Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

23/06/24 ore

L’emblema lucano della crisi politica del paese


  • Roberto Granese

Il 17 e 18 novembre i lucani sono chiamati alle urne per rinnovare le istituzioni regionali e, anche da persone non approfonditamente informate dei fatti specifici, alcune considerazioni di ordine generale vengono da fare.

 

La Basilicata è senz’altro una regione molto difficile da più punti di vista; se non è sicuramente più solo la regione di Rocco Scotellaro, né quella delle ricerche antropologiche di Ernesto De Martino è ancora la regione più “orientalizzata” (nel senso di Edward Said) d’Europa, è senza storia, è un dipinto a tinte forti spesso inevitabilmente preda di una stereotipizzazione estrema di quel sud del “Cristo”di leviana memoria che è ancora dentro di noi così simile agli scatti di Henry Cartier-Bresson e Fosco Maraini.

 

La Lucania è però anche altro; è la rappresentazione più pura ed esatta di quelle derive partitocratiche che hanno ridotto questo paese alla desertificazione che vediamo intorno a noi…

 

È stata la “roccaforte della DC”: una regione di mezzo milione di abitanti dove tutto era sommamente infettato da quel modo clientelare, vessatorio e repressivo di concepire le istituzioni che non era molto diverso né dal latifondo borbonico né dalle marche pontificie; una regione vittima di una gestione a dir poco imbarazzante della realizzazione delle infrastrutture che disegnavano un futuro di avvelenamento del suolo, depauperamento delle risorse e spopolamento; una regione in cui, oggi, la presenza degli impianti petroliferi e dei bacini idrici rende sempre più influenzata la gestione della cosa pubblica; una regione che quest’anno ha ceduto una parte considerevole della sua esasperazione al becero qualunquismo della destra  grillina nelle elezioni politiche di marzo e che potrebbe proseguire su questa strada nonostante i magri risultati parlamentari della stessa e la scelta di schierarsi sul terreno di scontro lucano di uno dei quattro candidati alla segreteria del PD, il lucano Pittella.

 

La prassi del circo elettorale si ripropone in tutta la sua cruda e brutale illegalità, dalla raccolte firme per la presentazione delle liste alla lottizzazione del quarto e quinto potere che diviene poco più di un megafono che sancisce e sottolinea una “naturale” diversità di accesso alla conoscenza e, a volte, anche alla mera esistenza nella pubblica percezione più che opinione.

 

In questo quadro apocalitticamente normale fa strano notare la presenza di una lista ed un candidato presidente, sotto il simbolo della Rosa nel pugno e la scritta Ecologisti, Laici, Democratici, Liberali, Credenti… indipendentemente dalle circostanze sembra una scelta un po’ strana, se non incauta,  per Pannella e i suoi… che la prospettiva sia di una grande vittoria in un piccolo nucleo che poi, si possa allargare come un virus al paese? Sembra improbabile.

 

I mezzi di informazione ignorano serenamente, come è loro usanza, tutto ciò che è radicale, i meccanismi dell’illegalità diffusa schierano le loro armi a difesa del regime e il pugno sembra destinato ancora una volta a stingere solo le spine in questa amara tornata lucana…era davvero necessario? Ai posteri l’ardua sentenza. 

 

 


Aggiungi commento