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27/02/24 ore

H24 Ricordo il futuro, mostra di Caterina Arcuri al MACA di Acri (CS), dal 9 aprile al 15 maggio 2022



di Giulia Anzani Ciliberti

 

A primavera inoltrata si terrà la mostra d’arte contemporanea dell’artista calabrese Caterina Arcuri, a cura di Anselmo Villata: H24 Ricordo il futuro. La mostra nasce dalla partnership tra Banca Mediocrati e il museo MACA di Acri, in provincia di Cosenza. L’intenzione dell’artista è di creare un momento di avvicinamento tra artista e pubblico. Come suggerisce il titolo “H24”, è un mettersi a disposizione totale dell’Arcuri per i suoi spettatori.

 

Nel suo nuovo catalogo, a proposito di questo particolare titolo, scrive:

 

“L’arte è presente H24 nella nostra vita in due modi

 

  1. Modalità endogena, giacché ognuno di noi ha delle capacità e delle attitudini in uno o più campi della creatività e può farvi ricorso quando desidera;
  2. Modalità esogena, nel senso che il ruolo dell’artista è quello di determinare occasioni di confronto dialettico, di collaborazione e di incontro con la più ampia platea possibile e questo deve dichiararlo e metterlo in atto in ogni modo”.

 

L’intento è dunque quello di far rendere conto allo spettatore che l’arte non è solo il dipinto o la scultura che si trova ad osservare, ma è anche e sopratutto un momento, uno scambio di idee, una possibilità. “L’arte è comunicazione”, afferma l’Arcuri in una chiacchierata telefonica, “ma anche uno strumento che il pubblico riceve dall’artista per difendersi e attraversare orizzonti e montagne”. 

 


 

Come mai la scelta di questo sottotitolo, Ricordo il futuro?”, chiedo incuriosita. 

 

Si tratta di una citazione ad una frase di Salvador Dalì: Più di tutto mi ricordo il futuro, diceva. Così ho deciso di omaggiare questo illustre predecessore. Ma non è tutto”, continua l’Arcuri, “penso anche che ci troviamo in un momento storico in cui è opportuno guardare al futuro. Uno dei punti della mia poetica è domandarmi se l’artista possa effettivamente permettersi di guardare al futuro come, con nostalgia, si guarda al passato. Il mio invito è, appunto, quello di continuare a ricordare il futuro. Crederci davvero. Inoltre, mi piace il concetto di tempo, di consapevolezza del passato. Il passato è ciò che si calpesta con le piante dei piedi, il futuro è qualcosa che si raggiunge… non solo come anelito, ma come fare concreto”.

 


 

L’arte di Caterina Arcuri ha quindi la prerogativa di mostrare una speranza, dare fiducia in quel che sarà. Un’ottima intenzione, rifletto, ora che le speranze sono ai minimi storici. D’altronde, dopo settant’anni di pace e relativa tranquillità, non siamo più abituati a certe dinamiche. E come sempre, l’arte viene in aiuto alle persone, squarciando il silenzio della paura.

 

Ho chiesto, poi, delucidazioni sulle affascinanti opere che saranno esposte al MACA. L’artista Arcuri allora, mi spiega che la mostra sarà sistemata in ordine cronologico: lo spettatore verrà accolto da tre cassette dal titolo collettivo Odissea (di cui parleremo più avanti), per poi passare ad osservare una trottola, con tutte le implicazioni che quest’oggetto possiede dal punto di vista simbolico, e dei disegni. Le foglie che seguono il percorso dello spettatore, hanno il compito di traghettare dall’oggetto al concetto. Infine ci sarà la catarsi.

 


 

Quella che mi ha colpita di più, di primo acchito, è proprio una delle prime tre opere: Quo vadis. Facente parte, come detto, del trio di opere Odissea, ognuna  delle cassette ha un suo titolo: Questo mare è storia, Terra parens omnium e, ovviamente, Quo vadis.

 

“Col senno di poi”, spiega l’Arcuri, “il titolo della singola opera avrebbe potuto essere il titolo dell’intera mostra perché molto attuale. Quo vadis parla del nostro tempo, dell’erranza della nostra società. Il fatto che sia scritto così, senza punto interrogativo, è emblematico: un quesito percepito con sgomento da un’intera generazione…e forse non solo”.

 

Affamata di curiosità e affascinata da ciò che l’artista ha da spiegarmi, chiedo ulteriori delucidazioni a riguardo. “Visivamente si tratta di un bel contrasto tra sabbia e sassi d’argento, sfruttando il tema degli oggetti riflettenti. I sassi invogliano a camminare, aprendo un cammino allo spettatore. Sono qualcosa che, dalla terra, emerge e rimane a vista. E cos’altro c’è che emerge? La memoria. La memoria vista come fatto diretto, come forza che bisogna trovare in se stessi”.

 


 

Naturalmente, questi spunti di riflessione non si riflettono solo sull’opera che mi ha tanto colpita, ma anche su altre sue installazioni. Un concetto che diventa, ora in modo chiaro, un filo conduttore per capire l’essenza di Caterina Arcuri: “La memoria per l’artista ha valore sia quando è rappresentabile con un pieno che con un vuoto”, mi spiega. “Non possiamo avere contezza di tutto ciò che è accaduto prima di noi, ma siamo frutto di un’elaborazione chimico-fisica della storia”.

 

Insomma, un’artista di qualità, con proposte interessanti e che generano spunti di riflessione importanti e, probabilmente, più necessari di quanto pensiamo. Le sue installazioni immersive sapranno catturare lo sguardo, incantare lo spettatore, che difficilmente resterà deluso, se saprà coglierne la profondità.

 

 

 

H24 Ricordo il futuro

mostra di Caterina Arcuri

dal 9 aprile al 15 maggio 

@MACA - Museo Arte Contemporanea Acri

con sede a Palazzo Sanseverino

piazza Falcone 1, Acri (CS). 

 

 

(foto Roberto Privitera)

 

 


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