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09/08/22 ore

Il potere del cane, di Jane Campion. Vincitore del Leone d’Argento nel 2021


  • Giovanna D'Arbitrio

Tratto dall'omonimo romanzo di Thomas Savage, il film Il potere del cane,della neozelandese Jane Campion  è stato premiato per la regia con il Leone d'Argento al Festival di Venezia 2021 ed ha ottenuto anche altri riconoecimenti.

 

Il libro è così presentato dalla casa editrice Neri Pozza: “Montana, 1924. Tra le pianure selvagge del vecchio West, a cui fa da sfondo una collina rocciosa che ha la forma di un cane in corsa, sorge il ranch più grande dell’intera valle, il ranch dei fratelli Burbank. Phil e George Burbank, pur condividendo tutto da più di quaranta anni, non potrebbero essere più diversi. Alto e spigoloso, Phil ha la mente acuta, le mani svelte e la spietata sfrontatezza di chi può permettersi di essere sé stesso. George, al contrario, è massiccio e taciturno, del tutto privo di senso dell’umorismo.  Nonostante i soldi e il prestigio della famiglia, Phil veste come un qualsiasi bracciante, in salopette e camicia di cotone azzurra, usa la stessa sella da vent’anni e vive nel mito di Bronco Henry, il migliore di tutti, colui che, anni addietro, gli ha insegnato l’arte di intrecciare corde di cuoio grezzo. George, riservato e insicuro, si accontenta di esistere all’ombra di Phil senza mai contraddirlo, senza mai mettere in dubbio la sua autorità. Ogni autunno i due fratelli conducono un migliaio di manzi per venticinque miglia, fino ai recinti del piccolo insediamento di Beech, dove si fermano a pranzare al Mulino Rosso, una modesta locanda gestita dalla vedova di un medico morto suicida anni prima. Rose Gordon, si vocifera a Beech, ha avuto coraggio a mandare avanti l’attività dopo la tragica morte del marito. Ad aiutarla c’è il figlio adolescente Peter, un ragazzo delicato e sensibile che, con il suo atteggiamento effeminato, suscita un’immediata repulsione in Phil. George, invece, resta incantato da Rose, al punto da lasciare tutti stupefatti chiedendole di sposarlo e portandola a vivere al ranch, inconsapevole di aver appena creato i presupposti per un dramma che li coinvolgerà tutti. Perché Phil vive il matrimonio del fratello come un tradimento e, proprio come il «cane sulla collina» lanciato all’inseguimento della preda, non darà tregua a Rose, a Peter e anche al suo amato George, animato dall’odio nella sua forma più pura: l’odio di chi invidia”.

 

Il film  rispetta trama e atmosfere del romanzo di Thomas Savage, anche se ne attenua in parte il tono duro e asciutto ed è stato girato in Nuova Zelanda, mentre il libro è ambientato nel Montana.

 

Sullo sfondo di un imponente paesaggio si stagliano le figure dei protagonisti con la loro vita tormentata da sentimenti contrastanti: 4 i personaggi principali ben interpretati, rispettivamente, da Benedict Cumberbatch nel ruolo di Phil, Kirsten Dunst è Rose, Jesse Plemons è George, Kodi Smit-McPhee, il giovane Peter.

 

Notevoli regia e sceneggiatura di Jane Campion, fotografia di Ari Wegner, musiche di Jonny Greenwood, scenografia di Grant Major.

 

“Rimanere affascinata dallo straordinario romanzo di Thomas Savage è stata pura gioia, ma non avevo mai pensato di farne un film, visti i tanti personaggi maschili, e i temi profondamente maschili - ha affermato la regista - Mi sono invece chiesta quale regista l’autore, con la sua mascolinità ambigua, avrebbe voluto, e a poco a poco ho avuto la sensazione che lui mi appoggiasse un braccio sulla spalla, dicendomi: Una pazza che è arrivata ad amare questa storia? Sì, è perfetta. Ho messo tutta me stessa nel grandioso racconto di Savage, ne sono stata conquistata. In Phil ho sentito l’amante, e la sua tremenda solitudine. Ho percepito l’importanza e la forza di ogni singolo protagonista, e il modo in cui ciascuno si rivela alla fine. Sono onorata di condividere questo film con veri spettatori, in un cinema reale".

 

Tra i film di Jane Campion ricordiamo Lezioni di piano (The Piano) (1993), Ritratto di signora (The Portrait of a Lady) (1996), Holy Smoke - Fuoco sacro (Holy Smoke!) (1999), In the Cut (2003), Bright Star (2009)

 

Ecco un’intervista a Benedict Cumberbatch (da Netflix Italia)

 

 


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