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15/10/19 ore

Animali da palcoscenico di Johnny Volpe


  • Elena Lattes

Si usa dire che leggere è un po’ come viaggiare e in effetti molti libri descrivono così bene posti lontani o epoche precedenti alle nostre che spesso ci sembra quasi di essere presenti in quei luoghi e in quei tempi.

 

Ci sono però mondi a noi vicini che non vediamo, soltanto perché siamo concentrati sul “risultato finale”, ma che senza i quali non potremmo godere del meraviglioso “frutto”. Quando per esempio assistiamo all’esibizione di un’orchestra, apprezziamo la musica, le performance dei vari componenti, del direttore e degli eventuali cantanti, possiamo notare con piacere le scenografie, magari i vestiti delle primedonne, ma raramente pensiamo a quanto impegno richiede il lavoro dietro le quinte.

 

Certamente tutti sappiamo che ci sono altre figure importanti, come i suggeritori, i tecnici della luce e del suono e così via, ma ce n’è una in particolare che è molto poco conosciuta e che tuttavia è fondamentale per il buon funzionamento dello spettacolo. Si tratta dell’archivista musicale, ovvero colui che si occupa di preparare il materiale di cui usufruiranno gli orchestranti, come gli spartiti, le fotocopie, e altro, lo distribuisce e lo ritira alla fine dell’esibizione.

 

È un mestiere che richiede, oltre naturalmente alla scontata competenza sia per le attività di segreteria sia in campo musicale, molta pazienza, capacità diplomatiche, ma anche polso e carattere fermo. Come spiega bene Johnny Volpe in “Animali da palcoscenico” pubblicato dalla Zecchini Editore, è un lavoro che offre punti di vista non comuni su tutta la febbrile attività che si svolge intorno al lavoro di preparazione di una performance e sui “buffi personaggi” che la popolano.

 

L’autore racconta sotto forma di aneddoti, a volte esilaranti, altre rasenti l’assurdità e la drammaticità, molte delle sue esperienze in questo campo. L’insieme forma una sorta di diario avventuristico, quasi una sorta di sfogo in cui il protagonista supera le mille difficoltà con non-chalance e savoir faire, spesso dovendo ingoiare rospi amari, soprusi da colleghi con più anzianità di servizio, ma pasticcioni e prepotenti o da direttori capricciosi e lunatici, ma anche potendo godere delle piccole soddisfazioni e dei risvolti più simpatici.

 

Un racconto popolato da tante figure diverse con le loro debolezze, le loro passioni e i loro punti di forza: dall’usciere paziente e coscienzioso al “mega direttore generale”, una sorta di despota burbero e minaccioso nei confronti dei dipendenti, ma altrettanto compiacente verso direttori d’orchestra, personaggi famosi e sponsor.

 

Tanti gli episodi narrati: alcuni analoghi alle esperienze delle persone comuni, come i saggi di fine anno di giovanissimi allievi di musica; altri tipici di molti posti di lavoro, come i tentativi più o meno riusciti di conciliare gli impegni professionali con i doveri familiari, con le passioni sportive o di altro genere; altri, infine, caratteristici del settore artistico e teatrale, come quelli legati agli accordatori di pianoforte o ai suonatori di strumenti rari o particolarmente ingombranti.

 

Ne esce un mondo estremamente variegato, in gran parte del tutto sconosciuto alla maggioranza dei lettori, ma che ci accompagna per mano, con una colorazione del tutto personale, all’interno degli ambienti musicali e teatrali facendoceli sentire meno distanti e distaccati e mostrandoci il lato umano di quel che può sembrare spesso quasi perfetto e al di sopra delle piccolezze e dei fallimenti quotidiani.

 

 


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