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20/10/17 ore

Il magaspottone a Davide Casaleggio



Il battesimo televisivo di Davide Casaleggio non poteva che celebrasi nel canale per certi aspetti portabandiera del Movimento 5 Stelle. A Lilli Gruber l’onore di officiare, alla presenza di due "accondiscendenti" testimoni. Il “megaspottone”, che precede l’evento di sabato a Ivrea in memoria del padre fondatore del grillismo, è stato recensito da Mattia Feltri su ''La Stampa', con un commento che abbiamo scelto per la nostra Rassegna.

 


 

Preciso come un software in uno studio pacato. E Lilli Gruber: “Rischio megaspottone ai 5 Stelle”

di Mattia Feltri

 

Un piccolo, delizioso boccone di futuro: ecco che cosa è stato l’esordio in tv di Davide Casaleggio. In attesa che domani il raduno di Ivrea in ricordo del padre, Gianroberto, sia il sipario spalancato sul mondo di domani, sull’ineluttabile sorte progressiva dell’umanità, l’assaggio è stato a Otto e mezzo, su La7.

 

Finalmente Davide davanti a una telecamera, a offrirsi al mondo, a concedersi alle domande più antiche, a piegarsi alla curiosità di noi giornalisti, le nostre curiosità meschinelle, che lui accoglie con un sorrisetto laterale e appena accennato, di chi ha la bonomia e la pazienza di abbassarsi un pochino alla quotidianità di muffa. E così, pronti via: Lilli Gruber, la conduttrice, vuole sapere come si migliorerà la selezione della classe dirigente, e Davide domina lo scoramento: «Ma io volevo parlare di futuro». Eh sì, appunto. Voleva parlare di questo grande raduno, in cui ognuno indicherà l’avvenire secondo la sapienza delle sue mani, anche gli astronauti e gli speleologi. E noi qui coi bassifondi della cronaca?

 

Nemmeno sapevamo, e Davide ce lo ha detto, che non è più la Casaleggio Associati ma la piattaforma Rousseau, donata dalla Casaleggio al Movimento, a organizzare il Movimento medesimo. Non lo sapevamo e continua maledettamente a sfuggirci la differenza. E sarà che qui non si padroneggia il futuro, tutti presi da un complicato presente, ma ecco il futuro è proprio questo Davide coerente come una app, e questa trasmissione con qualche scivolamento balcanico-coreano, dove Gruber butta lì certe domande senza speranza di risposta, dove gli ospiti sono Gianluigi Nuzzi, giornalista di pluridecennale valore e che però si dichiara e si dimostra subito amico del compianto Gianroberto, e il sociologo Domenico De Masi, titolare di un lessico nobile, stile Fontamara, ma senza sottotitoli, e comunque uno che il Movimento lo apprezza, magari ne sarebbe pure un buon ministro, secondo desiderio poi ridimensionato.

 

Però, per non metterla giù troppo dura, il titolo al futuro lo trova subito Gruber, un titolo bello piatto e comprensibile: «Un megaspottone ai cinque stelle». Così dice Gruber, un rischio che avverte nei primi minuti, il sospetto ci aveva percorso tutti, ed è stato un rischio a cui non ci si è potuti opporre.

 

Si parlava, per esempio, della meraviglia della gente da casa che decide con clic, i candidati e le leggi, anche se poi come a Genova arriva il garante, Beppe Grillo, e cambia il candidato sindaco secondo il suo giudizio, o capriccio, se fossimo maliziosi. E che democrazia diretta è? Quella dell’eccezione a gusto dell’eccezionale capo (ricordate il vecchio Napoleon di George Orwell?)? Per il bene del Movimento, dice Davide. E al secondo tentativo di tirargli fuori qualcosa di palpabile, dice per proteggere il Movimento. E ancora, per difendere il Movimento.

 

Passa tutto liscio, tutto perfettamente tondo, un’interlocuzione da software, come Siri nell’iPad, ma nella declinazione del futuro, almeno quello dell’informazione televisiva. Anzi no, qualcosa ha da dire Nuzzi, e cioè che in fondo, a ben vedere, a essere sinceri, degli altri partiti nemmeno si conoscono i nomi dei garanti. Apperò! Un po’ - pare a noi - c’entrano le qualifiche eteree dei cinque stelle (che qualifica ha Davide? Mah), un po’ c’entra che i garanti altrove non sovvertono i risultati della democrazia, perlomeno non quelli della democrazia nell’accezione arcaica tuttora ostinatamente in uso. Lo show è andato avanti in questo stile di accondiscendente pacatezza, ci sarebbe stata benone una pacca sulla spalla...

 

- prosegui la lettura su lastampa.it

 

 


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