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15/12/17 ore

Caso Gullotta, l’Avvocatura del diavolo


  • Ermes Antonucci

Assolto nel 2012 dopo aver scontato ingiustamente 22 anni di carcere. Giuseppe Gulotta, il 57enne muratore originario di Alcamo (Trapani), condannato all’ergastolo nel 1990 per l’uccisione in Sicilia di due carabinieri e poi assolto con formula piena ben 22 anni dopo, sarà a breve finalmente risarcito. Almeno dal punto di vista economico.

 

La corte d’appello di Reggio Calabria ha infatti nominato due periti, uno psichiatra e un medico legale, che avranno 90 giorni per accertare gli eventuali danni esistenziali, morali, biologici e patrimoniali subiti da Gulotta durante l'ingiusta detenzione. I legali di Gulotta hanno accolto la decisione della corte con "moderato ottimismo", sebbene l’Avvocatura dello Stato stia portando avanti una dura battaglia contro la loro richiesta di risarcimento, quantificata in 56 milioni di euro.

 

Uno dei punti sul quale preme l'Avvocatura dello Stato riguarda il fatto che Gulotta confessò a suo tempo l'omicidio dei due carabinieri: un'autoincolpazione che secondo l'Avvocatura costituisce un fatto doloso o comunque gravemente colposo, dunque ostativo alla riparazione. Peccato, però, che quella confessione venne a quanto pare estorta a suon di sevizie e torture dai carabinieri: "Vennero a bussare alla mia porta, ero a casa dei miei genitori. Mi condussero in caserma, mi picchiarono, mi sputarono addosso, mi fecero di tutto, usarono le maniere forti, fino a quando non mi fecero confessare l’omicidio per le botte che mi avevano dato" ha raccontato Gulotta.

 

Il ruolo dell'Avvocatura è quello di tutelare gli interessi dello Stato: riconsegnare un minimo di dignità ad un proprio cittadino incarcerato ingiustamente per 22 anni diremmo che rientri tra questi.