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27/11/22 ore

Primum conservare, l’offensiva anti-liberale da sinistra


  • Luigi O. Rintallo

Quando – e sono ormai diversi anni - «Quaderni Radicali» e il suo direttore Geppi Rippa hanno posto la centralità della “questione liberale” per il centrosinistra italiano, lo hanno fatto perché dalla sua risoluzione dipende la possibilità o meno di prefigurare un’alternativa politica reale per il Paese. Di questo sono altrettanto convinte tutte le forze che incarnano, in una veste come nell’altra, la reazione e la conservazione degli assetti di potere consolidati.

 

Lo si comprende ancor meglio in questi giorni, nei quali è in atto un processo teso in primo luogo a mortificare e limitare i soggetti di cambiamento, allo scopo di conquistare un dominio assoluto sulle vicende politiche. La situazione determinatasi è ricorrente in Italia e rammenta da vicino gli anni del rapimento del giudice D’Urso, quando media e gruppi editoriali, espressione di interessi economico-finanziari convergenti nell’obiettivo del mantenimento dello status quo, operarono per la costituzione di un cosiddetto “governo degli onesti” volto a subornare l’ordinamento democratico, prescindendo dalle ragioni del diritto e della libertà politica.

 

Anche allora i radicali si frapposero a questo disegno. Oggi, a voler allineare in sequenza gli ultimi eventi, notiamo che, prendendo a pretesto punti diversi dell’agenda politica, il primo obiettivo è sempre quello di confinare e circoscrivere l’azione di chi può farsi portatore di un’iniziativa di cambiamento. Lo abbiamo visto con la campagna, nemmeno tanto strisciante, di delegittimazione contro il ministro degli Esteri, forzatamente coinvolto nei torbidi intrighi di burocrazie e magistrature rese irresponsabili dal vuoto della politica.

 

Oppure, con l’insistente sottovalutazione e svuotamento di senso dei referendum proposti dai radicali sui temi della giustizia giusta e dei diritti dei cittadini, sino quasi al punto di considerarli uno strumento del centrodestra, in spregio alla loro obiettiva valenza universale ma, soprattutto, indispensabilità per il futuro dell’Italia.

 

Giusto ieri, poi, abbiamo dovuto ascoltare il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che dichiarava come non ci fossero motivi per votare l’amnistia o l’indulto, quasi che la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) non avesse ingiunto al nostro Stato di introdurre misure idonee a risolvere l’affollamento carcerario.

 

È in atto dunque un’offensiva anti-liberale, i cui protagonisti operano su fronti diversi (singolare davvero che il segretario Pd finisca per assumere l’identica posizione dei leghisti). Ancora più cogente si fa allora il bisogno di imprimere una svolta nello scenario politico, affinché i partiti e le soggettualità che vogliono essere protagonisti di cambiamento non si lascino irretire dalle sirene della conservazione.

 

Ciò vale innanzi tutto per Matteo Renzi, da ormai vari mesi indicato come “risorsa” importante per il rinnovamento: è ben difficile essere portatori di novità, se si accettano endorsement dall’alto provenienti da chi quelle novità avversa. Certe sponsorizzazioni poi sono atti di sottomissione e contengono rischi di congiunture stellari negative già sperimentate da altri in passato…

 

- Quaderni Radicali 109, Un domani al Partito democratico


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