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06/12/21 ore

POESÌ di Rino Mele. Clitennestra, e Oreste già morto che l'uccide




Nel 1981 Dacia Maraini scrive una commedia tragica, sorprendente e luminosa, "I sogni di Clitennestra". La protagonista, la regina (ma qui è solo un'ex operaia tessile, a Prato), prima di morire dice: "Ho sognato di essere me. Sogno di essere un'altra. Tra i due sogni non c'è legame. Il sogno mi dà forza. Il sogno mi toglie la forza. Donne dei miei sogni non mi tradite, aiutatemi! Può una morta sognare di rivivere sognando i suoi sogni più mutilati?".

 

 

 

 

 RINO MELE

  

 

Clitennestra, e Oreste già morto che l'uccide

 

 

La veste azzurra e nera slarga sul soffitto, 

vola il suo richiamo: uccidendola, Oreste diventa un figlio muto, 

resta a guardare, 

vorrebbe tornasse indietro.

Fantasma di sé, vetro nell'acqua, 

Clitennestra è costretta nell'amaro fiume dei morti da cui 

non sa scampare. A lei, regina di Micene, 

il marito Agamennone 

con la corona gialla di carta stagnola dei re, e una spada d'aria 

sporca di sangue, aveva ucciso la figlia Ifigenia 

nel ludibrio della guerra,

L'aveva sacrificata sulle spiagge dell'Aulide: in quell'istante 

Clitennestra, nei dolorosi pensieri, l'uccise. Agamennone tornerà

con una principessa schiava,

Cassandra: ma è già morto, la reggia è un tumulo

di cenere in cui entra 

come un topo vestito d'oro. Clitennestra 

gli fa indossare una veste

da cui la braccia e la testa non usciranno più, mentre gli prepara 

un bagno caldissimo, e il vapore che acceca.

Quando l'acqua della grande tinozza diventa sangue, altri

morti si staccano dalla parete, scendono correndo le scale. La storia 

di Clitennestra è fatta d'infiniti triangoli,

lei si trova nell'angolo acuto di ognuno, la punta d'un coltello, il vertice

della freccia appena scoccata,

le dita intrecciate che formano nodi.

Oreste aspetta il tempo d'uccidere la madre. 

Gira intorno alla reggia, si finge un amico di se stesso: vuole

comunicarle la propria morte. 

Come dirle: "Per ucciderti devo prima morire io". I personaggi escono

dalla stessa porta, 

che gira sul suo cardine e non può chiudersi più.

  

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

  

 

 

 

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