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20/02/18 ore

L'economia di Renzi e Padoan, altro che previsioni prudenti di crescita ...


  • Ermes Antonucci

Nel primo trimestre dell’anno il Pil italiano è tornato a scendere, dello 0,1%, dopo il leggerissimo balzo del +0,1% registrato a fine 2013. I buoni propositi dell’anno nuovo hanno già conosciuto una brusca smentita, così come le previsioni fatte da Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Previsioni che avrebbero dovuto segnare il ritorno ad una politica credibile, realistica e responsabile, ma che invece stanno gettando in un imbarazzo sempre più profondo l’esecutivo.

 

"In base alle informazioni disponibili si prospetta un moderato aumento del Pil nel primo trimestre e una ripresa più sostenuta nei trimestri successivi": questo recitava, infatti, il Documento di Economia e Finanza (Def) redatto un mese e mezzo fa dal governo. Già a partire dei primi tre mesi dell’anno, quindi, secondo il premier Renzi e il ministro Padoan, la nostra economia avrebbe dovuto far registrare un leggero rialzo. Del "moderato aumento", però, non v’è stata traccia, anzi, l’andamento del Pil ha direttamente invertito il segno.

 

E se il buongiorno si vede dal mattino, c’è da stare poco allegri. Ovvio, infatti, che se già i risultati relativi al primo semestre sono inferiori alle aspettative, difficilmente le stime relative all’intero 2014, e anche all’anno seguente, troveranno conferma così come formulate dal governo. "È evidente che se il trend continua a rimanere sotto le stime presenti nel Def i conti vanno rifatti, questo è oggettivo" ha dichiarato il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti con un pizzico di disagio.

 

Quella delle ultime ore, a dire il vero, rappresenta solo l’ultima figuraccia di una lunga serie. La previsione "prudente e rigorosa" della coppia Renzi-Padoan sulla crescita del prodotto interno lordo di quest’anno – fissata allo 0,8% – ha infatti già ricevuto la secca smentita del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Europea, dell’Istat e dell’Ocse. I primi tre sono concordi nell’attestare la crescita del Pil per il 2014 allo 0,6%, mentre l’Ocse (del quale faceva parte lo stesso Padoan) taglia le stime di crescita allo 0,5%.

 

Insomma, un vero e proprio schiaffo internazionale, a dispetto dei propositi avanzati dal Rottamatore fiorentino sul ritorno ad una politica fatta di credibilità. Era il premier stesso, d’altronde, a dichiarare ancora qualche giorno fa, con fierezza, che "le previsioni prudenti sul Pil saranno smentite". Poche ore dopo, il disastro: stime sballate, tonfo di Piazza Affari (-3,61%, bruciati 17,6 miliardi di euro), spread oltre quota 180, e il pensiero che torna a quei giorni neri che si credeva ormai aver lasciato dietro le spalle. 

 

Ciò che emerge chiaramente è che l’idea che un mero cambio di governo, incentrato sull’affidamento delle redini del Paese ad un aitante giovanotto, sia in grado di imprimere una svolta reale alla stagnazione economica era, e continua ad essere, una pura ingenuità. I cambiamenti tanto sbandierati non si intravedono, neanche lontanamente, e intanto il premier, con il suo ottimismo elettorale, continua a riporre tutte le speranze nell’aumento dei consumi derivante dal bonus Irpef di 80 euro. Ma anche in questo caso, ovviamente, è giunta la smentita dell’Istat: "Effetti sui consumi minimi, solo +0,2%".

 

 


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