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26/09/22 ore

Corruzione, la palude italiana



L'Italia non è un Paese per onesti. E' quanto si evince dal primo rapporto sulla corruzione nell'Ue, presentato a Bruxelles dalla Commissaria agli affari interni, Cecilia Malmstrom. A livello europeo, chiariscono i numeri, il totale dei costi diretti della corruzione ammonta a 120 miliardi, un costo di cui il nostro Paese può 'vantare' la metà esatta: 60 miliardi di euro ogni anno, pari a circa il 4% del Pil.

 

Un dato “preoccupante”, che rende vani “gli sforzi notevoli profusi dall'Italia” in merito, inclusa la “legge anticorruzione” adottata nel novembre del 2012. Un “positivo passo avanti”, quest'ultimo, così come lo è il decreto legislativo sull'incandidabilità dei pubblici ufficiali condannati in via definitiva per corruzione o altri reati contro la Pubblica Amministrazione; ma non basta.

 

L'esecutivo Ue chiede all'Italia di adottare misure più efficaci per combattere il fenomeno, che rimane “una seria sfida” per il Paese: i provvedimenti adottati finora, infatti, lasciano “irrisolti” vari problemi, riguardanti in primis la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e l'autoriciclaggio e la mancanza del reato per il voto di scambio.

 

Risultano inoltre “ancora insufficienti le nuove disposizioni sulla corruzione nel settore privato e sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti”. I “tentativi” di regolamentare i processi in maniera da garantirne l'efficacia, spiega poi Bruxelles, sono stati “più volte ostacolati da leggi ad personam” - come il legittimo impedimento, il lodo Alfano, la ex Cirielli - approvate “in molte occasioni per favorire i politici imputati in procedimenti giudiziari, anche per reati di corruzione”.

 

La Commissione Ue suggerisce dunque all'Italia di colmare le sue lacune rafforzando innanzitutto il quadro normativo sul finanziamento ai partiti politici - soprattutto riguardo le donazioni, il consolidamento dei conti, il coordinamento - , potenziando i meccanismi di controllo e prevedendo l'applicazione di sanzioni dissuasive.

 

L'ultimo 'rimbrotto' va poi alla classe politica italiana: i legami di quest'ultima con la “criminalità organizzata e le imprese e lo scarso livello di integrità dei titolare di cariche elettive e di governo”, sarebbero infatti secondo quanto evidenziato nel report, “tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l'altro numero di indagini per corruzione”.

 

Dato il quadro a tinte fosche, dunque, appare pressocchè improbabile un repentino cambiamento di 'stile' del nostro Paese rispetto al fenomeno rilevato dalla Commissione Ue: Bruxelles è infatti più volte intervenuta negli ultimi tempi in questioni riguardanti la res publica italiana – emergenza carceri, lunghezza eccessiva dei procedimenti penali, diritti civili violati – ma, al di là di qualche titolo indignato e di buoni propositi sbandierati, la realtà dei fatti rimane da decenni quella che è: una palude da cui è molto difficile uscire. Anche per arginare la peste della corruzione, forse, bisognerà aspettare tempi migliori. (F.U.)

 

 


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