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23/09/17 ore

L’universo di Puccini da Le Villi a Turandot, di Alberto Cantù


  • Elena Lattes

Se si desidera capire le opere, senza essere grandi esperti di musica, è utile leggere la nuova edizione de “L’universo di Puccini da Le Villi a Turandot” di Alberto Cantù. Il volume, uscito per la prima volta a 150 anni dalla nascita del compositore ed esaurito poco dopo è stato ripubblicato pochi mesi fa, sempre dalla Zecchini Editrice, in una versione totalmente riveduta, più ampia e approfondita. Vi sono stati aggiunti un’analisi sul cosiddetto Verismo musicale, un riferimento al “Trittico” quale opera breve e un’appendice dedicata a “Il caso La rondine”, l’opera meno nota e meno diffusa del compositore toscano.

 

In questo saggio, accessibile e, anzi, godibilissimo anche da chi non è totalmente introdotto nel settore, Cantù esamina le opere di Puccini una ad una, inserendole sia nel contesto familiare e sociale dell’autore, sia confrontandole con le varie scuole di pensiero più comuni in quel periodo, senza tralasciare i profondi aspetti psicologici del grande musicista. Di ogni produzione viene riportata la storia a cominciare dalla genesi, per passare agli sviluppi che ne seguirono e concludere con i successi e le piccole sconfitte ottenute.

 

Partendo dalle opere giovanili, Cantù permette di conoscere Puccini nella sua crescita umana e professionale, con i suoi difetti e i suoi pregi, nelle relazioni - nel bene e nel male - che aveva con i suoi colleghi o rivali, i suoi collaboratori e i suoi familiari. È quindi anche una ricca biografia da cui esce un ritratto complesso, giudicato con severa comprensione ed empatia.

 

Particolarmente interessanti sono il continuo riferimento alle correnti letterarie e musicali e le ricche descrizioni dei grandi cambiamenti avvenuti a cavallo dei due secoli: dalla Scapigliatura e “la crisi del melodramma” al Verismo e al Romanticismo: “Gli anni Ottanta vedono nel teatro musicale italiano un particolare romanticismo con lavori di soggetto germanico e fiabesco…”;  a “È il Decadentismo ossia il venir meno della tradizione, delle certezze ottocentesche mentre l’Io subisce una novecentesca perdita d’identità che investe anzitutto l’uomo: svirilizzato, non più pater familias” e “ novecentescamente l’amore angelicato e sacrificale di Verdi diventa erotismo senza più motivazioni morali” e ancora: “È finita l’epopea romantica: la grandezza della morte a lapis rosso delle eroine d’Ottocento”.

 

Sono presenti considerazioni socio-politiche: “Muore Verdi, il che suggella (…) il definitivo congedo dagli ideali del Risorgimento per una società che sempre più si rifugia nel privato”; “… Puccini strizza l’occhio ad una cultura di massa che sta avanzando, dove musica leggiadra sta per musica leggera, di contro alla ‘musica pesante’: la musica disgustosa d’oggi assai simile alla guerra ovvero la musica d’avanguardia.”; “La risposta al mondo che gira e la volontà di rinnovarsi.

 

Il confronto con la drammaturgia musicale europea, Puccini li vive con più ansia del solito anzi in modo ossessivo nella ricerca del soggetto.” L’autore non manca di ricordare anche il contesto cinematografico: “All’inizio del secolo il West non è ancora reso vicino e quotidiano dal cinema, che è neonato (1895) anche se nel 1910 (tutti suggerimenti per Puccini) esistono già le sequenze traballanti di alcune decine di western”.

 

Anche il lettore comune, quindi, scorrendo le pagine di questo libro, potrà facilmente apprezzare le doti di Cantù, il quale dimostra, oltre alla sua esperienza in campo musicale (insegnante di storia della musica al Conservatorio di Como, scrive per numerose riviste e collabora con numerosi enti, tra i quali università, teatri, la Rai e il Giornale), di essere un profondo conoscitore di quell’epoca, un fine psicologo e un attento sociologo.

 

 


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