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03/03/24 ore

Chiara Civello all’Auditorium Parco della Musica di Roma



di Regina Picozzi

 

Sul palco una luna immaginaria, fatta di luce, richiama il suo nome e la invita ad entrare: eccola, Chiara Civello. Con un mazzo di mimose, nella Giornata Internazionale delle Donne, incanta l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

 

Dopo il successo riscontrato in Brasile all’inizio dell’anno, l’artista torna nel nostro Paese per presentare in sei diverse città il tour «Sono come sono», che prende il nome dal titolo del suo più recente singolo pubblicato dall’etichetta indipendente Four Flies Records: adattamento in italiano di “Olhos Coloridos”, inno all’antirazzismo e all’orgoglio creolo, il brano celebra il valore profondo del poter essere liberamente ciò che si è

 

Nella versione della Civello – scritta con Kaballà e coprodotta con Dario Bassolino -  il messaggio originario si estende oltre i propri stessi confini, per trasformarsi in un canto che vuole dire “no”, con grande forza evocativa, ad ogni forma di discriminazione

 

Lo spettacolo inizia. 

 

Dissolvenze e voci di strumenti lontani ci accolgono prima del suo arrivo. Lei sorride e ci sorride. 

 

Ci ricorda l’incredibile potere della musica di sospendere, di alleggerire, di accompagnare i pensieri in attesa, con parole che parlano di terre sconosciute e di tutti noi, in tante diverse lingue e in tante differenti emozioni in cui potersi ritrovare. E in un attimo il ritmo è già cambiato.

 


 

Del resto sin dagli esordi il suo stile è stato caratterizzato dalla fusione, dall’incontro e dalla mescolanza di culture.

 

Oggi la cantante ci parla dell’importanza dell’essere se stessi, del bisogno di fare ciò che si vuole.

 

“Siamo tutti un po’ confusi, vero?” Dovremmo essere liberi di essere chi siamo, anche quando non lo sappiamo ancora. Si accede allora ad uno spazio onirico, dove arriva inaspettata la malinconia, e per qualche istante ognuno si ritrova con la propria storia, con i propri irripetibili significati. 

 

Ma è solo un momento, perché le sensazioni sono destinate e pronte a cambiare di nuovo: trascinate dal ritmo delle percussioni di un artista della città di Salvador che sale sul palco e si unisce alla musica, e poi frenate, cullate, dagli attimi di intimità che Chiara Civello ci regala, mentre da sola, a luci basse, intona “Io che amo solo te”, porgendoci un tempo struggente che tocca tutti.

 


 

Contaminazione, ricerca, continua sperimentazione.

 

Ci riconosciamo, nelle sue parole. In quell’intento, in quell’urgenza di dire chi si è, anche senza saperlo del tutto.

 

E mentre le luci cambiano, la sua musica ci porta in luoghi che non conosciamo ma che d’un tratto ci sembrano familiari. Le parole di Emanuele Trevi, scrittore raffinato, attraverso la voce dell’artista ci invitano a lasciar andare: “Perdiamoci”, ci dice Chiara Civello. Come le ore che/ Mentre svaniscono/ Si fanno piccole.

 

E la notte di Roma, d’improvviso, sembra più leggera.

 

 


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