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25/04/17 ore

Dalle spie di Nogaret all'anello di Salomone, Barbara Frale racconta la leggenda nera dei Templari



Una benedizione recitata su una spada, perché guerra e santità non sono incompatibili. Ai Templari era affidata una doppia missione: combattere e pregare, coniugare la mitezza del monaco e il coraggio del guerriero. Nel Tempio il legname di cedro non si conta, duecento melograne sono disposte in fila. Ma il Tempio non è mai stato solo un'opera muraria: è un luogo dell'anima. E un Destino.

 

Nel primo libro dei Re è scritto che durante i lavori nel Tempio non si udì rumore di martelli o altri arnesi di ferro. Tra cielo e terra, quelle mura furono alzate con sapienza e per un posto nella storia.

 

Per Bernardo, i Templari sono gli eredi dei Maccabei, i figli del nuovo Israele. Tante le tradizioni apocrife che si rincorrono nella storia leggendaria della Militia Salomonica Templi. Il testo noto come Testamento di Salomone parla dell'esercito di demoni che Salomone teneva ai suoi ordini grazie a un anello portentoso che viene dal cielo, consegnatogli dall'arcangelo Michele. Il Re tiene a guinzaglio i diavoli, uno dopo l'altro, a cominciare da Ornias fino a Asmodeo. L'anello era stato forgiato nell'elettro, un metallo raro che Platone nel Crizia dice essere stato usato per la costruzione delle mura di Atlantide. La pietra recava il pentalpha, la stella a cinque punte.

 

Di queste storie narra Barbara Frale, storica del Medioevo ed esperta di documenti antichi, Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano, nel suo nuovo libro: La leggenda nera dei Templari (Laterza, pp. 231, euro 18). In queste pagine che si leggono d'un fiato si ritrova anche Abraxas, il misterioso essere un po' umano e un po' animale, con la testa di gallo, il corpo di guerriero e due serpenti al posto delle gambe. Suggestioni e storia, dal catalano Arnaldo da Villanova al il Vecchio della Montagna e la setta degli assassini, la vendetta templare e il misterioso Baphomet, parola nata dalla fusione di due antichi termini greci, che nel loro insieme componevano l'espressione 'battesimo dello Spirito'. Misticismo e magia danzano sempre sullo stesso crinale. Anche con la contaminazione di queste storie i Templari avevano guadagnato nella cultura popolare la fisionomia di "un gruppo sospetto che puzzava vagamente d'inferno", come ha scritto Partner. 

 

"Nell'etica dei Templari - scrive Frale - è forte la radice biblica. Nel ciclo di affreschi che decora la Chiesa di San Bevignate, a Perugia, oltre ai Templari in armi che cavalcano contro gli infedeli, sono ritratti anche dei frati in abito conventuale, un semplice saio candido, che scacciano un leone nerissimo e ruggente".

 

Il Tempio di Salomone era un enorme contenitore di miti, anche per i frati guerrieri ai quali non era permesso trascorre la notte fuori dallo spazio delle loro commende. "Sembra piuttosto improbabile - annota la storica che tanto ha scritto sui Templari - che trovassero nel sottosuolo della loro casa le dodici anfore d'argento nelle quali - stando alla leggenda - il costruttore del Tempio aveva nascosto i demoni; ma trovarono indubbiamente le storie mitiche legate al santuario e al suo artefice". Conoscevano bene la Bibbia. Non usavano un loro alfabeto segreto ma si servivano di formile paraliturgiche ritenute utili per la cura delle malattie, anche dei cavalli. Ma "non possiamo parlare in alcun modo di leggenda nera per il medioevo", in fondo a quel tempo l'intera cristianità si concedeva senza troppi scrupoli l'uso di amuleti protettivi e tramandava formule per salvare i raccolti o curare gli animali. Ha scritto Massimo Oldoni: "Diventa leggenda ciò che è necessario far credere".

 

Il 13 ottobre 1307 i Cavalieri del Tempio furono arrestati in massa. Il movente economico fu la prima ragione dell'operato di Filippo il Bello. La loro forza era l'ascendente che l'Ordine aveva sulla gente. Bersagliati da una spietata campagna denigratoria che  la monarchia francese aveva pianificato, la stima che li circondava venne erosa dallo scandalo e dal disgusto.

 

L'Inquisizione si mise al lavoro con giri di corda e processi farsa; Guillaume de Nogaret, membro di spicco fra i giuristi al servizio del re di Francia, aveva fatto entrare nell'ordine del Tempio dodici spie allo scopo di raccogliere informazioni su fatti e comportamenti dei monaci guerrieri che potessero servire a una manovra di attacco. I processi si rincorsero con la stessa litania di condanne, tranne poche eccezioni come accadde per i Templari interrogati da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e uomo giusto, che li mandò assolti non trovando in loro alcuna colpa.

 

Clemente V, il papa che non volle passare per illegittimo, scelse di sacrificare l'ordine per tutelare l'unità della Chiesa, ponendo fine al processo con una "decisione senza precedenti: sancì espressamente che l'Ordine del Tempio non poteva essere condannato per eresia perché il processo non aveva portato alla luce le prove necessarie. Dunque lo proclamò sospeso con una modalità particolare, vistosamente ambigua, che in pratica poneva il Tempio al di fuori della realtà concreta, senza però decretarne la condanna".

 

L'Ordine di cui era il Gran Maestro frate Jacques de Molay, finiva con un semplice - e infame - atto amministrativo. Senza una sentenza giudiziaria. Il Gran maestro morì sul rogo, il 18 marzo 1314, su un isolotto della Senna. "Nessuna leggenda avrebbe potuto sorgere su basi migliori di quelle ceneri, di quelle ossa" che - racconta Giovanni Villani - furono raccolte come reliquie e portate in luoghi sacri. Quel processo ai Templari è stato studiato bene da Michele Raffi, in Apologia dei Cavalieri Templari” (Mursia) e resta una pagina inquietante.E pensare che "i frati del Tempio erano uomini d'arme in gran parte analfabeti e incapaci d'intendere il latino, tanto che durante il processo i capi d'accusa dovettero essere letti loro in volgare". 

 

I documenti del processo - spiega Barbara Frale riannodando i fili misteriosi di secoli di storia - vennero raccolti e classificati, quindi chiusi in un cofano che le fonti ci dicono di colore verde, rinforzato con ferro, a una sola serratura, segnato con la lettera Y. Sparisce per quasi 300 anni, probabilmente tornò in Vaticano molto tempo dopo il rientro dei Papi a Roma. Eppure "il grande cofano verde chiuso dai funzionari di Clemente V e non più aperto per molto tempo in qualche modo è la chiave per capire come nacque la leggenda nera dei Templari".

 

Il Re di Francia avrebbe voluto togliere di mezzo anche gli Ospitalieri, ma non gli riuscì. "Gli uomini rari, eroichi e divini passano per questo camino de la difficoltà...", scriveva Giordano Bruno.

 

Il templarismo dipende dal Tempio, dal labirinto di segni divini e storie maledette cresciute per millenni attorno al santuario: "Se i confratelli di Hugues de Payns fossero stati alloggiati altrove - annota la storica - non è affatto sicuro  che si sarebbe sviluppata intorno loro una leggenda cosi sentita e di lungo termine". I Templari hanno abitato tra quelle pietre che costeggiano l'abisso del senso e spingono all'oltre del pensiero. "E meritavano di essere leggenda".

 

Salvatore Balasco 

 

 


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