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23/10/17 ore

Luca della Robbia, La Visitazione


  • Giovanni Lauricella

La Visitazione” del fiorentino Luca della Robbia (Firenze 1399-1485) è una composizione scultorea del 1445 tornata da poco nella sua Pistoia di rientro dalle mostre al Museum of Fine Arts di Boston e alla National Gallery di Washington; visibile abitualmente nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas – dove tornerà al termine dell’esposizione - è ora in collocazione temporanea nella chiesa di San Leone anch’essa appositamente restaurata in occasione di “Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017”.

 

La Chiesa di San Leone, antico Oratorio della Congregazione dello Spirito Santo, presenta importanti affreschi di Vincenzo Meucci, eseguiti tra il 1753 e il 1764, affiancato dai quadraturisti Giuseppe Del Moro e Mauro Antonio Tesi: capolavori dimenticati un po’ come tutto il barocco fiorentino, ora salvati da numerosi danni dal recente restauro, sono finalmente visibili nel completo splendore offrendo una cornice spettacolare di non poco conto.

 

La Visitazione, di grande rilevanza storica, a dispetto del suo nome è stata sempre poco visitata, forse perché in terracotta e rovinata dal tempo; era come abbandonata, ma adesso, dopo il recente restauro, pare sia destinata a nuova vita.

 

C’è anche da dire che questo preziosissimo gruppo scultoreo ha forse pagato il “disdoro”di un Luca della Robbia che fu anche decoratore e orafo, cioè artista di arti minori, e per giunta il suo essere anche l’autore delle formelle delle Arti Liberali sul campanile di Giotto, dai contenuti difficili da esaltare per una critica politicamente orientata.

 

Nonostante il grande valore artistico, Luca della Robbia non ha mai avuto il clamore dei suoi coetanei, grandi scultori, eppure avuto come maestri ed amici l’innovatore Nanni di Banco, Donatello e Brunelleschi, lavorando insieme a loro, il che rappresenta il più autorevole riconoscimento del valore che si potesse avere a quel tempo nel campo della scultura. Nanni di Banco (1380-1421), maestro di Luca della Robbia, è famoso per le sculture al duomo di Firenze, di carattere classico-naturalistico, ormai lontano dal  medioevo al quale dovrebbe appartenere, innovazione stilistica che, come vedremo, continuerà nelle opere del discepolo.

 


 

Venendo a Luca della Robbia, La Visitazione non è solo bellezza, è un geniale ardimento tecnico per le non poche difficoltà superate che non vengono valutate.  Per prima cosa la dimensione: essendo le statue come misure ad altezza d’uomo, realizzarle comporta l’impiego di un forno di grandi dimensioni già difficile da trovare al giorno d’oggi (infatti di terrecotte così grandi di recente produzione non se ne vedono).

 

La terra cotta ha anche un altro grosso limite: viene infornata dopo una lunga essiccazione che per quanto sia accurata lascia sempre aria se non addirittura acqua in piccole particelle che tendono a scoppiare con il calore. Immaginatevi l’incredibile perizia che ci vuole per la cottura del grande formato, se sbagli, cosa molto facile, butti tutto il lavoro fatto, pensate se accadesse ad un capolavoro.

 

Il procedimento di essiccazione e di cottura fa cambiare la forma originaria, di conseguenza l’abilità tecnica della realizzazione è nella previsione dei cambiamenti in un forno speciale che deve mantenere una uniformità di cottura molto rischiosa nell’attuazione specie per una composizione di due statue separate alla base e unite solo nelle braccia, il che, comunemente, sarebbe un controsenso tecnico.

 

Tutto questo arduo lavoro non lo vedi anzi noti il contrario, risaltano in maniera così naturale l’esattezza e la precisione dei lineamenti che pensi alla freschezza di un’opera immediata. Due personaggi che evidenziano una sensazione comunicativa molto coinvolgente suscitando un abbaglio emozionale travolgente che ti lascia attonito sino alla commozione. Stranamente ben si uniforma con gli affreschi barocchi della Chiesa di San Leone dove è ora temporaneamente in esposizione.

 

Luca della Robbia, dopo un viaggio a Venezia, nota per le migliori vetrerie al mondo, inventò un rivestimento della terracotta che dava robustezza e una patina vitrea di lucentezza superiore al marmo delle migliori sculture: un effetto che il restauro ha ridonato alla Visitazione e che finalmente ne fa apprezzare il prezioso fascino originario.

 


 

Ma a tutto questo bisogna aggiungere la straordinaria modernità, che pone l’opera al pari di una scultura contemporanea, raggiunta con dei particolari espressivi e drammatici che sono tutt’ora attuali.

 

La Visitazione unisce due personaggi del racconto evangelico, la Madonna che, dopo l’annuncio dell’Angelo, visita sua cugina Elisabetta, incinta del futuro Giovanni Battista detto il Precursore, e in tale occasione pronuncia un salmo, il Magnificat, che è alla radice del culto mariano. Esso riveste una particolarità che fa del culto mariano una interpretazione collaterale della religione cristiana, che se vogliamo è anche simbolicamente piena di contenuti proto- marxisti e proto- femministe.

 

C’è in esso, oltre la lode a Dio, quasi una rivendicazione del senso di giustizia e persino di rivalsa di tutto un popolo oppresso, che al momento era quello ebraico, ma che poi venne inteso in senso cattolico, cioè globale: contenuto culturale unico nella religione cristiana.

 

Non è un caso che tutti quelli che praticano la dottrina sociale della cristianità si dicono Mariani sino agli stessi “contestatori”. Anche se nella cristianità è accettata e strutturale, il culto Mariano è una pratica religiosa quasi sovversiva, che ne arricchisce in maniera sorprendente la complessità filosofica. (Nodo teologico assai complesso che qui mi limito solo a citare).

 


 

Abbiamo goduto tutti, teologi e non, dei più famosi Magnificat musicati da classici e moderni, che anche Radio Radicale ripetutamente ha trasmesso: dai canti gregoriani a Monteverdi, Vivaldi, Bach, Liszt per citarne alcuni. Parimenti in pittura ricordiamo: Giotto di Bondone, La Visitazione, 1306, Cappella Scrovegni (cappella Arena), Padova; Giotto di Bondone, La Visitazione, 1310 circa, Transetto nord, Basilica inferiore di S. Francesco, Assisi; Beato Angelico, La Visitazione, 1433-34, Museo diocesano, Cortona; per chiarezza cronologica reinserisco qui Luca Della Robbia, La Visitazione, 1445, Chiesa di S. Giovanni Fuorcivitas, Pistoia; Sandro Botticelli, Madonna del Magnificat, 1485, Galleria degli Uffizi, Firenze; Domenico Ghirlandaio, La Visitazione, 1486-90, Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze; Raffaello Sanzio, La Visitazione, 1517, Museo del Prado, Madrid, Jacopo Pontormo, La Visitazione, 1514-16, Chiesa della SS. Annunziata, Firenze; Jacopo Pontormo, La Visitazione, 1528-29, Chiesa San Michele, Carmignano (Firenze); El Greco, La Visitazione, 1610-14, Dumbarton Oaks, Washington; Harmensz Rembrandt van Rijn, La Visitazione, 1640, Detroit Institute of Arts, Detroit.

 

Sul versante letterario abbiamo Jacopone da Todi, Dante, Petrarca, e pure il Boccaccio, Lorenzo il Magnifico, Poliziano, Tasso, Vico, Parini, Manzoni, Carducci, Pascoli, Rilke, ecc. Senza addentrarmi nella teologia, in filosofia cito solo uno per tutti Gianni Vattimo; insomma la Visitazione alimenta un notevole patrimonio culturale  occidentale di primaria importanza. Evento ovviamente di forte impronta simbolica e fantastica, il cantico che Maria pronuncia al saluto di sua cugina Elisabetta, indicata come esempio di gravidanza in età avanzata per spiegare che concepire quasi contro natura era possibile se rientrava nel disegno di salvezza, ma che in più Maria stessa avrebbe avuto il miracolo della verginità. Verginità come separazione della maternità dal congiungimento e dalla subordinazione maschile, ma anche come autonomia e piena dignità femminile, della donna che si fa protagonista storica.

 

Il Magnificat è un cantico di libertà di un popolo che nel primo capitolo del Vangelo secondo Luca  (Luca I, 46-55) ha parole che sanno di rivalsa e ribellione;  esse erano già presenti nei Salmi dell’Antico Testamento, come nel cantico profetico di Anna: “L’arco dei forti s’è spezzato ma i deboli sono rivestiti di vigore … Quelli che erano sazi vanno a giornata per un po' di pane, mentre quelli che erano affamati non soffrono più fame ... Egli veglia sui passi dei suoi santi, ma gli empi periranno nelle tenebre, perché l'uomo non prevarrà per la forza … Gli avversari dell'Eterno saranno frantumati; egli tuonerà dal cielo contro di essi. L'Eterno giudicherà i popoli fino alle estremità della terra …” (Primo libro di Samuele II, 1-10).

 

Tutta questa potenza drammatica, rivisitata in chiave femminile di profondo affetto e tenerezza, viene rivelata dall’opera di Luca della Robbia con una sagace interpretazione psicologica risolta in una semplicità estrema, tanto minimalista quanto miracolistica, alimentata dalla lucente patina che, come ho già detto, mette queste due figure al pari di una scultura moderna.

 

L’intensità dello sguardo tra le donne è commovente e potente.  Il luminoso alone bianco della Visitazione, segno visibile della grazia, determina lo spazio ideale, una calotta di luce, in cui le statue si stagliano; effetto della lucentezza vitrea che bene ha saputo ridonare il restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, istituto d’eccellenza in questo settore del Mibact.

 

 

  

La Visitazione

Luca della Robbia

Dal 22 luglio al 27 gennaio 2017

Chiesa di San Leone

Pistoia

 

 


Commenti   

 
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