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11/12/17 ore

Dall'Italia una cremina catalana



Siamo stati per un po' a guardare, senza sapere da che parte stare. Poi, Rajoy e i metodi bruschi della guarda civil hanno messo tutti d'accordo sulla condanna delle violenza e la repressione. Da questo punto di vista il coro italiano è stato più o meno unanime e di principio. Come di principio – più che fondato – sono stati i richiami alla illegalità del referendum in violazione della costituzione spagnola.

 

In proposito, è emerso il salvacondotto sia per chi ritiene l'iniziativa catalana del tutto sbagliata, ma non vuol dirlo espressamente e con nettezza (vedi Pd e Forza Italia), sia per chi mal cela il favore per opportunità politica.

 

In tal senso, la Lega di Salvini ha voluto subito rimarcare le differenza che il referendum in Catalogna ha con la prossima consultazione nel lombardo-veneto del 22 ottobre, promossa invece nel rispetto delle regole. Anche perché i tempi della secessione da Roma la ladrona per ora sono finiti. Si punta all'autonomia modello altoatesino. Una specialità molto conveniente e confermata dal fatto che in Trentino Alto Adige non ci si sogna distacchi poco furbi.

 

A Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia non appassionano invece le spinte indipendentiste (e ci mancherebbe), considerando «la patria l'ultimo argine alla deriva mondialista”.

 

Quanto ai i 5 Stelle, in linea con il “metodo Rousseau”, si è puntato sul diritto di espressione della volontà popolare a prescindere dai modi incostituzionali con ci si arriva. Così, da strenui difensori della Costituzione italiana dalle presunte porcate del sistema, per la Spagna non si bada a "sottigliezze" giuridiche, sottolineando con Di Battista quanto “la corruzione in Spagna e in Italia, si può anche tollerare, ma un popolo che decide come, quando e perché votare, no”. Ma guarda un po'. (red)