Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

18/06/19 ore

L’Arcivescovo Tutu sulla linea di Pannella su come iniziò la seconda guerra in Iraq


  • Andrea Spinelli Barrile

 

 

 

 

Le parole pronunciate nei giorni scorsi dell'arcivescovo Desmond Tutu sul processo cui vedrebbe bene imputati l'ex presidente americano George W. Bush e l'ex premier inglese Tony Blair ha acceso e creato dibattito in tutto il mondo; un dibattito scomodo, talmente tanto che oltremanica si è spostato il boccino dell'attenzione sui guadagni dell'ex premier nell'ultimo anno (ben 20milioni di sterline).

 

In Italia questo dibattito non è neppure cominciato, nonostante nel 2003 folle oceaniche si dichiaravano contrari alla guerra in Iraq perché costruita a tavolino con prove fasulle; eppure anche in Italia ci fu chi da subito chiese, con la sua iniziativa Iraq Libero, di scongiurare la guerra e di mandare in esilio il dittatore assassino Saddam Hussein (ipotesi che lo stesso era disposto ad accettare, come poi emerso) e di portare davanti alla corte de L'Aja il duo B-B: il solito Marco Pannella.

 

Sarà forse per questo che il dibattito sui destini giudiziari dei due ex capi di Stato è stato soffocato nella culla? Fatto sta che la questione tribunale per Bush e Blair affonda le radici a nove anni fa e fu appunto proprio Pannella il primo, a livello internazionale, a porre la questione della legittimità di quella guerra (i cui drammatici strascichi li vediamo, poco in tv, ancora oggi); era dal 23 luglio del 2002 che si sapeva che Bush stava pianificando quel conflitto, usando come giustificazione il legame tra terrorismo e non meglio precisate armi di distruzione di massa.

 

In tal senso venne messa in moto una vera e propria “macchina della falsificazione”, creando prove ad hoc per mettere sotto scacco l'ex rais iracheno; proprio per questo già il 16 novembre 2002 si cominciò a parlare di un esilio dorato per Saddam (3,5 miliardi di dollari) e proprio per questo Pannella lanciò, il 19 gennaio successivo, l'appello “Iraq Libero, unica alternativa alla guerra”, proprio il giorno in cui la Libia di Gheddafi di offrì di ospitare l'esilio di Saddam.

 

Il 19 febbraio successivo il Parlamento aderì alla proposta radicale che impegnava il governo “a sostenere presso tutti gli organismi internazionali e principalmente presso il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'ipotesi di un esilio del dittatore iracheno” ma anche della costituzione di un governo provvisorio e di una risoluzione pacifica della crisi irachena.

La storia di quella guerra la conosciamo tutti: l'appello di Pannella rimase inascoltato, la guerra si fece e Saddam è ormai morto, dopo un processo sul quale i dubbi di terzietà sono fortissimi.

 

Pannella ha successivamente sempre sostenuto la tesi secondo la quale, per la falsificazione di quelle prove e per la conseguente guerra (che poteva essere evitata con una soluzione pacifica condivisa) le due menti Bush e Blair andrebbero processate. E lo sostiene ora anche l'arcivescovo Tutu.

 

In una lettera al Guardian del 26 gennaio 2010, che nel Regno Unito creò molto dibattito, Pannella spiegò che in una riunione nel ranch texano di Bush il 23 febbraio 2003, alla presenza di Aznar e con Blair e Berlusconi al telefono, lo scenario dell'esilio di Saddam venne ampiamente discusso; la Lega araba era pronta a chiederne l'esilio con una risoluzione da presentare ad un summit il 1 marzo successivo, rovinato da Gheddafi che irruppe sulla scena con ingiurie riservate alla casa reale saudita.

 

L'incidente diplomatico non venne mai approfondito poi nelle Commissioni Usa né nella commissione inglese di Sir Chilcot, e, come si sa, si scelse la guerra. Una guerra mistificata prima ancora di cominciare, che ha trascinato l'Iraq nella condizione in cui si trova oggi.

 

In tal senso è spiegabile la dichiarazione choc del 20 ottobre scorso di Marco Pannella: “Gheddafi è stato un killer, ha accettato di esserlo e si è fatto pagare molto bene questo ruolo infame: killer per incarico di Bush e Blair, due personaggi altrettanto infami perché traditori della propria parola, della propria legge, dei propri popoli”.

 

Il sito creato dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (L’esilio di Saddam era ormai certo ma Bush e Blair scelsero la guerra) ricostruisce nei minimi dettagli tutta la vicenda, aggiornandone gli sviluppi prodotti dalla iniziativa del PRNTT. Merita di essere consultato costantemente …

 

Credo profondamente nelle persone – diceva Abraham Lincolm -. Se diciamo loro la verità,possiamo affrontare qualsiasi crisi nazionale. Il punto è dare loro i fatti reali”.


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna