Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

27/11/22 ore

L’anoressia visuale


  • Giovanni Lauricella

L’anoressia visuale è una patologia che causerà il disorientamento di chiunque voglia immaginarsi un’opera artistica, nel senso che non ci riuscirà affatto. Una sorta di sindrome di Stendhal al contrario che caratterizzerà le generazioni future che non godranno più di tutte quelle foto che i vari dispositivi elettronici di comune uso consueto profondono a iosa. Si calcola, da parte di istituti  statistici, che gran parte della comunicazione è opera d’immagine, emoji in testa.

 

Non allarmatevi, l’anoressia visuale è un nome inventato dal sottoscritto: è una malattia che fortunatamente non esiste, ma che mi è venuta in mente fantasticando un ipotetico futuro, quando ho letto alcune notizie di ignari sventurati che hanno ricevuto la multa dalla SIAE perché hanno pubblicato foto di capolavori d’arte nel proprio sito.

 

Purtroppo non sono uno che s’intende di leggi e non saprò dare indicazioni in merito, ma alcuni articoli sull’argomento mi hanno veramente sorpreso perché in teoria siamo tutti in procinto di compiere illegalità. Insomma, la SIAE pretende soldi da tutti - e pure tanti - perché non si tratta di pochi spiccioli. Immaginate che cosa vuol dire tutto questo nel pieno dell’epoca digitale che attraversiamo, senza parlare di quello che potrebbe verificarsi sui social, Instagram senza immagini è nulla.

 

Se poi si considera che il mondo digitale ci ha strappato l’anima perché tutto quello che era la sfera umana e sentimentale delle relazioni è stato sostituito da uno schermo che con i selfie, persino diventato lo “specchio delle mie brame”, quello della perfida regina matrigna di Biancaneve, è facile capire cosa comporterà, cioè non potere più essere presenti virtualmente con un riferimento artistico di qualche opera d’arte di un museo.

 

Viceversa in passato mi sono occupato della frustrazione che i vari artisti viventi soffrono per il fatto di vedersi sfruttare le immagini delle proprie opere senza ottenere nessun compenso: fenomeno che fa riflettere sui tanti che magari fanno mostre senza vendere niente, mentre godono a stomaco vuoto perché la foto della propria opera è di gran successo.

 

Una piramide capovolta dove tutti ingrassano sull’arte: assessorati, enti, musei, galleristi, operatori culturali, case editrici ecc. con al vertice, in basso, l’opera dell’artista che non riceve nulla, che è la motivazione su cui si regge tutto il business. Questo è certo un bel problema che merita soluzione.

 

I Suprematisti russi non erano della SIAE, ma ci sono andati vicini, o forse si preparavano a facilitare l’uso dell’arte senza pagare tasse? Questo è un argomento molto delicato sul quale bisogna stare molto attenti a proporre leggi perché rischiano di bloccare tutto il mondo che ruota intorno all’arte.

 

A riguardo propongo la pubblicazione di quadro bianco su fondo bianco di Kazimir Malevic’ del 1918 e a-crome di Piero Manzoni allo scopo di rallegrare esteticamente questo articolo. Ornamento che potrete sbirciare là dove vedete bianco, anzi vi metto la dicitura sotto l’opera cosi per facilitare la fruizione.

 

 

 

 

 

 

 

quadro bianco su fondo bianco di Kazimir Malevic’, 1918

 

 

 

 

 

 

 

a-crome di Piero Manzoni, 1956

 

Buona visione!

 

 


Aggiungi commento