valutandone serenamente i pro e i contro. 

 

Occorre, realisticamente, accettare che la comunicazione si semplifichi affidandosi a parole d’ordine apodittiche o a slogan riassuntivi. Slogan che più che alla ragione si appellino alla emotività di ciascuno, sollecitando risposte istintive e non meditate

 

Tuttavia, pur scontando questo clima agitato come un inevitabile corollario di una contesa democratica libera, c’è uno slogan, ma forse sarebbe più appropriato definirlo un grido di battaglia, che mi appare decisamente insopportabile e che richiede una messa a punto fattuale, perché, anche in campagna elettorale, a tutto c’è un limite.

 

Lo slogan, o il motivo polemico cui faccio riferimento può essere espresso nei termini seguenti: la costituzione più bella del mondo, frutto del lavoro dei nobili padri costituenti, non si tocca e non si modifica. Una simile posizione, dal punto di vista assiologico, potrebbe essere intesa come la manifestazione di un malriposto fanatismo costituzionale teso a sacralizzare la nostra legge fondamentale, come tale essa potrebbe essere rubricata quale una opinione e quindi avere diritto di cittadinanza nella discussione pubblica. 

 

Tuttavia, si tratta di un’affermazione che ha il grave, e ahimè insormontabile, difetto di essere falsa dal punto di vista fattuale, condizione che ne inficia anche il valore di rispettabile opinione. La costituzione italiana, infatti, dall’epoca della sua approvazione è stata modificata molte volte, se non sbaglio più di cinquanta, e negli ultimi cinque anni ben cinque volte. Senza alcuna pretesa di esaustività converrà richiamare brevemente alcune delle modifiche più significative votate negli ultimi decenni.

 

Nel 1993, sotto la spinta di “tangentopoli” venne modificato l’art. 68, ridimensionando fortemente la immunità parlamentare e alterando, in modo permanente, l’equilibrio tra l’universo politico e l’ordine giudiziario.

 

Nel 2001 con la modifica del titolo V sono stati aumentati i poteri delle regioni ordinarie senza inserire una clausola di supremazia nazionale e senza prevedere una sede di raccordo e di cooperazione tra stato e regioni. Una riforma che ha aumentato in modo considerevole il contenzioso legale tra stato e regioni indebolendo il sistema paese quando la globalizzazione richiedeva un suo rafforzamento.

 

Nel 2019 è stata approvato una diminuzione dei parlamentari delle due camere; un taglio lineare che non ridisegna in alcun modo le funzioni dei due rami del parlamento. Una misura demagogica e punitiva nei confronti della classe politica che non ha migliorato in nulla la funzionalità delle nostre istituzioni.

 

Non tutte le modifiche, però, sono state così negative. Nel 1999 è stata approvata una significativa riformulazione dell’art. 111 relativa ai principi del giusto processo. In particolare, la nuova stesura dell’articolo stabilisce che “la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge”, specificando poi che “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”.

 

La riforma attualmente in discussione si riallaccia logicamente all’art. 111. Con la separazione delle carriere essa vuole tradurre in pratica il principio del giusto processo garantendo, in questo modo, che esso si svolga, appunto, “davanti a giudice terzo e imparziale”.

 

In sostanza la costituzione non è un testo sacro ed è stato modificato a volte bene e a volte in modo incongruo; la riforma attualmente in discussione risulta pienamente coerente con i principi enunciati nell’art. 111 e va ragionevolmente approvata.

 

* Ordinario di storia delle dottrine politiche - Università di Napoli

 

(da Mente Politica)

 

 


Aggiungi commento


Archivio notizie di Agenzia Radicale

é uscito il N° 119 di Quaderni Radicali

"EUROPA punto e a capo"

Anno 47° Speciale Maggio 2024

è uscito il libro 

Edizioni Quaderni Radicali

‘La giustizia nello Stato Città del Vaticano e il caso Becciu - Atti del Forum di Quaderni Radicali’

qrtv.jpg

Aiutiamoli a casa loro? Lo stiamo già facendo ma male.