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23/07/17 ore

Dopo la tragedia di Zhang Yao: Tavolo d'inclusione al campo nomadi di via Salviati a Roma



Una vicenda tragica e terribilmente dolorosa, quella di Zhang Yao, la studentessa cinese trovata morta a poca distanza dal campo nomadi di via Salviati dopo l'inseguimento di tre scippatori. La strumentalizzazione mediatica ha impiegato poco a trasformare i ladri in assassini, soffiando sull'odio razziale al punto d'insultare prima tutti i Rom, poi gli immigrati in genere e infine la stessa comunità cinese orfana della ragazza, come purtroppo è accaduto su qualche testata.

 

In realtà, i tre sono sì colpevoli di scippo, ma non di omicidio; e il degrado in cui vertono i campi nomadi, di cui sono vittime i Rom per primi, che produce criminalità oltre che sofferenza, è responsabilità delle amministrazioni che hanno governato la Capitale, che hanno rifiutato di rispettare gli impegni presi dall'Italia in sede nazionale e internazionale in merito all'inclusione dei Rom e al superamento dei campi per i moventi emersi in modo chiaro con lo scandalo che si è voluto chiamare “Mafia Capitale” e che è di fatto “corruzione partitocratica”.

 

L'Associazione Nazione Rom, nell'esprimere massima vicinanza alla famiglia della ragazza che ha perso la vita, ha sottolineato ancora una volta l'assenza dei Tavoli d'inclusione previsti dalla Strategia nazionale ratificata dall'Italia ormai quasi cinque anni or sono, e ha convocato un incontro proprio nel campo nomadi di via Salviati. Abbiamo perciò chiesto a Marcello Zuinisi, legale rappresentante di Nazione Rom, un'analisi della situazione.

 

 

 

Un incontro, questo presso via Salviati, che segue una vicenda tragica e dolorosa, ma anche una campagna d'odio piuttosto squallida da parte di alcuni media. Puoi parlarcene in breve?

 

La morte di Zhang Yao è un fatto drammatico che ci ha toccato profondamente e ha toccato molte persone che abitano a Salviati, che hanno pregato per la ragazza che è morta e collaborato con la polizia di Stato per cercare la verità. Tant'è che i due ragazzi che hanno commesso lo scippo si sono costituiti presso la questura. Sono stati denunciati: uno è un minorenne, un altro è in stato di fermo, ma loro si sono costituiti, si sono assunti la responsabilità, non sono stati trovati e arrestati.

 

Però dobbiamo rimarcare che alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine per quattro giorni hanno letteralmente terrorizzato seicento persone: c'erano minacce di sgomberare ogni baracca, di togliere l'energia elettrica, e questa è una cosa che abbiamo denunciato mentre si dava la massima solidarietà al babbo di Zhang Yao. Alla luce di questo, abbiamo mandato una lettera al sindaco Virginia Raggi, chiedendo la sicurezza per tutte le famiglie, anche quelle di via Salviati. È un posto degradato dove le persone vivono in condizione di assoluta marginalità e povertà. Abbiamo chiesto sicurezza sociale e servizi, convocando il sindaco il 20 dicembre alle ore 11.00.

 

 

Di cosa si è discusso a via Salviati e perché è un obiettivo così importante che si apra il Tavolo d'inclusione?

 

Il sindaco Virginia Raggi ha delegato il vicecomandante Botta della polizia municipale a rappresentarla in questo incontro. Prima di questo, c'è stata una telefonata con l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Il governo non era presente all'incontro, ma ha assicurato che entro il 30 dicembre ci sarà l'incontro da noi richiesto per la formazione del Forum nazionale Rom, Sinti e Caminanti: un'implementazione della Strategia nazionale d'inclusione.

 

Il vicecomandante Botta ha verbalizzato lo svolgimento di un tavolo all'interno del campo, con tutte le famiglie presenti: è arrivato con la documentazione da noi protocollata l'otto luglio al sindaco Virginia Raggi, con la richiesta del Tavolo d'inclusione per Rom, Sinti e Caminanti. Successivamente abbiamo diffidato il sindaco, chiedendo il ritiro dei bandi emanati dal prefetto Tronca e l'applicazione della Strategia. Il verbale è stato firmato da me come Nazione Rom, da Gianni Carbotti in rappresentanza di Amnistia, Giustizia e Libertà e da Naho Azdovic in rappresentanza del campo rom di Salviati.

 

Che cosa dice la Strategia nazionale d'inclusione in merito al superamento dei campi?

 

La Strategia afferma che si deve formare un Tavolo dove l'amministrazione, le prefetture e il governo decidono insieme ai rappresentanti Rom le strade e le politiche concrete per superare i campi. Questo è l'impianto metodologico di governance fondamentale. E' stata verbalizzata da Botta la richiesta di nascita del Tavolo Rom, Sinti e Caminanti, con i Rom rappresentanti istituzionali degli interessi economici, politici, culturali e morali del proprio popolo.

 

 

Roma da questo punto di vista è una città un po' particolare perché c'è stato uno scandalo noto a livello internazionale che aveva al suo centro proprio i campi nomadi: è intervenuta la Procura, c'è stato un commissario e sono passati ormai due anni. Rispetto ai contenuti di speculazione e malaffare emersi dall'inchiesta, oggi cosa è cambiato?

 

Oggi si è aggravato il quadro, tant'è che il vicecomandante Botta aveva con sé la documentazione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione contenente le denunce che la mia persona ha rivolto verso il precedente governo: una denuncia per frode sui fondi strutturali europei.

 

Aveva questa denuncia e le carte con cui ANAC ha mandato gli esposti alla Procura di Roma, che sta ancora affrontando la denuncia di Marco Pannella del 17 giugno 2015. A quella di Pannella si è aggiunta la denuncia della frode europea in corso. Per cui in realtà si è aggravata ancora la situazione. Sarà la Procura a svolgere le indagini, a decidere se siamo di fronte a un reato o no: noi dobbiamo continuare, con ogni amministrazione d'Italia, ad affermare la necessità del rispetto degli Accordi-quadro e la nascita dei Tavoli.

 

 

C'è stato pure un tentativo dopo lo scandalo di riformare il sistema di speculazione sia a livello nazionale, con i progetti di alcune cooperative, sia a livello internazionale con le “proposte” delle associazioni e fondazioni note. Un commento su questo.

 

C'è stato un tentativo, in modo particolare, da parte di un gruppo che cerca di destabilizzare il processo di emancipazione e d'inclusione del popolo Rom in Italia attraverso delle manovre politico-speculative, e da parte nostra c'è stata una denuncia, sempre ad Anac, e una richiesta d'indagine, perché se è legittimo che ciascuno finanzi privatamente chi vuole, non è legittima l'ingerenza nella vita politica italiana di simili raggruppamenti, che devono rispettare anche come privati gli accordi statali firmati in sede di Consiglio UE.

 

 

Possiamo però dire che oggi, se da un lato è un sollievo che nessuno di questi progetti speculativi sia effettivamente andato in porto, d'altro canto nessun progetto di fatto è stato intrapreso e i campi nomadi non solo non sono stati superati, ma sono abbandonati a se stessi. La segregazione produce degrado, il degrado produce sofferenza, esclusione e anche crimine, purtroppo. Qual è la soluzione per uscire il prima possibile da questa situazione catastrofica?

 

C'è solo una possibilità: i Rom devono lavorare con l'amministrazione, l'amministrazione deve lavorare con i Rom. È possibile superare i campi solo se si apre il Tavolo e all'interno di questo, legittimamente, usando il denaro dei fondi strutturali europei per superare i campi, si decidono politiche concrete per ogni famiglia. Occorre avviare le persone all'abitazione, che non è data solo dalle case popolari, perché esistono politiche – e su questo sono stati stanziati dei fondi - che permettono alle persone soluzioni alternative di alloggio. Esempi ne abbiamo veramente tantissimi.

 

Come Associazione Nazione Rom abbiamo dato un esempio concreto con la nascita della Casa della Pace e dell'Accoglienza di Pontassieve, un luogo affittato privatamente, non finanziato con fondi pubblici, che ha permesso in due anni ad 80 persone, intere famiglie, di non vivere in strada o in una baracca, ma di vivere in una casa con servizi legittimi. E' fondamentale quindi l'apertura del Tavolo col coinvolgimento dei Municipi, della rappresentanza Rom.

 

Così è possibile uscire dalla povertà, coinvolgendo tutti i settori italiani della povertà. Se le amministrazioni mettono al centro gli interessi dei poveri, che in Italia sono 4 milioni e mezzo, persone che vivono in una situazione d'indigenza forte, l'economia italiana può riprendere il suo sviluppo. Solo con l'inclusione degli ultimi.  

 

G. C. e C. M.

 

 


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