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17/10/19 ore

Venezia Cinema 2013, due Sicilie che più diverse non potrebbero essere e l'oscuro, inquietante Nord Est



Via Castellana Bandiera trasposizione cinematografica dall'omonima piece (Rizzoli 2009) di Emma Dante, l'affermata attrice regista di teatro palermitana al suo esordio nella fiction, e Summer 82 when Zappa came to Sicily di Salvo Cuccia, epico documentario sul concerto della Rock Star interrotto dopo soli 66 minuti, causa scontri tra Celerini e  pubblico della Favorita, lo stadio comunale di Palermo.

 

Un western al femminile il primo, con le rivali che si fronteggiano, determinate entrambe a non concedersi la precedenza  in un vicolo di una favela palermitana nel quale si ritrovano imbottigliate nelle rispettive auto, nel posto e nel giorno sbagliato per entrambe.

 

Due vite difficili quelle di Rosa (Emma Dante) e Samira (Elena Cotta), due occasioni di rivalsa, di sfogo di un odio che dura da sempre e non trova redenzione se non paradossalmente nell'autodistruzione. Con i maschi di contorno che organizzano un giro di scommesse , ovviamente truccate, su chi delle due sarà la più tosta,allo scopo di cavarne la quotidiana pagnotta, oltre la quale c'è ben poco da intravedere all'orizzonte. Desolazione sociale, miseria morale e materiale, assenza di uno Stato che contribuisce alla proliferazone criminale grande e piccola e ad incoraggiare la violenza privata come sola possibilità di giustizia.

 

Sicilia come metafora di una nazione Italia sempre più improbabile, di cui continua a essere rassegnatamente e a quanto pare ineluttabilmente, il perfetto capro espiatorio.

Ed è proprio da Via Castellana Bandiera,  nella lunga sequenza finale, che la regista mette in scena una lunga, impossibile grande fuga: scappare insieme da tutti  i Sud e le periferie del mondo.

Le idee e il ritmo ci sono e anche le emozioni forti e pure.

Per  Emma Dante,smaliziata teatrante, questa è la prima esperienza nel cinema e ci lascia ben sperare, filmicamente in meglio, per la prossima.

Questa rimane comunque interessante e originale e non solo per il pianeta Sicilia e i suoi antichi e moderni abitatori.

 

Salvo Cuccia, in Summer 82 when Zappa came to Sicily , è appena ventenne quando da bersagliere di leva ad Aviano, apprende la notizia: il 14 luglio, festa di Santa Rosalia ma anche giorno del suo compleanno, nella sua Palermo si esibirà nientepopodimenochè... l'amatissimo Frank (Vincent) Zappa. Poteva perderselo?

 

Approfittando di un passaggio in auto  offertogli dal padre che torna da Francoforte con un carico di auto usate comprate in Germania, percorre insieme a lui tutto lo stivale, felice di quella presenza e della compagnia paterna tanto agognata, con il quale può finalmente divertirsi e scherzare per tutto il viaggio.

 

Ma a Palermo arrivano sfortunatamente a spettacolo concluso ed è per colmare quella perdita che quasi trent'anni dopo (2009) sempre durante la festa della Patrona, decide con il suo entourage di realizzare e poi regalare a Venezia, questo documento estremamente toccante sia per i protagonisti sullo schermo, in primo luogo la famiglia Zappa, che per il pubblico in sala e per i moltissimi che, in quella leggenda che si rimaterializza nel film, non hanno mai smessso di credere.

 

Salvo incontra per primo Massimo Bassoli,  biografo e grande amico di Zappa, che gli racconta del tour italiano a cui partecipò e delle impressioni forti che suscitò su Frank. Come quando l'accompagnò a Partinico, città d'origine dei Zappa, , quell'afoso pomeriggio che precedeva il concerto. E lui di ritorno  che racconta on stage ai suoi musicisti l'impressione fortemente deprimente avuta da quel breve pellegrinaggio, per le strade polverose in mezzo al nulla ma soprattutto, la desolazione della cittadina semideserta e di come non riesca a spiegarsi come suo nonno abbia avuto l'ardire, quasi analfabeta, di lasciare quel borgo per gli Usa senza parlare una parola di inglese e anche solo pensare di integrarsi in una cultura così lontana ed estranea. Nelle riflessioni del nipote un'impresa davvero titanica per quei tempi, per un uomo senza alcuna esperienza di viaggi ed esperienze intercontinentali, com'era il suo avo.

 

E qui le storie di tutti si incrociano: Salvo e sua moglie Eleonora accolgono Gail, la moglie di Zappa, i loro figli Moon, con la piccola Mathilda, Diva e Dweezil. Insieme scoprono anche cosa accadde la fatidica sera del 14 luglio1982 quando l'aria era ancora intrisa della febbre dei mondiali di calcio appena vinti, ma anche della spaventosa guerra di boss che aveva appena provocato la centesima vittima dei cento giorni di Dalla Chiesa e come non bastasse, avevano rapido corso i febbrili preparativi per la festa di Santa Rosalia che spostava grandi masse di devoti e non, verso il centro della città.

 

 

Il fumettista Tanino Liberatore  ibridando Ranxerox, sua creatura cyber-punk con l'immagine Frank, inventò all'uopo Frankxerox che con un'acchiappamosche in mano incedeva minaccioso sulla copertina del disco di quell'anno “The man from Utopia” contro una folla di esaltati.

 

Le Polizia era sotto pressione e il concerto fu un vero disastro: i celerini sgomberarono lo stadio e i ventimila spettatori furono costretti alla fuga, tra botte e lacrimogeni, dopo solo 66 minuti di un concerto dalla pessima acustica e godibilità visiva. Con un palco altissimo montato sul centro campo dello stadio La Favorita e la band senza alcuna visuale sulle gradinate, per la pessima illuminazione del Service di allora.

 

Ma fu grazie a quel concerto mancato che i figli e la moglie di Frank sono arrivati da Los Angeles alla scoperta delle sue e delle loro origini. Ricevuti a Partinico da un sindaco che per il suo completo gessato fa a Dwezil  l'impressione di un personaggio di Miami Vice e dalla popolazione a cui si aggiungono zappiani provenienti da varie parti della Sicilia.

 

Al loro cospetto viene inaugurata "via Frank Zappa Musicista" e con lo stesso nome anche un'aula scolastica nell'Istituto in cui il nonno frequentò a suo tempo la sua prima classe alle elementari.

Ricevono la cittadinanza onoraria, pranzano con i numerosi parenti e tutto avviene in una riunione tra mondi lontani, separati da un secolo. La commozione è continua e sincera, gli abbracci sono più che calorosi e "gli americani" del gruppo apprezzano e riprovano quel calore di cui Frank, raccontano, era generoso elargitore come padre e marito, oltrechè come artista, anche nei confronti delle orchestre che si avvicendarono nella sua storia musicale e concertistica.

 

Salvo Cuccia ricostruisce questo puzzle complesso in cui il desiderio di raccontare la sua storia  per riconnettersi al padre venuto a mancare due mesi dopo quel viaggio in macchina e commemorarlo, si intreccia con la storia e i medesimi desideri della famiglia dell'artista e con le immagini di quel tour italiano, in una processo in cui ciascuno è legato all'altro per ricostruire il proprio passato ma anche per completare il proprio personale ritorno al presente.

 

Massimo Bassoli, autore e cantante per scommessa, racconta dello scherzo musicale da lui improvvisato durante il  soundcheck precedente lo spettacolo, Tengo una minchia tanta, composto proprio per divertire Frank che gli aveva chiesto di insegnargli le parolacce italiane più usate . Noto finora solo ai più appassionati tra gli esegeti e i fans di Zappa ma da oggi di  pubblico dominio, doveva essere lo spiritoso regalo della Star al suo pubblico nel segno della comune appartenenza culturale.

 

"I ragazzi di tutte le generazioni hanno avuto i loro idoli, io ho avuto Frank Zappa", confessa il regista.

"Sono cresciuto in un piccolo paese in provincia di Palermo e a quattordici anni ho cominciato a suonare la chitarra; la musica ha rivestito per  me un ruolo di emancipazione e di distacco da un contesto gretto, ancora legato alla società arcaica da un lato e intriso di mafia dall'altro.

Sognavo San Francisco, Berkeley e la California e speravo di poter dare un giorno il mio contributo al cambiamento sociale attraverso la musica.

 

Zappa rappresentava per me la ribellione e la modernità: amavo il suo umorismo dissacrante e il modo in cui attingeva da tutti i generi, li fagocitava e li rielaborava in un nuovo coerente contesto.

Il funk, il jazz, il pop, nelle sue mani diventavano altro, “il suo suono”, il punto di congiunzione

più forte tra le musiche del '900, dal pop alla musica colta.

Per me che indago da diversi anni i mondi del documentario, del cinema di finzione e della videoarte per fonderli insieme, Zappa è il perfetto esempio di esploratore di linguaggi.

 

E in fondo racconto questa storia per ricordarmi di mio padre e di quell'ultimo  viaggio insieme a lui lungo un giorno". Viaggio al quale la moltitudine intergenerazionale di amici di Frank vorrà con gioia partecipare, riconoscente verso chi gli ha fornito attraverso quest'opera, il prezioso biglietto d'imbarco.

 

P.S.

Le coincedenze non sono finite: oltrechè arcinoto anniversario della presa della Bastiglia, il 14 luglio fu nel 1820 anche la data d'inizio della rivoluzione indipendentista sicilana che proprio a partire dall'adunata cittadina che festeggiava la santa patrona si potrasse fino all'anno seguente con eventi politici, istituzionali e militari rilevanti. A Baltimora, città natale di Zappa, gli italo o meglio i siculo-americani celebrano la Santa in contemporanea con i parenti palermitani.

 

 

Piccola Patria (sezione orizzonti)

 

E dall'estremo Sud al profondo Nord il passo non è poi così lungo visto quello che Alessandro Rossetto,apprezzato documentarista, racconta in questa sua prima fiction in carriera.

 

Due ragazze un’estate, il desiderio di andare via da un piccolo paese della provincia triveneta. Luisa è piena di vita, disinibita trasgressiva; Renata è oscura,arrabbiata, bisognosa d’amore. Le vite delle due giovani raccontano la storia di un ricatto, di un amore tradito, di una violenza subita: Luisa usa Bilal, il suo fidanzato albanese, Renata usa il corpo di Luisa per muovere i fili della propria vendetta. Entrambe vogliono lasciare la piccola comunità che le ha cresciute, tra feste di paese e raduni indipendentisti, famiglie sfinite e nuove generazioni di migranti presi di mira da chi si sente sempre minacciato. Luisa, Renata e Bilal rischieranno di perdersi, di perdere una parte preziosa di sé, di perdere chi amano, di perdere la vita.

 

In conferenza stampa le prime due domande lamentano la mancanza di speranza descritta nei contenuti ed è il regista a rispondere, a spiegare: "Il film è stato da subito pensato sul  modello della tragedia classica. L'amore non stravince ma qualcosa comunque ottiene e forse una pistola alla fine non sparerà...". E sulla desolazione dei caratteri, delle relazioni e dei valori che nell'intreccio creano una tensione che ricorda un pò le atmosfere Hanekiane (Funny games) risponde " Il Veneto, insieme al Nord Est tutto, ha vissuto una rapida trasformazione da società contadina a polo industriale di rilevante produttività e questa accelerazione-lacerazione non poteva che causare aspri conflitti non solo nel sociale e nell'insieme della cultura locale ma anche nei rapporti di forza negli ambienti del lavoro e all'interno delle famiglie".

 

Discorso ripreso anche dal cast i cui componenti rivelano di aver lavorato non solo sulla psicologia dei personaggi ma anche e soprattutto sulle loro dinamiche sociali, indagando per esempio come sia cambiato  il contesto in cui i corpi dei figli crescono e si sviluppano, misurandosi anche relazionalmente all'interno del nucleo familiare.

 

E di come personaggi e caratteri decisamente negativi siano poi solo portatori di dolori troppo grandi da esprimere e gestire senza produrre a loro volta altra sofferenza, affanno o al peggio finanche tragedie e lutti.

La confezione dell'opera fa tesoro dell'esperienza documentaristica del regista e vuole costituirne un superamento che va oltre lo schema ortodosso del docufiction, nelle riprese dall'alto di un territorio (oltrechè di un umanità) ferito in nome di uno sviluppo  già esauritosi nei modi e tempi che ben conosciamo in quasi tutta Europa e oltre.

 

Piccola patria presenta la zona oscura dela nostra cultura,del nostro presente, radicata profondamente nel Nord Est ma tutt'altro che specifica.Una realtà non solo triveneta, italiana o europea ma ormai globale.

E allo stesso tempo intima e in questo senso quasi unviersale.

Speciale menzione alle musiche e ai performer: Paolo Segati, Alessandro Cellai e Maria Roveran.

Il film non ha ancora una distribuzione e la merità ampiamente.

Ci sono contatti in corso e auguriamo ai fautori che si arrivi presto a un positivo esito.

 

William Friedkin è il  primo artista a ritirare un premio quest'anno al festival: è suo il Leone d'oro alla carriera.

 

Scardinatore delle regole del documentario in televisione per il suo sguardo asciutto e spietato, al punto da essere considerato l'iniziatore di quella stagione che fu poi battezzata come La Nuova Hollywood, ha rivoluzionato l'horror e il poliziesco inventando di fatto il moderno Blockbuster con titoli indimenticabili quali Il braccio violento della legge (5 Oscar), L'esorcista (10 nominations), Il salario della paura (remake di Vite vendute di Clouzot del 1953), Cruising con Al Pacino (1980) e Vivere e morire a Los Angeles.Tutti titoli ampiamente rivalutati come autentici capolavori."Venezia è una casa spirituale per me. Il Leone è qualcosa che non mi aspettavo ma sono onorato di riceverlo con gratitudine e amore; e poi riceverlo dopo la proiezione del restaurato Salario dela paura che è stato per me il film più difficile da realizzare, è una grande soddisfazione e gioia ,una  vera resurrezione di Lazzaro".

 

 

Ultimora:

sono appena sbarcati dal motoscafo all'Excelsior Nicholas Cage, per chi non lo sapesse nipote di Francis Ford Coppola, venuto a presentare il suo Joe, una storia di straordinaria redenzione e la principessa di Star-Wars Carrie Fisher di nuovo sul set n.7 della saga.

 

L'impero continua a colpire, si salvi chi può.

 

Vincenzo Basile

 

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