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24/02/26 ore

Rohingya, una crisi umanitaria di lungo periodo



“Si tratta di una crisi senza precedenti, che ha bisogno di una risposta immediata e di lungo periodo da parte della comunità internazionale. Un numero maggiore di paesi, compresi quelli della regione, deve giocare un ruolo molto più rilevante e condividere le responsabilità. Il Bangladesh è un paese povero, ha mostrato grande generosità, ma non più essere lasciato da solo a gestire questa situazione“.

 

Amnesty International - tramite Omar Waraich, vicedirettore per l’Asia sudorientale dell'organizzazione umanitari, in occasione dell’incontro tra gli alti rappresentanti dei paesi donatori presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra - torna a denunciare la condizione in cui versa l'etnia dei Rohingya in fuga dal Myanmar.

 

Quasi in 600.000 sono accampati nella regione di Cox’s Bazar in Bangladesh dentro precarie tende di bambù e teli di plastica, con problemi serissimi di accesso all’assistenza di primo soccorso, ai servizi medici, a spazi sicuri per le donne e all’istruzione per bambini e ragazzi, che rappresentano più del 61 per cento della popolazione dei rifugiati.

 

Le agenzie umanitarie hanno registrato alti livelli di malnutrizione acuta, in particolare fra i bambini, oltre al rischio di malattie come il colera, per via delle cattive condizioni dell’acqua e dei servizi sanitari.

 

Se si vorrà garantire il pieno recupero fisico, mentale ed emotivo di questa popolazione, così profondamente traumatizzata, sarà – secondo Amnesty - necessario prevedere forme di assistenza psicosociale, o progetti di sostegno, per fornire aiuto nel breve, medio e lungo periodo.

 

In sostanza la comunità internazionale dovrebbe considerare una serie di bisogni urgenti dei rifugiati rohingya, dal trasporto verso i campi alla costante assistenza medica e di primo soccorso.

 

Data la mancanza di provvedimenti da parte delle autorità di Myanmar nei confronti dei responsabili delle violazioni dei diritti umani, molti rifugiati hanno paura di tornare in Myanmar. Pertanto, Amnesty International chiede alla comunità internazionale di aiutare il Bangladesh ad affrontare l’attuale crisi umanitaria nel più lungo periodo. Questo significa anche pretendere l’individuazione dei responsabili dei crimini contro l’umanità e la fine del radicato sistema di discriminazione che i rohingya subiscono da anni Myanmar.

 

 


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Archivio notizie di Agenzia Radicale

L’editoriale del numero 88 di Quaderni Radicali “Oltre l’Onu di vetro” del dicembre 2004 così partiva: “È necessaria una organizzazione internazionale nella Comunità degli Stati? Insomma è necessario l’Onu? Questo è il punto politicoLa risposta non può che essere che le Nazioni Unite sono più che mai necessarie in questo tempo storico-politico, in questi  equilibri/squilibri internazionali…”. Ma l’Onu, così come  è oggi, si presenta paralizzato e paralizzante, con limiti strutturali e organizzativi, pieno di anacronismi e ambiguità, che annullano il fondamentale ruolo di indirizzo e di governo del mondo… Leggere la vicenda della signora Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi, sottraendosi ad un rilettura sulla lunga parabola di crisi e di contraddizioni delle Nazioni Unite, sulle logore strumentalizzazioni di coloro che più che istruire e relazionare in modo corretto sulle questioni, dimenticando che la legalità e la verità (per quanto accompagnata da drammatiche e indiscusse realtà umane sottoposte a sofferenze) non può risiedere in un confuso e vago pastrocchio di regimi autoritari e assassini o in gruppi terroristici che formano tutti insieme anche il nucleo centrale di commissioni Onu parossisticamente delegate ai diritti umani… In questo numero del Podcast di Agenzia Radicale, Antonio Marulo chiede al direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale Giuseppe Rippa di dare una sua interpretazione sul perché il caso della signora Francesca Albanese è perfetto per queste NazioniUnite e per la crisi strutturale del pur necessario Palazzo di vetro

 

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A cosa serve il sindacato se la CGIL scende in piazza per Maduro e Landini ne spara una delle sue. L’Iran libero dal regime islamico non affascina i "paladini" dei diritti e delle libertà. Il fronte del No alla separazione delle carriere dei magistrati è già in campagna elettorale. Fa discutere la propaganda dell’ANM. Di tutto questo, nel podcast di Agenzia Radicale, Antonello Marulo discute con il direttore Giuseppe Rippa

 

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