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19/06/19 ore

Salvini ha parlato… la Via della Seta cinese rallenta?


  • Silvio Pergameno

In effetti la portata dell’incontro alla fine della prossima settimana del Presidente della Repubblica popolare cinese con i vertici del Governo italiano può essere ben espresso nel titolo che l’autore ha dato a queste note, compreso il punto interrogativo.

 

Infatti le preoccupazioni espresse dal vice-premier di destra della coalizione governativa, che sono poi emerse in genere da tutta la Lega, non chiudono certo la partita con la Cina: ridimensionano invece certamente la portata dell’incontro della prossima settimana tra  Xi Jinpin e il governo italiano, nel senso che da esso non potrà scaturire altro che l’avvio di un percorso piuttosto lungo, del quale la prima tappa sarà l’incontro del Presidente della Cina con i vertici dell’Unione Europea.

 

Non si tratta cioè di chiudere la porta in faccia alle proposte che Xi presenterà, ma di fare attenzione a garantirsi che non si ripeta qui da noi quanto è già successo con il Portogallo e di cui A.R.ha già dato notizia giorni fa (“Arriva Xi JingPing”: i cinesi controllano l’elettricità, il sistema bancario e assicurativo e quello ospedaliero) o con la Grecia, dove controllano il porto del Pireo.

 

La Cina è oggi considerata la prima economia del mondo (o in ogni caso la seconda) ed è caratterizzata da un forte dinamismo. Vuole arrivare all’Europa con un progetto preciso: la nuova “Via della seta” (Belt and Road Initiative) per fare del nostro continente il terminal di un programma di grandioso sviluppo commerciale del paese.

 

La “Via” prevede due percorsi; uno terrestre e uno marittimo (come sintetizza Wikipedia): il primo – fatto di ferrovie e autostrade – passa per ikl Kazakstan e la Russia e ha terminali a Mosca e a Duisburg, guarda caso al centro della Renania–Vestfalia, cuore della Germania industriale…) e il secondo in Italia : Trieste, Genova, Venezia… porti mediterranei del centro Europa, dopo aver toccato Vietnam, India, Sri Lanka e Kenia e aver attraversato, ovviamente, il canale di  Suez.

 

Non abbiamo bisogno allora di spiegare nei dettagli perché Trump sia arrabbiatissimo: altro che “America first”! Il progetto cinese fa fuori proprio l’America, anzi le Americhe, del nord e del sud… e mette al centro del futuro economico il mondo antico, l’Europa, l’Asia e l’Africa.

 

Il progetto dei cinesi in sostanza finirebbe con lo scavare sotto i piedi il terreno su cui poggia il concetto di “Occidente”, che nella seconda metà del secolo ventesimo è stato il comune riferimento dell’Europa, almeno la sua parte occidentale, comunque proiettata al di là dell’Atlantico in quelle Americhe, che di essa sono state per tre secoli sue colonie e con il particolare che le ultime due terribili guerre che la hanno sconvolta sono state vinte proprio con decisivo e radicale intervento degli Stati Uniti. 

 

Certo non sappiamo se sarà necessariamentecosì; ma è con tutta evidenza necessario tener presente il fatto che l’arrivo a Roma di Xi JingPing può segnare l’avvio di un domani di lunghissima durata e che quindi la faccenda deve essere ben valutata al livello europeo (e discussa anche con la partecipazione degli inglesi, Brexit o non Brexit). 

 

C’è comunque da riflettere su un fatto: tutte le cose dette nelle righe che precedono dimostrano che le scelte della Cina stanno spostando radicalmente il terreno su cui avviene oggi il confronto tra grandi potenze e i termini della nozione stessa di grande potenza. 

 

L’avvenuto ingresso della Cina – nel comune sentire - come grande potenza a fianco degli Stati Uniti e della Russia sta segnando una grossa novità proprio nei criteri che caratterizzano la nozione stessa di “grande potenza”. Sinora non era concepibile parlare di grande potenza facendo a meno del riferimento al dato “militare”.

 

Stati Uniti e Russia stanno ancora in competizione in termini di armamenti convenzionali e non convenzionali, di missili sempre più sofisticati e di antimissili ancora più precisi ed efficienti, mentre la Cina non è ancora una grande potenza militare anche se la sua crescita in questo ambito la vedrà forse in un decennio raggiungere gli USA.

 

Ciò non toglie che, eliminato il termine “militare”, la grande potenza non resti ben presente. E il cambiamento è molto importante.  

 

 


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