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11/12/17 ore

Bagnoli: occorrono fatti e non parole!



di Gerardo Mazziotti

(premio internazionale di giornalismo civile 2008, bagnolista)

 

Sono passati ventuno anni da quando abbiamo cominciato a esigere l’attuazione della legge n°582 del 18 novembre 1996 sul “ripristino immediato della morfologia naturale della costa di Coroglio”, con conseguente rimozione di tutto ciò che l’ha alterata nel corso degli anni. E a sollecitare la bonifica dei suoli e la demolizione dei capannoni dismessi. E a chiedere la creazione delle “precondizioni” per la  grande trasformazione urbana di Bagnoli.

 

Una battaglia lunga e defatigante che ha consumato le nostre energie e ha reso vacillanti le nostre certezze. In molti siamo invecchiati. E alcuni di noi (i migliori) non ci sono più. E si rivoltano nelle tombe.

 

Dopo ventuno anni di fiduciosa attesa è sceso a Napoli il 27 aprile scorso il ministro Claudio De Vincenti per fare un annuncio sensazionale all’assemblea degli industriali napoletani : “sarà presto costituita la ‘cabina di regìa’, necessaria  per coordinare gli interventi da fare a Bagnoli”

 

Un’altra presa in giro. L’ennesima. Perché serve solo a rinviare ulteriormente l’attuazione di una legge dello Stato e delle sue prescrizioni.

 

È appena il caso di ricordare, ancora una volta, che in soli dieci anni, dal 1930 al 1940, sono state realizzate in questa città due grandi trasformazioni urbane, che hanno cambiato in meglio la sua immagine e hanno migliorato la qualità della vita dei napoletani.

 

Il nuovo rione Sanità, al posto del fatiscente rione della Corsea, con la grande strada di collegamento del corso Umberto con via Roma e con i palazzi delle Poste, della Provincia, delle Finanze e dei Mutilati; i due ospedali collinari Principi di Piemonte (oggi Monaldi) e il 23Marco (oggi Cardardelli); la nuova stazione Marittima del Porto e la stazione ferroviaria di Mergellina ; la funicolare centrale ; la nuova sede del Banco di Napoli e della BNL a via Toledo ; il palazzo delle Assicurazioni al largo Carità; i nuovi insediamenti abitativi per  gli occupanti dei “bassi” ,eliminati dal panorama cittadino ; la Mostra Triennale delle Terre Italiane d’ Oltremare con un Teatro, un’Arena, una Piscina olimpionica, tre ristoranti e bar, 24 padiglioni espositivi, una parco verde di 25 ettari con viali, piazzali e fontane ( di mirabile bellezza la fontana dell’Esedra); la funivia Posillipo-Fuorigrotta e,infine, il Collegio “Costanzo Ciano” per tremila scugnizzi da assistere e trasformare in artigiani.

 

La realizzazione di queste opere fu affidata  affidandole a due professionisti di particolare valore, l’ing. Michele Castelli e l’avvocato  Vincenzo Tecchio.

 

E senza alcuna “cabina di regìa”.

 

Quella bizzarra struttura che il ministro DeVincenti considera necessaria, quasi non bastassero il commissario di governo e l’ente attuatore.

 

Ne ha parlato diffusamente ma non ha detto una sola parola sul completamento della bonifica dei suoli, sulla demolizione di tutti i capannoni, a cominciare dall’ex cementificio di Caltagirone e dai siti di una inesistente archeologia industriale, sulla rimozione della colmata e il contemporaneo disinquinamento dei fondali marini, sulla trasformazione dell’isolotto Nisida in un grande attrattore turistico (fattibile subito, indipendentemente dai problemi irrisolti di Bagnoli), sulla gestione delle opere realizzate dalla BagnoliFutura (la Porta del Parco, la clinica  delle tartarughe, il parco dello sport) prima che vadano in rovina per mancanza di manutenzione e sul ripristino della funivia via Manzoni-viale Kennedy.

 

E non ha detto una sola parola sulla re-industrializzazione eco-compatibile di Bagnoli, considerata necessaria da Cofferati, da Bocca, da Marotta, da Marzano, da Raimondi e da Silvestrini.

 

E cadono le braccia sentire il sindaco Luigi de Magistris che dice “Sono fiducioso”. Proprio lui che dal 2011, quando entrò a palazzo San Giacomo con la bandana in testa, non ha  fatto nulla di quanto gli competeva. Peggio. Ha gestito in modo scriteriato la BagnoliFutura prima col bassoliniano Riccardo Marone e poi con l’arancione Omero Ambrogi. E l’ha portata al fallimento.

 

E dopo cinque anni di errori e di inadempienze si dichiara “fiducioso”. Rebus sic stantibus saranno i nostri nipoti a vedere realizzata la grande trasformazione urbana di Bagnoli.

 

Forse.

 

 


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