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17/10/19 ore

Ma l’asse Renzi-Grillo non è un regalo a Salvini?



di G.R.  

 

Va bene, il giornale unico come linea politica, Corriere-Repubblica, cerca di dare massima evidenza alla cosa, ma puntare sull’asse Renzi-Grillo per scongiurare il successo possibile (tutto è sempre da verificare), più che un modo per evitare nuove elezioni (che è il sogno dei parlamentari che temono di perdere la pensione per un solo anno di mandato) sembra un regalo a Salvini e rischia di compromettere ancora di più i rapporti con l’Europa.

 

Per carità di patria scongiuriamo una riflessione più approfondita (che andrà fatta in altra sede) sui personaggi menzionati, ma potremmo riassumerla per ora in una unica espressione: un politico-comico e un comico-politico!

 

Ok, la neo commissaria Ursula von der Leyen, dopo essere stata eletta con i voti del Movimento 5 Stelle (che come è noto non è un partito né un movimento, ma un accrocco inventato da soggetti finanziari, giornali, web  e ribellione di cittadini che ignorano), tenta di dare forza all’asse franco-tedesco, che punta tutto sull’anticrescita (i cui effetti devastanti, nel contesto internazionale, stanno punendo proprio i promotori, vedi la Germania…).

 

Ma la domanda resta: possibile che non si riesca a elaborare altra strategia per contrastare l’avanzamento della Lega e di Salvini? Possibile che si lavori pensando che si possa combattere il sovranismo con le ricette che il sovranismo hanno creato? Possibile che si voglia dare forza, in tempi medio-lunghi, alla scheletrica visione di un nazionalismo becero e pericoloso, senza provare a dare una risposta culturalmente altra all’europeismo di facciata che allontana sempre più un federalismo europeo?

 

Possibile che non ci si renda conto che l’Italia della Lega, per quanto penetri poco al Sud, (non sono però le poche persone in contestazione a Soverato che lo attestano) ha la forza del Nord e delle regioni più forti e quindi in grado di dare una leadership (questa si pericolosissima) a Salvini in Europa? 

 

Salvini, nonostante la modesta struttura politico-culturale, non è né la La Pen né Orban, ma qualcosa di più importante: identificare uno dei Paesi fondatori, appunto l’Italia, come il riferimento per tutte le disgregazioni sovraniste che pullulano in Europa: questo, supportato dalle realtà economicamente più solide nel nostro Paese, è la cosa più folle.

 

Il sovranismo è il frutto avvelenato di una Europa che non ha saputo, per mancanza di veri leader e di una vera cultura federalista, diventare la Patria europea, lasciando alla ricchezza delle sue molteplici ma convergenti culture e realtà il compito di essere il vero faro della nuova mappa del mondo, e non il carciofo che rischia di essere mangiato foglia a foglia dai nuovi autoritarismi del mondo.

 

Bisogna essere grati ai cittadini di Mosca che manifestano contro l’antidemocrazia putiniana, che arriva a togliere dalle competizioni elettorali (il voto per la città) tutti quelli che disturbano la sua struttura autoritaria e oligarchica. Bisogna essere grati ai cittadini di Hong Kong che continuano a manifestare per la democrazia, rischiando da settimane arresti, prigione, violenza contro, in nome della libertà.

 

I miti cinesi e russi sono messi a nudo da chi rischia sulla propria pelle, in nome della democrazia, la propria domanda di libertà. È l’Europa del diritto e della presunta civiltà che lavora a predisporsi come frantumata realtà subalterna al suo suicidio. 

 

Eppure proprio la Cina, la Russia potrebbero essere i grandi interlocutori, commerciali, economici e perché no culturali e sociali, di una Europa sovrana e ricca di diversità e compattezza. Ma la scheletrica assenza di strategia (quello che succede in Italia è lo spicchio di una crisi dell’Europa autolesionista e cinica) è la vera drammatica fonte di preoccupazione e di rischio.

 

 


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