Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

27/05/17 ore

Quel che resta delle megainchieste



di Pierluigi Battista

(dal corriere.it)

 

Ma davvero c’è qualcuno in Italia, addetti ai lavori a parte, che sappia che fine hanno fatto le megainchieste che con il concorso mediatico di centinaia di migliaia di intercettazioni avrebbero dovuto scoperchiare il malaffare, le retate delle «cricche», i «sistemi», le «consorterie trasversali», le camarille criminali, tutto un rimescolio di ambienti, sottoboschi, reti, P4, P5, P6, P144, Vallettopoli 1 e Sanitopoli, Vallettopoli 2 e inchieste che «fanno tremare i vip», logge e loggette, «indagini a tappeto» che avrebbero potuto colpire al cuore il potere dei delitti e degli affari?

 

In sincerità, senza consultare Google, chi si ricorda dei reati contestati, delle condanne, delle archiviazioni, nelle inchieste in cui si volevano ascoltare come persone informate dei fatti, pontefici e capi di Stato, sottosegretari e aspiranti dive della tv, politici «occulti» e «terzi livelli» di un «sistema criminale»? Niente, nessuno ricorda niente.

 

Restano solo detriti, battute rubate al telefono, «i furbetti del quartierino», «la sguattera del Guatemala», o battute mai pronunciate («la Merkel culona inchiavabile») che sono diventate vere anche se sono leggende metropolitane immortalate dai media: a quale inchiesta appartenevano, quale scandalo avevano dissotterrato, forse il Mose? No. Expo? Nemmeno. Qualche G8? Neanche. Un po’ di Rimborsopoli? Forse, ma quale? L’opinione pubblica è diventata bulimica...

 

- prosegui la lettura su corriere.it


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna