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21/09/17 ore

Da Casaleggio a Casalino: breve declinazione del grillismo


  • Paolo Izzo

Quando c'era lui, con la sua aria di filosofo e un ermetismo alla Pasquale Panella, ultimo controverso paroliere di Battisti, qualcuno si stava ancora chiedendo se dietro il simbolo a cinque stelle ci fosse una scuola alberghiera, un casting televisivo o, più banalmente, una setta religiosa; quando c'era Gianroberto Casaleggio, ideologico ideologo di Beppe Grillo, il movimento fondato dall'ex comico genovese era, tuttavia, in grande ascesa.

 

L'apparente partecipazione allargata a chiunque avesse un computer collegato a internet, la traduzione dello sdegno anti-politico in un succinto turpiloquio di massa e, soprattutto, lo sbandierato rifiuto di comunicare attraverso i media tradizionali, erano la sua forza: Grillo e i suoi, per statuto, non rispondevano ai giornalisti e così i giornalisti andavano da loro, instancabilmente e insistentemente, contribuendo di fatto al loro successo.

 

Oggi in apparenza non è cambiato niente, ma forse è cambiato tutto. E il sintomo più evidente di questa evoluzione, o involuzione che dir si voglia, è l'attuale amministratrice della città di Roma, Virginia Raggi.

 

Pochissima politica, molte vicende opache - ovviamente "a sua insaputa" - e l'idea costante di essere oggetto di una persecuzione da parte di media e giudici: questi elementi danno alla sindaca della Capitale il benvenuto ufficiale proprio in quella partitocrazia (o movimentocrazia, se si preferisce) che in origine i grillini sembravano voler combattere, scimmiottando maldestramente i radicali. Con l'aggravante che oggi gli esponenti del movimento co-fondato da Casaleggio possono andare in televisione, a patto che siano ben istruiti su cosa rispondere ai giornalisti. 

 

Virginia Raggi, prima di andare da Enrico Mentana a La7, ha fatto un briefing pre-televisivo con Rocco Casalino, ex concorrente del primo Grande Fratello, ex tuttologo da talkshow e attuale "coordinatore della comunicazione nazionale, regionale e comunale del Movimento 5 Stelle". Tanto per rimanere in ambito televisivo, la "domanda che sorge spontanea" è che cosa penserebbero di tutto ciò, non solo Gianroberto Casaleggio, ma anche Pietro Taricone, se fossero ancora vivi.

 

(http://paoloizzo.wordpress.com)

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSocialista 2017-02-05 23:57
è alla fine solo aspetto come gli altri della putrefazione generale culturale e del dissesto ideologico imperante imposto.
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0 #2 ilSocialista 2017-02-05 23:56
adesso, passata la cesoia della globalizzazione monetarista-lib erista, di capelli non ce ne è rimasto manco uno e la totale calvizie è divenuta la nuova norma; questi pensano di poter fare politica senza uno strraccio di retroterra culturalee di progetto sociale basandosi rigorosamente sulla teoria dell'antiteoria per cui l'improvvisazio ne e l'estemporaneit à formale e contenutistica e pratrica divengono LA regola; in questo senso questo genere di populismo improvvisato non ha speranze di potersi conmtrapporre realmente ed efficacemente allo strapotere monetarista-lib erista; e sembra avere assunto il peggio del potere senza averne la potenza finanziaria
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0 #1 ilSocialista 2017-02-05 23:47
purtroppo il M5S dimostra di essere figlio legittimo di questi termpi, ovvero di lustri e decenni di desertificazion e culturale elevata a sistema globale; in questo senso è molto affine al renzismo e ha anche ascendenze chiaramente berlulconiane; ogni forma di cultura politica e storica è vista come una zavorra ed un retaggio superfluo del passato in una rifondazione concettuale che si fonda tutta sulla democrazia diretta di cui però, a parte la intenzione, non si specifica la applicazione normativa costitutiva nè la declinazione sociale; i movimenti politici del novecento avevano un apparato teorico enorme ed ipertrofico con bliblioteche intere di testi e di centinaia e centinaia di correnti; di correnti pronte a spaccare il capello in diecimila.
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