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24/09/17 ore

74.sima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: Nouvelle Vague Italiana? Realtà Virtuale e Netfix prossime frontiere?



di Vincenzo Basile

 

Per il direttore della Mostra lagunare, Alberto Barbera, riguardo al cinema italiano la stagione si è rivelata “Ottima. Perché alla quantità sempre alta dei film prodotti, quest’anno si è aggiunta una notevole qualità media. E per questo ci siamo trovati piacevolmente in difficoltà avendo visto tanti film interessanti da scegliere. Questo è il motivo della presenza dei molti film italiani nelle varie sezioni; mi sembra che il giovane cinema italiano stia vivendo un cambio generazionale che lo porta a confrontarsi più agevolmente con il mercato. Non solo interno, ma anche estero”.

 

Su questa scia probabilmente rientra la collocazione di Novecento e Deserto Rosso nella sezione Classici.

 

A presiedere la Giuria del Concorso (il Festival si terrà al Lido di Venezia dal 30 agosto al 9 settembre 2017) sarà l'attrice Annette Bening. Giudici a latere Jasmine Trinca, migliore attrice a Cannes e  Anna Mouglalis. Presenze italiane anche nella Giuria Orizzonti, presieduta da Gianni Amelio, con Greta Scarano, a quella di Venezia Classici presieduta da Giuseppe Piccioni.

 

“Quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo deciso di rompere gli indugi correndo il rischio di dedicare un inedito concorso ai prodotti di Realtà Virtuale (più sinteticamente VR), non potevamo immaginare che avremmo ricevuto più di 100 proposte di cortometraggi, lungometraggi e installazioni (interattive e non), tra le quali poter scegliere i 22 titoli da sottoporre al giudizio di una giuria internazionale, e a degli spettatori che accederanno al nuovo spazio allestito sull’isola del Lazzaretto Vecchio di Venezia.

 

È probabile che la VR non sia e non sarà lestensione del cinema il suo futuro, ma qualcosa d’altro e di diverso, destinato a coesistere con esso e a radicarsi in spazi dedicati (sale create ad hoc, musei di arte contemporanea, ecc.).

 

 

Il fatto, tuttavia, che così tanti artisti e cineasti contemporanei siano al lavoro per sperimentare le potenzialità espressive e creative del nuovo linguaggio, ci è parsa una motivazione largamente sufficiente a giustificare la scelta compiuta. Più che l’istantanea del presente, o la foto-ricordo della stagione del cinema che stiamo vivendo, i film che proponiamo sono in certo qual modo la percezione del futuro, l’indicazione di una o (meglio) più vie che si aprono sul domani, scrutano l’orizzonte per avvistare un “dopo”.  Se non ci siamo troppo discostati dalla precarietà di questo traguardo, possiamo ancora una volta rivendicare un senso al nostro lavoro. Tra gli attesissimi Laurie Anderson e Tsai Ming Liang”.

 

 

Per la 74a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, si è seguito un nuovo schema”. Lo ha detto anche il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta. A seguire il direttore del Festival Alberto Barbera che film dopo film ha sinteticamente commentato le opere in gara, evidenziando la forte presenza del cinema italiano: "Siete abituati a sentirmi dire che il cinema italiano produce tanto a discapito della qualità ma quest'anno le cose sono andate diversamente.

 

Ci sono tanti film italiani, e la qualità è molto alta. Se è vero che una rondine non fa primavera, 3, 4 o più sono un segnale. Forse ci troviamo di fronte alla nascita di una piccola nouvelle vague, chi lo sa? I film interessanti però sono molti, provenienti da registi giovani che hanno la voglia di sperimentare modelli espressivi nuovi, che si allontanano dalla solita commedia all'italiana o dal cinema autoriale autoreferenziale. Film molto diversi fra loro, e abbiamo cercato di dare attenzione a tutti.

 

 

Veniamo al concorso:

 

Human Flow, il documentario dell'artista cinese Ai Weiwei sui fenomeni migratori di tutto il mondo.

 

Mother! Il nuovo lavoro di Darren Aronofsky, con un cast straordinario. La Paramount non voleva presentare il film ai festival per paura degli spoiler, e quindi non posso dirvi nulla ora.

 

Suburbicon di George Clooney. Il nuovo film da regista di Clooney bastato su una vecchia sceneggiatura dei Coen, rivista da Clooney che gli ha aggiunto un sottotesto politico contemporaneo, molto interessante .

 

The Shape of Water Il più bel film di Guillermo del Toro degli ultimi 10 anni, tra La bella e la bestia e Il mostro della laguna nera.

 

L’insulte di Ziad Doueiri, film libanese su un processo che vede a confronto un palestinese rifugiato in Libano e un cristiano libanese di estrema destra, scritto in maniera straordinaria".

 

La villa, girato alle Calanche, uno dei più belli di Robert Guediguian, con un cast notevole".

 

Charley Thompson (Lean on Pete). Dopo 45 anni, High firma un film americano, la storia del rapporto tra un adolescente e un cavallo.

 

Mektoub, My Love: Canto Uno,  sapete tutti quando sia atteso il nuovo film di Abdellatif Kechiche. Canto uno perché ce ne sarà un secondo, e forse anche un terzo".

 

Sandmen No Satsujin (The Third Murder)di Hirokazu Kore'eda. Uno dei grandi registi giapponesi contemporanei per la prima volta a Venezia con un’opera processuale, sull'impossibilità di raggiungere la verità e una riflessione sulla giustizia.

 

Jusqu’à la garde di Xavier Legrand. "Un film durissimo, un'opera prima che parla di violenza familiare.

 

Ammore e malavita di Manetti Bros. Uno dei quattri italiani in concorso, un musical napoletano sulla camorra e i neomelodici, divertentissimo e pieno di citazioni.

 

Foxtrot di Sameul Maoz. Un film sulla guerra, duro ma non solo realistico e con un approccio più complesso e articolato, quasi surreale.

 

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, terzo film di Martin McDonagh, con un cast impressionante, largamente anticipato.

 

Anna, Opera seconda di Andrea Pallaoro, un film austero che ha un solo attore, Charlotte Rampling, sempre in scena, con una grande interpretazione.

 

Downsizing di Alexander Payn.  È il film di apertura, di cui si sa quasi tutto, una fiaba venata di fantascienza.

 

Jia NIan Hua (Angels Wear White)di Vivian Qu. Suo secondo film, sulla condizione femminile in Cina e la corruzione del paese asiatico.

 

Una famiglia di Sebastiano Riso. Un salto di qualità rispetto al primo film di Riso, su un tema sensibile come quello dell'utero in affitto, trattato in maniera particolarissima.

 

First Reformed, Paul Schrader lo considera la summa del suo cinema, destinato a dividere e sconcertare.

 

Sweet Country di Warwick Thornton. Secondo film dopo la Camera d'or a Cannes, diretto da un regista aborigeno che racconta una storia di aborigeni, un western politico.

 

The Leisure Seeker di Paolo Virzì. Primo film americano di Virzì, che parte da commedia e poi alterna toni leggeri e amari, con grandi prove d'attore.

 

Ex Libris - New York Public Library, Friederich Wiseman per la prima volta in concorso a Venezia con un film che porta per tre ore all'interno di questa istituzione tutt'altro che legata al passato.

 

ORIZZONTI:

 

Nico di Susanna Nicchiarelli. Un film in inglese, con attori stranieri, uno di quei film italiani che si misurano con nuovi modelli spettacoli e con il mercato internazionale.

Napadid Shodan (Disappearance) di Ali Asgari. Uno dei tre di autori iraniani in Orizzonti, cresciuto in Italia. Il film è un'opera prima girata a Teheran.

Espèces menacées di Gilles Bourdos. Un mosaico, il ritratto del disagio esistenziale della Francia di oggi.

The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirski. L'unico film americano in Orizzonti, un documentario che ricostruisce un famoso caso di cronaca nera, la violenza sessuale subita da una ragazza nera in Alabama.

Caniba di Lucien Castaing-Taylor, Verena Paravel. Dagli autori di culto di Leviathan, un film disturbante che ricostruisce il caso di uno studente giapponese a Parigi che divorò una studentessa di cui si era innamorato e che l'aveva respinto, e che non fu mai condannato. Astenersi stomaci deboli.

Les Bienheureux di Sofia Djama. Opera prima algerina che riflette sul fallimento delle primavere arabe.

Marvin di Anne Fontaine. Tratto da un romanzo di enorme successo in Francia, la storia un giovane omosessuale che vive in provincia e che si riscatta diventando un attore di successo.

Invisible di Pablo Giorgelli. Secondo film di un giovane argentino, il ritratto indimenticabile di una ragazzina che non può permettersi di rimanere incinta.

Brutti e cattivi di Cosimo Gomez. Uno dei quattro italiani di Orizzonti, una sceneggiatura perfetta all'americana e regia notevole per un'opera prima, un film che si rivolge al pubblico e che sceglie il grottesco e il surreale.

The Cousin di Tzahi Grad. Uno dei due film israeliani di Orizzonti. Terzo film da regista di un attore sull'isteria dei rapporti tra israeliani e palestinesi, raccontata con ironia e voglia di provocare.

The Testament di Amichai Greenberg. Opera prima israeliana, che rivela un grandissimo talento.

Bedoune Tarikh, Bedoune Emza (No Date, No Signature) di Vahid Jalilvand

Dall'autore di Un mercoledì di maggio, mette assieme riflessioni sulla società iraniana e suoi suoi conflitti etici.

Los versos del olvido di Alireza Khatami. Film iraniano ambientato in Cile, opera primache racconta di un becchino che si ostina a voler dare un nome ai cadaveri che arrivano dopo le torture subite per mano del regime di Pinochet.

La nuit où j’ai nagé (Oyogisugita Yoru) di Damien Manivelle, Igarashi Kohei. Un piccolo film fatto solo d'immagini, 24 ore nella vita di un bambino di sei anni, con paesaggi incantati e quasi irreali, dove sembra che non accada nulla e invece succede tutto.

Krieg di Rick Osterman. Terzo film, parla di una guerra reale e metaforica che forse avviene tutta nella testa del protagonista.

West of Sunshine di Jason Raftopoulos. Una storia di padri e figli, un'opera prima australiana, un esordio di rilievo.

Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone

Torna Rak dopo L'arte della felicità, e segna la crescita della via napoletana all'animazione.

Indir Trénu (Under the tree) di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson. Dall'Islanda, una commedia paradossale venata di humor nero.

La vita in comune di Edoardo Winspeare. Cinema marginale per scelta, regionale, con attori non professionisti, una commedia apparentemente surreale ma radicata della realtà del Salento.

 

FUORI CONCORSO (FICTION):

 

Our Souls at Night di Ritesh Batra. Fortemente voluto da Redford e prodotto da Netflix, dall'ultimo romanzo di Kent Haruf.

Il Signor Rotpeter di Antonietta De Lillo. Mediometraggio ispirato al racconto omonimo di Kafka, rielaborato da Antonietta De Lillo.

Victoria & Abdul di Stephen Frears. La vera vicenda, rimossa dalla storia, della regina Vittoria che s'invaghisce di un suo servitore indiano e ne fa il suo consigliere e confidente. Per più di 100 anni una storia volutamente rimossa, fino al ritrovamento dei diari di Abdul e al romanzo che ne è stato tratto nel 2011.

La mélodie di Rachid Hami. Opera prima di un attore di Kechiche, la storia di un violinista che deve insegnare musica a dei ragazzi di una scuola multietnica di Parigi: un film originale pur partendo da uno stereotipo narrativo, una commedia agrodolce e commovente.

Outrage Coda di Takeshi Kitano. Il film di chiusura della Mostra, il terzo episodio di una trilogia sempre passata a Venezia.

Loving Pablo di Fernando León de Aranoa. Tratto dall'autobiografia di una giornalista innamorata di Escobar. Fortemente voluto da Bardem, magnifico nella parte.

Zama di Lucrecia Martel. Tratto da un romanzo molto famoso in Argentina.

Wormwood di Errol Morris (mini serie). Una mini-serie Netflix diretta da uno dei registi di culto del documentario americano. La ricostruzione di un caso di cronaca nera e politica americana, su uno scienziato che si suicidò mentre lavorava per la CIA allo sviluppo di armi chimiche.

Diva! di Francesco Patierno. Né ficton né documentario, Patierno ama sperimentare e sorprendere, e ricostruisce vita e carriera di Valentina Cortese interpretata da otto attrici (Barbora Bobulova, Anita Caprioli, Carolina Crescentini, Silvia D’Amico, Isabella Ferrari, Carlotta Natoli, Greta Scarano, Anna Foglietta).

Le fidèle di Michaël R. Roskam. Terzo film del regista belga, un film strano, che cambia registro almeno tre volte, protagonista una pilota di auto da corsa.

Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini. Soldini torna ai temi ciclici del suo cinema, temi sentimentali e di coppia ma in un contesto inedito, perché lei è non vedente.

The Private Life of a Modern Woman di James Toback. Un piccolo film indie al limite dello sperimentale, scritto su misura per Sienna Miller.

Brawl in Cell Block 99 di S. Craig Zahler. Film di mezzanotte, un carcerario, uno dei film più violenti visti negli ultimi anni, violenza allo stato puro.

 

FUORI CONCORSO (NON FICTION):

 

Cuba and the Cameraman di Jon Alpert. Diretto dall'unico cineasta americano che ha avuto la fiducia di Fidel Castro, racconta la vita di un gruppo di persone seguite per 40 anni, e quindi di Cuba.

My Generation di David Batty. Michael Caine, in prima persona, racconta i dieci anni più caldi della Swinging London.

Piazza Vittorio di Abel Ferrara. Il documentario di Abel Ferrara sulla piazza di Roma in cui vive, un film sulla società multiculturale in Italia.

The Devil and Father Amorth di William Friedkin. Il documentario di Friedkin sul noto prete esorcista, con riprese dal vero di un vero esorcismo.

This Is Congo di Daniel McCabe. Opera prima di un giornalista inglese, sconvolgente, molto più di un reportage.

Ryuichi Sakamoto di Stephen Nomura Schible. Dedicato a uno dei più grandi compositori contemporanei, che sarà a Venezia.

Jim & Andy: The Great Beyond. di Chris Smith. Una sorta di folle backstage di Man of the Moon, nato da materiale rimasto sepolto in casa di Jim Carrey per 18 anni, fino a quando Spike Jonze l'ha spinto a metterlo in mano a Chris Smith".

Happy Winter. Un documentario italiano, una sorta di reportage etnologico sulla spiaggia di Mondello alla vigilia del Ferragosto.

 

 

Questa volta saranno Robert Redford e Jane Fonda, due tra i più noti dinosauri hollywoodiani, a promuovere Netflix. Dopo le recenti polemiche a Cannes, di nuovo un film che non circolerà nelle sale ma solo sui supporti (PC, Tablet, cellulari ecc.), in prima mondiale in uno dei tre maggiori festival internazionali del pianeta.

 

Ma loro non lo fanno apposta. È solo che devono ritirare il Leone d’Oro alla carriera.

 

Il film èLe nostre anime di notte, tratto dal romanzo di Kent Haruf.

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2017-08-24 22:11
auguriamoci che il cinema americano interpreti la realtà sociale effettiva e magari pure la realtà politica; la realtà politica americana gira e rigira, a prescindere dagli esiti elettorali è sempre quella; l'assortimento disponibile non è granchè; coi democratici banchieri e militari e coi repubblicani invece militari e banchieri; poi parlano di crisi della democrazia, e te credo; Trump è un innocuo burattino nelle mani di costoro come Obama
http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/24/la-presidenza-trump-e-finita-ammesso-che-sia-mai-cominciata/35297/
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